A Bologna con la promessa di un lavoro, ma finisce in strada: tre arresti

Ha 15 anni quando arriva a Bologna per fare la collaboratrice domestica, ma finisce col fare la prostituta a Lavino. Infine si ribella e fa arrestare i suoi sfruttatori

Prostituzione minorile, reclutamento, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento immigrazione clandestina, aggravati e in concorso. Questi i reati contestati a tre cittadini nigeriani, due sorelle di 34 e 22 anni, O.M. e O.M., e un uomo di 38, A.F., mentre risulta solo indagato un altro cittadino nigeriano, fidanzato della 34enne. 

L'operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Bologna, coordinata dal pm Luca Orsi ed è partita a maggio del 2017, quanto tramite una onlus bolognese, una ragazza nigeriana, oggi 19enne, ha presentato denuncia alla Polizia di Bologna. "Un racconto dettagliato dei viaggi e delle promesse di lavoro in Italia - ha detto ai cronisti il capo della Squadra Mobile Luca Armeni che ha sottolineato anche che la - collaborazione tra associazioni di volontariato e istituzioni a Bologna funziona".

DALLA NIGERIA A BOLOGNA PASSANDO PER LA LIBIA. Nel luglio del 2015, quando la vittima aveva solo 16 anni, un'amica di famiglia le prospetta di trasferirsi in Italia per lavoro. Tutta l'organizzazione è in mano al 38enne, arrestato ieri in Calabria, che, al costo di 35mila euro, avrebbe pensato a tutto. Così la ragazza parte, cambiando di volta in volta accompagnatore e intervallando percorsi in motorino e in pullman, fino a raggiungere Tripoli. Lì i "transitanti" vengono solitamente divisi in tre gruppi: chi ha già pagato, chi ha i soldi con sé e paga al momento e chi pagherà con il proprio lavoro, una volta arrivato a destinazione, come nel caso della 16enne che viene trattenuta in una cosiddetta "connection house", una sorta di capannone con centinaia di persone, materassi a terra e senza servizi igienici, sotto la sorveglianza di uomini libici. 

Quindi la traversata in gommone, una trentina di persone, soprattutto donne e bambini, fino alla Sicilia, la giovane si ritrova da sola con in mano solo un numero di telefono da contattare e una raccomandazione: "Devi dire che sei maggiorenne". Chiede aiuto a qualche connazionale in loco, sale su una nave, poi su un pullman alla volta di Napoli, dove viene messa su un treno per Bologna.

LE MADAME E LA STRADA. Quel numero di telefono serviva per contattare una delle madame, la 38enne nigeriana, che le prospetta un lavoro come collaboratrice domestica e la "sistema" in un appartamento a Castelfranco Emilia, dove vivono altre due connazionali molto giovani e una famiglia con bambini, ed è allora che le viene prospettato quello che sarà il suo futuro: prostituirsi tutti i giorni dalle 9.30 alle 18 a Lavino di Mezzo, frazione di Anzola Emilia, consegnare il denaro alla madame per ripagare il debito, chiedere 30 euro a prestazione (ma vanno bene anche 20). Quando le viene chiesto di lavorare anche di sera, lei si rifiuta e, come di consueto, partono le minacce alla famiglia e del rito di magia nera "juju", utilizzato per assoggettarla. 

Quando la 38enne fa un viaggio in Austria, è la sorella a gestire le ragazze che vengono spostate in un'abitazione di Carpi: la vittima ha annotato esattamente quanto ha restituito fino a quel momento, 29mila euro in un anno, circa 190 euro al giorno, per sè non ha tenuto nulla e non vuole più fare la vita, così riesce a fuggire e chiede aiuto a quei volontari che contattano le ragazze in strada con lo scopo di farle uscire dalla stratta. L'associazione ha avvisato la Polizia che ha dato il via alle indagini e ieri ha arrestato i tre nigeriani e li indaga, insieme al fidanzato della 34enne, per tratta di essere umani. 

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