Rifiuti tossici nell'asfalto, i sindaci: 'Inaccettabile'

San Lazzaro e Ozzano tirano in ballo Hera

La maxi inchiesta ‘Strade al veleno’ della Dda di Venezia, che dal Veneto si è estesa prima alla Lombardia e a macchia d’olio anche all' Emilia Romagna, ha generato un terremoto nei Comuni della cintura bolognese. Budrio, Calderara di Reno, Casalecchio di Reno, Castel San Pietro, Castello d’Argile, Crespellano, Crevalcore, Galliera, Granarolo, Imola, Loiano, Molinella, Monghidoro, Monteveglio, Ozzano, Pieve di Cento, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi e Zola Predosa sono i Comuni individuati dai carabinieri forestali “parte lesa” in questa vicenda, e completamente all’oscuro di tutto.

L'inchiesta

Un passo indietro. Per gli inquirenti, presunte sostanze nocive, come nichel, cromo, cloruro e piombo sarebbero state riscontrate in quantità superiore alla norma nel conglomerato ecologico utilizzato per fare o riparare piazze e strade. Rifiuti inquinanti, costituiti da ceneri pesanti e scorie varie, misti a scarti dell'edilizia e delle demolizioni che sarebbero stati utilizzati per la costruzione di strade interpoderali dal 2014 al 2016 in circa un centinaio di Comuni, sparsi tra Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Il pubblico ministero veneziano Giovanni Zorzi ha chiesto il rinvio a giudizio per tre imprenditori veronesi, ora indagati per traffico e gestione illegale di rifiuti usati, e il 20 marzo si terrà l’udienza preliminare a Venezia, nella quale potranno costituirsi parte civile la Regione Emilia-Romagna, che ha già incaricato l’avvocato Mariano Rossetti, e i Comuni che lo vorranno.

Le reazioni

La maggior parte dei sindaci ha ricevuto nei giorni scorsi la documentazioone relativa all'inchiesta, e forte la presa di posizione. Il sindaco di Budrio Maurizio Mazzanti spiega: "Eravamo all'oscuro di tutto e appresa la notizia stiamo valutando insieme ad altri colleghi dei territori interessati se fare un'operazione congiunta. Ma sicuramente ci muoveremo valutando il tutto. Quanto accaduto è un fatto grave, fa capire come negli anni scorsi si sia pensato poco alla salute, è un delitto contro il patrimonio, una cosa inaudita". Non da meno il vicesindaco di Loiano, Alberto Rocca: "Abbiamo ricevuto la comunicazione e siamo d'accordo nel costituirci parte civile. Stiamo attendendo di avere ulteriori informazioni per capire se, come e dove sia stato utlizzato questo materiale. E' una cosa gravissima, non ci si può fidare più di nulla. Una situazione scandalosa. Nonostante la burocrazia e nonostante i controlli è accaduto tuto questo". Così il primo cittadino di Molinella Dario Mantovani: "La notizia l'abbiamo appresa oggi dalla stampa e nei prossimi giorni valuteremo se costituirci parte civile. Stiamo ancora cercando di capire il quadro della situazione e in che misura è stato coinvolto il nostro territorio". Il sindaco di Crevalcore, Claudio Broglia: "Stiamo eseguendo tutti gli accertamenti del caso, e dai primi riscontri sembra che questo materiale sia stato utlizzato da un privato e in un'area privata, ma stiamo ancora facendo tutti gli accertamenti del caso. In base ai riscontri decideremo immediatamente come agire per tutelare al meglio il nostro territorio".

La dura posizione

Il sindaco di San Lazzaro e Ozzano, Isabella Conti e Luca Lelli invece, hanno fatto una nota congiunta puntando il dito contro Hera. "In  merito agli articoli apparsi sulla stampa sulla presunta presenza di sostanze inquinanti in un conglomerato ecologico “Concrete green” utilizzato come riempitivo tra le condutture e l’asfalto su strade di vari Comuni tra cui San Lazzaro e Ozzano, le due Amministrazioni specificano che I Comuni di San Lazzaro e Ozzano non hanno mai utilizzato questo materiale - si legge -  Da approfondimenti fatti insieme al corpo Forestale dei Carabinieri di Rovigo, è emerso che ditte private che lavoravano per conto di Hera nella sistemazione delle condutture di gas e fognature, in due casi nel territorio di San Lazzaro e in un caso sul territorio di Ozzano hanno utilizzato questo materiale, nel 2014, acquistandolo a loro volta dalla ditta fornitrice oggetto di indagine. Pertanto, in seguito ai nuovi sviluppi nell’indagine, i Comuni di San Lazzaro e Ozzano si costituiranno parte civile nel procedimento in corso, intimando ad Hera di provvedere alla bonifica certificata dagli enti preposti dei siti coinvolti qualora dovesse essere effettivamente accertata la presenza di sostanze inquinanti in quantità superiori ai limiti di legge.

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