Emergenza climatica, inizia lo sciopero della fame di Filippo: "Non è follia, vogliamo un confronto"

L'attivista 26enne ha deciso di indire uno sciopero della fame a oltranza davanti a Palazzo D'Accursio: "Ogni giorno da oggi per spingere sulle richieste ambientaliste fatte al comune di Bologna"

Filippo, che da oggi segue lo sciopero della fame

Uno sciopero della fame per l'emergenza climatica. Da oggi in Piazza Nettuno comincia la protesta silenziosa di Filippo, appoggiato dal gruppo di attivisti di Extinction Rebellion: ogni giorno dalle tre del pomeriggio alle dieci di sera starà di fronte a Palazzo d'Accursio per una «fase più radicale» dell'operazione di sensibilizzazione iniziata già mesi fa e conclusasi lo scorso 29 luglio con l’invio di una proposta di emergenza climatica ed ecologica al Consiglio Comunale e una veglia in Piazza Maggiore

«L’urgenza dettata dalle problematiche ambientali ci impone uno sforzo enorme e per questo servono azioni di impatto (come uno sciopero della fame) che tocchino l’animo dei cittadini e spingano i decisori politici all’azione: è così che chiediamo alle istituzioni che le nostre richieste vengano accolte» spiegano i ragazzi di Extinction Rebellion. 

Da oggi quindi ha inizio lo sciopero della fame di Filippo, attivista su Bologna: «In piazza del Nettuno, nel cuore del potere cittadino, al centro del crocevia sociale di una città da sempre attenta alle richieste politiche dal basso, ma che negli ultimi anni si è assopita all’ombra di una crescita economica appannaggio di pochi, che rischia di mettere a repentaglio la sua identità, di città plurale, inclusiva e progressista - spiegano da XR - Sebbene vengano propagandati provvedimenti “verdi”, le azioni concrete come la decisione di radere al suolo il bosco urbano, aumentare i prezzi del trasporto pubblico, senza potenziarlo, autorizzare opere con forte impatto in termini di inquinamento atmosferico, resistenza a pubblicare il bilancio di C02 per ogni settore produttivo sul suolo cittadino, indicano una chiara strada battuta dall’amministrazione: favorire il profitto ad ogni costo.  La stessa strada che ci ha portato all’attuale crisi ecologica in atto che noi, come semplici cittadini, vogliamo definitivamente smettere di percorrere. Lo sciopero della fame è una rappresentazione plastica di quello che tra pochissimi anni potrebbe accadere a tutti noi, se non agiamo in fretta: patire la fame. Anche se sembra un problema molto lontano, quello della scarsità di cibo, causata dalle mutate condizioni climatiche è una spada di Damocle che pende sulle teste di tutti noi e ce lo ha ricordato il report dell’Ipcc pubblicato ad inizio agosto.

Filippo quindi, dopo anni di studi d’agraria e sistemi naturali, si è scoperto impotente di fronte all’immobilismo politico nel gestire la crisi ecologica in atto. Da tempo gli agricoltori denunciano la diminuzione dei raccolti. Da tempo le associazioni ambientaliste denunciano la grave crisi in atto. Da tempo i cittadini si costituiscono in comitati per portare le proprie richieste, come quelle di Filippo, ai decisori politici. Da tanto, troppo tempo, queste richieste rimangono inascoltate. Per questo motivo da cittadino preoccupato per il futuro e da attivista, ha deciso di indire uno sciopero della fame ad oltranza. Ogni giorno, a partire da martedì 20, dalle 15 alle 22 il nostro attivista Filippo sarà sotto il Nettuno». 

L'intervista a Filippo, che da oggi smetterà di mangiare per portare avanti la sua battaglia: 

Chi è Filippo? «Ho 26 anni e sono laureato in Agraria. Tra un esame e l’altro, grazie al programma Woofing ho lavorato in giro per l’Europa nelle fattorie biologiche. Una delle esperienze che mi ha più segnato è stata uno SVE in Andalusia, dove ho contribuito ad un progetto di riforestazione del deserto. Il prossimo anno studierò una magistrale in sviluppo rurale in Belgio. È la mia prima esperienza da attivista, perché sono preoccupato dal futuro che ci attende, un po’ di più degli altri per il mio cursus studiorum».

Perché proprio uno sciopero della fame? «Lo sciopero della fame, a mio avviso, oltre ad essere un’azione radicale che può toccare il cuore delle persone è anche una rappresentazione di quello che nel futuro potrà accadere a tutti. Basta guardare l’ultimo Report dell’Ipcc pubblicato ad inizio agosto. Sono consapevole che possa essere folle fare uno sciopero della fame in agosto, ma è follia anche continuare ad emettere co2 nonostante i ripetuti allarmi».

Quali nello specifico le richieste alle istituzioni bolognesi e quali le questioni aperte della città per le quali vi battete? «Vorrei chiarire una cosa. Io ed Extinction Rebellion non abbiamo un atteggiamento di ostilità verso le istituzioni cittadine. Chiediamo solo più radicalità nelle azioni. Per esempio sappiamo del Bilancio Arboreo del comune, ma non sappiamo qual è l’entità equivalente delle emissioni di co2 di tutte le attività presenti sul suolo cittadino. C’è uno strumento che si chiama catalogo INEMAR, che stima i livelli di co2 per ogni attività che è fermo al 2015. Noi chiediamo di aggiornalo e di renderlo pubblico. Se non sappiamo quanta c02 emettiamo, come possiamo sapere quanti alberi piantare per ridurre a zero? E potrei andare avanti. Credo in una strategia integrata che contempli diverse azioni, da discutere insieme ai decisori politici in modo tale che il costo della transizione ecologica non ricada sui più deboli. Noi chiediamo al Comune di prendere in considerazione la nostra proposta di emergenza climatica che è un impegno e non solo una misura simbolica. Per questo alle istituzioni chiediamo un confronto aperto».

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