Arrestato per stalking: si suicida nel carcere della Dozza

Lunedì il suo arresto, dopo l'ennesimo episodio di molestie e minacce ai danni di una 31enne

Era stato arrestato per stalking e oggi si è ucciso nel carcere della Dozza, dove era detenuto. Lunedì, dopo l'ennesimo episodio di molestie e minacce ai danni di una ex-prostituta 31enne sua connazionale, il giovane, rumeno 28enne, era stato nuovamente fermato dalla polizia. Questa mattina l'arresto era stato convalidato e al rientro dal Tribunale era stato visitato dal presidio psicologico, ma poi l'ha fatta finita, impiccandosi nel bagno della cella. 

Da tempo siamo impegnati in una campagna di informazione che affidiamo alla forza delle immagini per documentare lo stato delle nostre prigioni e le infamanti condizioni di lavoro della polizia penitenziaria - ha scritto in una nota Domenico Malduzzi, coordinatore provinciale del sindacato di polizia penitenziaria UILPA -  nonostante questo da parte del Governo continua la propaganda che vuole risolti i problemi che portarono la CEDU a condannare l’Italia, mentre la realtà e che in carcere si muore ancora senza contare le aggressioni al Personale di Polizia Penitenziaria ultimamente in netto aumento. Alla Dozza di Bologna – conclude Maldarizzi -  negli ultimi mesi la popolazione detenuta è in crescita, alla data odierna sono reclusi 760 detenuti ed il personale di Polizia Penitenziaria è sempre meno”.

ARRESTO. La vittima, che aveva scelto di lasciare cessare l'attività di prostituzione, aveva interrotto ogni rapporto con l'uomo, suo ex cliente, la evidentemente il 28enne non si era rassegnato al distacco. A nulla erano valse le continue denunce di lei, il divieto di avvicinarla imposto dal Tribunale, 8 mesi di carcere. Una volta uscito, il 28enne è tornato a minacciarla: ieri l'ultimo 'agguato', finito con un nuovo arresto: lunedì mentre si trovava in un bar in via Marco Emilio Lepido, ha incrociato il 28enne. Lo stalker le avrebbe intimato di uscire dal locale, minacciando: "Ti aspetto fuori e non mi importa se chiami la Polizia'. Così facendo era uscito, attendendo fuori la sventurata che, spaventata, si era rifugiata nel bagno allertando il 113. Doveva rispondere dell'accusa di atti persecutori.

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