Allarme malattie sessuali a Bologna: aumentano del 25 per cento all'anno

Di sifilide, clamidia e gonorrea ogni anno si contano tra i 100 e i 300 nuovi casi. I picchi si registrano tra i ragazzi tra i 18 e i 25 anni e negli uomini dai 50 anni in poi

Dai primi anni 2000 a oggi a Bologna si è registrata una vera e propria impennata delle infezioni sessualmente trasmissibili. Per malattie come sifilide, clamidia e gonorrea ogni anno si contano tra i 100 e i 300 nuovi casi, con un aumento rispetto a 15 anni fa anche del 400% (per la sifilide, ad esempio).

I dati sono emersi questa mattina nel corso della commissione Sanità del Comune di Bologna. A fornire i numeri è Antonietta D'Antuono, responsabile del centro malattie sessualmente trasmissibili del dipartimento di dermatologia del Policlinico Sant'Orsola. Al centro si rivolgono circa 3.500 persone ogni anno come primo accesso. "La sifilide- riferisce D'Antuono- dai primi anni 2000 a oggi è aumentata del 400%" e oggi si attesta tra i 100 e i 120 nuovi casi all'anno.

"Per la maggior parte si tratta di uomini- spiega la responsabile del centro- con una maggiore incidenza tra gli omosessuali". Allo stesso modo sono aumentate anche altre malattie veneree: si parla di circa 300 casi all'anno di clamidia, per lo più donne, e di 170 casi di gonorrea. I picchi si registrano tra i ragazzi tra i 18 e i 25 anni e negli uomini dai 50 anni in poi. Per questo, suggerisce D'Antuono, "la prevenzione dovrebbe uscire dalle scuole e dagli ospedali" e raggiungere fasce di popolazioni diverse che rimangono scoperte. "Bisogna stare attenti a tutte le sfaccettature", avverte.

L'aumento delle diagnosi per malattie veneree, spiega ancora D'Antuono, da un lato è dovuto al fatto che "ci sono più persone che si fanno visitare. E questo è positivo". Ma c'è naturalmente anche il lato negativo, ovvero che "c'è scarsa informazione su queste malattie e poca paura delle infezioni. Non se ne sente parlare". Il che è legato anche un calo di attenzione verso il rischio Hiv, sostiene D'Antuono.

"Oggi che per fortuna ci sono terapie che funzionano- afferma- se ne parla meno e quindi ci si preoccupa di meno". Tra gli utenti del centro, aggiunge la responsabile, "il 50% dichiara di non usare alcun tipo di contraccettivi e solo l'8% dice di utilizzare sempre il preservativo". Il problema è che "anche dei profilattici si parla poco e in pochi lo usano. Molti non considerano a rischio i rapporti orali e anali, perché c'è l'abitudine a pensare che il rischio sia legato a una gravidanza indesiderata". Inoltre, solo il 70% di chi ha una diagnosi di malattia venerea accetta di fare anche il test Hiv. "E' una percentuale molto bassa", segnala D'Antuono. (San/ Dire)

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