Strage Salvemini: «Uno strazio vedere quei corpi, poi riconoscere quello di mia figlia»

Oggi il 28°anniversario di una delle pagine più tristi della storia di Casalecchio. Il racconto di Vittorio, padre di una delle vittime

6 dicembre 1990. Una data che non è possibile dimenticare perchè quel giorno dodici studenti di soli quindici anni hanno perso la vita nella strage del Salvemini, l'istituto tecnico di Casalecchio Reno sul quale è precipitato un aereo militare, schiantatosi sul primo dei due piani dell'edificio. Ogni anno vengono ricordati Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, Elisabetta, Elena, Carmen, Alessandra. 

Cosa ricorda di quel maledetto giorno? «Tanto, tutto - la risposta di Vittorio Gennari, padre di Alessandra, una delle giovani vittime che ha perso la vita nella strage di Casalecchio - come non fossero passati 28 lunghi anni da quella mattina che ha segnato e cambiato le nostre vite per sempre. La mia, quella di mia moglie, quella della sorellina di Alessandra». 

«Erano le 10.30 quando una collega mi ha portato in cima all'edificio nel quale lavoravo per vedere un aereo che sembrava essere precipitato sulle colline. Non si vedeva quasi nulla. Un'ora dopo sono stato chiamato in portineria, dove al telefono mia moglie mi allertava sull'incidente e sulla possibilità che la nostra figlia 15enne fosse stata coinvolta. La corsa a scuola, le Forze dell'Ordine che mi bloccano, le prime avvisaglie di un qualcosa di grave e poi l'attesa. Tanti "non sappiamo" sia sul luogo dello schianto che all'ospedale Maggiore, dove su un visore ho letto la parola "dispersa" sotto il nome di mia figlia e per la prima volta ho avuto paura. Una parola che mi ha disorientato. Mi hanno mandato a Medicina Legale in via Irnerio: a quel punto quella brutta sensazione è diventata sempre più forte, angosciante». 

A Vittorio Gennari, arrivato a medicina Legale, è stato chiesto come fosse vestita la figlia Alessandra, che accessori indossava quella mattina, mentre una roulotte dell'Asl con a bordo degli psicologi costituiva un altro elemento preoccupante, agghiacciante: «Ho pensato che quel giorno era toccato a noi - continua Gennari - Uno strazio vedere una sfilza di corpi bruciacchiati e arrivare a quello che ho dovuto riconoscere: quei pantaloni, quegli orecchini, quella camicia di Luisa Spagnoli appartenevano a mia figlia Alessandra. Da quel momento ciò che prima non importava è diventato importante e ciò che ritenevamo importante ha perso di significato». 

Oltre al dolore il lungo calvario del processo. Come lo avete vissuto voi familiari delle vittime? «La sensazione era che fosse colpa dei nostri figli il fatto di trovarsi a scuola in quel momento fatale. Lo Stato ha difeso chi aveva provocato la tragedia e noi genitori abbiamo pagato i nostri avvocati per poi vedere annullata la condanna a trenta mesi data al pilota nella prima sentenza. Una serie di errori eclatanti secondo noi». 

La pensa allo stesso modo anche Roberto Alutto, padre di Deborah Alutto e presidente dell'Associazione Familiari Vittime del Salvemini 6 dicembre 1990: «Terrei a dire una cosa soltanto: oggi come allora, una delle prime cose alle quali ho pensato e per le quali l'esperienza mi ha dato ragione è stata la mancanza di responsabilità in chi deve decidere e un meccanismo di scarica barile continuo. Quello che possiamo fare e che facciamo con la nostra associazione è aiutare chiunque si senta vittima di qualcosa».

Anche il sindaco di Casalecchio di Reno Massimo Bosso ha riservato delle parole speciale in occasione di questa ricorrenza: “Siamo al 28° anniversario della Strage del Salvemini, ma il ricordo è ancora vivo e forte nella memoria e nel cuore della nostra città. Nel tempo, grazie all'azione congiunta dei familiari delle vittime, della scuola e dell'amministrazione comunale, si è avuta la capacità collettiva di trasformare il dolore per le giovani 12 vittime in un forte impegno civico e sociale. Da quell’impegno è nata innanzitutto la Casa della Solidarietà, luogo-simbolo del grande mondo del volontariato casalecchiese, che ospita l'Associazione dei familiari, la Pubblica Assistenza e decine di altre associazioni. Il Centro per le vittime opera dal 2005 a tutela dei cittadini e delle vittime di reati e calamità per tutta l'Unione dei Comuni Valli Reno Lavino Samoggia. Sono numerosi i progetti di solidarietà nati e guidati dalle associazioni protagoniste della Casa della Solidarietà, da ultimo è importante sottolineare il ruolo svolto per la creazione dell'Emporio solidale Il Sole inaugurato nel mese di novembre. Rileviamo tuttavia come, al di là del percorso costruttivo fatto dalla nostra comunità, resti del tutto irrisolto ancora oggi il problema della sicurezza dei voli civili e militari sui centri abitati, così come resta l'amarezza che quella tragedia si sia conclusa dal punto di vista processuale senza l'individuazione di responsabilità”.

6 dicembre 1990: "Una giornata fredda, ma serena"

E' una giornata fredda, ma serena. Tutto appare normale a Casalecchio: il traffico, i negozi affollati, l'attività di tutti i giorni fuori e dentro la scuola. Nella succursale dell'Istituto Salvemini sta per suonare l'intervallo; la 2a A periti aziendali si avvia a concludere la lezione di tedesco quando...Quando improvvisamente la normalità non esiste più. In un attimo si consuma la più grande strage di adolescenti in tempo di pace. Un aereo militare, un MB 326, pilotato dal sottotenente (oggi tenente) Bruno Viviani del III° Stormo - 603° Squadrone, centra in pieno il primo dei due piani del Salvemini provocando una voragine di diversi metri di diametro. L'Istituto è frequentato da circa 200 ragazzi dai 14 ai 18 anni. Cento di loro più i professori rimangono bloccati dalle fiamme al piano più alto e liberati dai Vigili del Fuoco e dai soccorsi arrivati subito, circa sette minuti dopo lo schianto.

Della 2A sono sopravvissuti solamente 4 ragazzi, Federica Tacconi, Milena Gabusi, Federica Regazzi e Daniele Berti. Solitamente stavano nei banchi in fondo, accanto a Alessandra V. e a Dario, ma quella mattina entrarono in ritardo e la prof li fece sedere nei primi banchi. Quella terribile esperienza li ha uniti in modo particolare e sono legati da una profonda amicizia. Ma per loro e per tutti gli altri ragazzi dell'Istituto Salvemini, il 6 dicembre 1990 ha segnato un precoce abbandono dell'adolescenza con tutte le disillusioni che il brusco passaggio all'età adulta comporta.

Il 10 dicembre i funerali. Una folla immensa accompagna i ragazzi della 2a A nel loro viaggio. Gli studenti del Salvemini leggono un messaggio: "... Non vogliamo fare richieste ma solo domandarci come è possibile trasformare il dolore autentico di molti di fronte alla durezza di queste morti, in attività quotidiana tesa al rispetto della vita... Noi oggi ci sentiamo comunità, quella comunità che non sempre avvertiamo di essere. E questo ciò che vogliamo raccogliere da questa esperienza tremenda...".

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