Allarme siccità: "I bacini di Reno e Savena come se fosse luglio"

Bacini quasi in secca. I Consorzi: "Abbiamo un sistema pensato per altre condizioni climatiche, più mediterranee. Adesso è diverso, a causa del cambiamento climatico"

Nei primi giorni di primavera, il livello dell'acqua del bacino del Reno è lo stesso che di norma si registra in piena estate, ossia quasi in secca. A lanciare l'allarme è Fabio Marchi, segretario dei Consorzi dei Canali Reno e Savena di Bologna, questa mattina nella sede dell'Opificio delle acque in via della Grada, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, alla presentazione della nuova app 'IdroMobile', il portale, realizzato dalla startup Agromet, aggiornato con rilevazioni ogni mezz'ora su idrometri e pluviometri di Arpae, che e serve per conoscere in tempo reale lo stato delle acque sul territorio bolognese.

Le rilevazioni lungo il Reno e il Savena rivelano che in molti punti i corsi d'acqua sono in secca e che, in generale, per la maggior parte il livello è sotto la media del periodo. "Oggi, 22 marzo, abbiamo le stesse condizioni che avremmo a luglio- afferma Marchi- non va bene". La piena del Reno a febbraio, continua il rappresentante del Consorzio, "non è stato un evento eccezionale, e' stata una piena con un ritorno decennale. E' solo salita molto velocemente, per lo scioglimento della neve. Ma se andiamo in crisi in queste condizioni, vuol dire che non siamo messi bene".

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"La coperta è sempre più corta"

Del resto, segnala Marchi, "abbiamo un sistema pensato per altre condizioni climatiche, più mediterranee, come in passato. Adesso è diverso, a causa del cambiamento climatico. In più abbiamo un'agricoltura e una società sempre più esigenti dal punto di vista dell'acqua. Quindi la coperta è sempre più corta". 

"Se non preleviamo l'acqua dai canali, la prendiamo dal profondo- sottolinea ancora Marchi- e il terreno si abbassa di tre-quattro centimetri all'anno, con costi enormi".

In pratica "stiamo stressando un sistema realizzato all'inizio del secondo millennio. Ma siamo nel terzo e non si può più rimandare, bisogna avere uno sguardo lungo". Anche per questo, il Consorzio ha presentato all'Autorità di bacino del Po, un progetto per realizzare "lungo l'asta del Reno cinque o sei invasi recuperando cave abbandonate". Un progetto da circa sette milioni di euro, da realizzare in tre o cinque anni, a cui però manca ancora l'ok definitivo della Regione Emilia-Romagna.

In estate il Consorzio darà il via ai lavori di ripristino alla Chiusa di Casalecchio, danneggiata dalla piena del Reno del 2 febbraio scorso, con un costo di circa 350.000 euro. "Sono saltate le lastre del rivestimento- spiega Marchi- un'altra ondata di piena potrebbe causare danni per milioni. Bisogna intervenire prima dell'inverno". E sempre in estate, il Consorzio sistemerà anche il canale che alimenta il laghetto ai Giardini Margherita. (dire)

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