Disabile e licenziata: "A 42 anni pago l'affitto grazie all'elemosina"

Nata da una buona famiglia, colta e preparata, ma affetta da tetraparesi spastica Samantha racconta la sua storia: "Vorrei un lavoro per poter riavere i miei figli"

Una donna in ordine, ben vestita, con modi gentili ed educati che ferma i passanti su via Indipendenza, a pochi passi da San Pietro: sembrerebbe chiedere un'informazione, forse un'indicazione stradale e invece chiede aiuto, fa l'elemosina. Si chiama Samantha e il suo cognome è "bolognesissimo" come dice lei; la sua storia rientra fra le molte vicende (alcune le abbiamo già raccontate, come quella di Rosa, che ha ricevuto aiuto grazie ai social) legate alla crisi economica, alla perdita del proprio posto di lavoro e all'effetto domino che poco a poco arriva a portarti via anche la famiglia. 

"A 42 anni ho messo da parte la mia dignità e tiro avanti chiedendo soldi ai passanti - Samantha è felice di poter rendere pubblica la sua storia perchè spera che qualcuno possa offrirle un lavoro - e pensare che la mia è una famiglia benestante, che mio padre ha persino un'azienda. Chi lo avrebbe immaginato che sarei finita così?". Usando un linguaggio forbito che svela la sua cultura e i suoi 14 esami sostenuti quando era iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza, questa donna affetta dalla nascita da una tetraparesi spastica, parte proprio dal suo handicap per mettere in fila tutte le 'disavventure' degli ultimi quattro anni, anni che ha vissuto per strada. 

"Forse a casa sono stata un po' ribelle, sempre convinta e decisa (avrei voluto fare il Dams e mi hanno imposto Legge) ma la mia famiglia mi ha voltato le spalle già quando ero ragazza. La mia sensazione era che i miei genitori volessero tenere nascosto il mio handicap ed è finita che quando ho trovato il primo lavoro sono uscita di casa. Mi ero appassionata anche di teatro e facevo parte del progetto 'Il baule dei suoni'. Ho aperto un mutuo e comprato una casa. Ho conosciuto un uomo che poi è diventato mio marito e abbiamo avuto due bambini, che adesso hanno 11 e 9 anni". 

Come è rimasta senza lavoro? Che tipo di contratto aveva e che lavoro svolgeva? 

"Dopo alcune esperienze lavorative anche nella scuola (sono diplomata alle Magistrali) ho trovato un posto impiegatizio presso la sede bolognese di una grande compagnia telefonica. Sono stata lì 9 anni e mi piaceva quel lavoro. Poi però non mi è stato rinnovato il contratto. Ho chiamato in aiuto i sindacati, che mi hanno aiutata a farmi riassumere, ma poi il mobbing ha fatto il resto e ho dovuto mollare". 

La perdita del lavoro cosa ha comportato? Quali le dinamiche familiari e la gestionde del menage familiare?

"A casa mia ero l'unica a lavorare. Per volontà di mio marito avevo venduto la casa di Bologna e ho acquistato un appartamento più grande verso la zona di Ferrara. Non entro nei dettagli, ma mio marito e i suoi parenti, che ha dichiarato di essere nulla tenenti ora vivono lì, mentre io sono fuori. Ho avuto problemi di salute, tutta una catena di cose spiacevoli, compresa un'operazione non andata bene. I miei bambini sono stati affidati ai miei genitori e ora li vedo solo in occasione di pochi incontri protetti"

E' per poter vedere più i suoi figli che cerca disperatamente un lavoro?

"Sì. Per poterli riavere mi basterebbe un lavoro con una busta paga fissa di 500 euro al mese. E' ciò che chiede il giudice". 

E che tipo di lavoro cerca?

"Un lavoro sedentario, visto il mio handicap. Anche un banale inserimento dati. Credo di essere brava anche nel contatto con il pubblico. Qualche promessa l'avevo anche avuta (persone che conoscendomi per strada avevano voluto aiutarmi), ma per un motivo o per l'altro alla fine non sono andati in porto". 

Samantha, vuole fare un appello?

"Chiedo un lavoro, semplicemente un lavoro che io possa fare. E vorrei oggi, cosa che non ho mai voluto, l'aiuto dei servizi sociali". 

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