"No alla didattica a distanza, scuole aperte a settembre": il 23 maggio manifestazione in Piazza Maggiore

Dai cartelli affissi in 24 scuole bolognesi alla protesta "statica", ad accessi limitati e con l'obbligo di mascherina il 23 maggio sul crescentone

Foto rete Bessa Bologna

Dall'Istituto Aldini Valeriani al Leonardo Da Vinci, e poi il Liceo Sabin, il Fermi, le Scuole Primarie Carducci, Federzoni, Gualandi, Garibaldi, Toti e Secondaria Casini di Savigno, ma altre ancora, 24 in totale, sono state coinvolte nella campagna “Per la riconquista della scuola, dell’universo e tutto quanto”, lanciata da Priorità alla scuola, Cinnica e rete Bessa di Bologna che aderiscono alla manifestazione nazionale di sabato 23 maggio per chiedere la ripertura delle scuole a settembre. 

A Bologna docenti, educatori, genitori e personale Ata si incontreranno in Piazza Maggiore alle 15.30 per una protesta "statica" sul Crescentone ad accessi limitati e con l'obbligo di mascherina. "È necessario tenere buone pratiche di comportamento. Tali pratiche potranno aiutare tutti a esercitare il proprio di diritto a manifestare senza timori. È necessario responsabilmente avere cura della salute di chi partecipa all’iniziativa pubblica aspettando la cura", fanno sapere i comitati.

Per chi invece non sarà in piazza, l'invito è di partecipare lasciando un messaggio o un oggetto significativo davanti alle scuole nei diversi quartieri.

"ll 22 febbraio le scuole e servizi scolastici, dai nidi alle scuole superiori, hanno dovuto chiudere le porte in Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, il 5 marzo nel resto d’Italia. Da allora student*, insegnanti e famiglie si sono ritrovati a gestire la didattica a distanza nel silenzio più assoluto del ministro Azzolina e del resto del Governo. Nessuna idea su come intervenire nelle scuole mentre erano chiuse, nessuna proposta su come riaprirle a maggio, a oggi ancora nessun piano concreto su come ricominciare l’anno scolastico a settembre con più insegnanti e personale e la possibilità di pensionamenti per lavoratori e lavoratrici in età a rischio", si legge nella nota. 

No quindi a sperimentazioni e turni, sì anche alla riapertura dei nidi, a classi con meno studenti e in sicurezza. 

Per i comitati, la didattica a distanza è la didattica dell’emergenza e quindi "Il ministero deve fin da ora operare per rendere agibili le strutture esistenti e per costruirne di nuove, temporanee, sostenibili, per accogliere tutti i soggetti che fanno la scuola".

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