Scomparsa Carabellò: 'Falsificò testamento', la Procura chiede la condanna

L'avvocato della famiglia è ottimista: "Questa svolta sono certa che cambierà le carte in tavola e presto arriveremo alla fine abbattendo il muro di omertà»

Una giornata importante per la famiglia di Biagio Carabellò, per le amiche di Elisabetta Filippini e per i legali della famiglia dell'uomo scomparso ormai quasi tre anni fa dalla Bolognina: commozione in aula quando il PM Stefano Orsi ha chiesto per l'imputata Simona Volpe una condanna di due anni e due mesi per falsificazione soppressione di testamento.

«Tanti occhi lucidi oggi in aula quando abbiamo ripercorso questi tre anni senza Biagio - ha detto dopo l'udienza l'avvocato della famiglia Carabellò Barbara Iannuccelli - e anche per me è stata una grossa emozione rivivere un'indagine che mi ha coinvolto tantissimo. Sono ottimista e so che a questo punto la prova decisiva è dietro l'angolo. Questa svolta sono certa che cambierà le carte in tavola e presto arriveremo alla fine». 

Perchè pensa che questa condanna possa dare una svolta? 

«Carabellò è scoparso di giorno da un luogo popolato, da un complesso di case popolari piene di gente e non da una casa isolata di campagna. Una vita passata a raccontare fatti propri al bar e improvvisamente nessuno sa più nulla, omertà. Le persone probabilmente sapendo che ad essere coinvolte sono persone anche pericolose, hanno avuto paura a parlare. Adesso questo velo omertoso potrebbe calare». 

L'imputata era amica della fidanzata di Biagio Elisabetta Filippini, scomparsa per una malattia nel 2010. La Volpe era stata vicina alla 'Betta' negli ultimi giorni della sua malattia, fino alla sua morte. La donna era stata accusata di uso di atto falso, di distruzione e occultamento di testamento olografo. 

La consulenza grafologica sul testamento di Elisabetta Filippini era stata disposta dal Pm Stefano Orsi, titolare del fascicolo coordinato anche dal Procuratore Giuseppe Amato. Il primo provvedimento nei confronti di Simona Volpe fu il sequestro preventivo dei beni: la donna avrebbe falsificato il testamento di Elisabetta Filippini, fidanzata dello scomparso Biagio Carabellò, per poi riceverne il cospicuo patrimonio in eredità.

IL GIALLO DEI DUE TESTAMENTI. Fra il giugno e il luglio del 2009 Elisabetta Filippini, malata di cancro da tempo, scrive il testamento che è stato trovato a casa di Biagio Carabellò e di cui una copia è conservata nelle stanze dei Salesiani, visto che la donna voleva destinare parte dei suoi beni a una missione in Africa. Un anno dopo, il 30 giugno del 2010, 'Betta' muore. Nel dicembre 2012 la donna che le era stata vicina negli ultimi giorni della sua vita presenta un nuovo testamento nel quale è citata come destinataria dell'eredità. Alla stessa donna, nel dicembre 2010 (quindi pochi mesi dopo il decesso, in uno dei momenti più duri della sua vita) Biagio consegna il 'primo' testamento allegato a una lettera nella quale le chiede di bruciarlo. Poco dopo Biagio tenterà il suicidio. Lo scorso novembre infine la scomparsa di Biagio. 

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