Suicidio a Ponte Ronca, l'ultimo sfogo con il compagno poi il dramma

Il Comune di Zola le aveva trovato una casa, ma probabilmente anche 600 euro erano troppi per lei. In casa le era già stato tolto il gas

Raffaella Godi, la mamma di Zola Predosa che nelle scorse ore si è tolta la vita, ieri sera aveva parlato dello sfratto che stava per subire (il 9 luglio prossimo) con il suo compagno, il quale le aveva detto che non c'erano buone notizie all'orizzonte. L'uomo, le avrebbe infatti comunicato che il Comune non aveva trovato nessuna soluzione alternativa per loro, e che quindi avrebbero dovuto arrangiarsi.

Il compagno della donna, che fa il manovale in modo saltuario, ha spiegato ai Carabinieri che le aveva detto questo durante la cena, ma le aveva detto anche di stare tranquilla, che in qualche modo se la sarebbero cavata. Poi era uscito per un paio d'ore per andare a incontrare il fratello con cui doveva discutere delle questioni di lavoro. Al suo ritorno, ha trovato la donna impiccata ad una grata di una finestra di casa. I Carabinieri della compagnia di Borgo Panigale guidati dal capitano Walter Calvi l'hanno ascoltato a lungo stanotte, per essere sicuri che non ci potesse essere uno scenario diverso dal suicidio, ma alla fine lo hanno escluso.

Lo sfratto per morosita' (il terzo tentativo di accesso dell'ufficiale giudiziario) era fissato per il 9 luglio, ma il gas era gia' stato staccato nell'appartamento di via Risorgimento dove la 41enne viveva con il compagno e i suoi due bambini, che dopo un primo intervento degli assistenti sociali del Pris, stanotte, stamattina sono stati affidati al padre, che vive ad Anzola dell'Emilia, da cui la donna era separata da cinque anni. Mancando il gas, la cena di ieri sera, e anche quelle dell'ultimo periodo, era stata cucinata usando solo il microonde.

Il Comune di Zola Predosa sostiene questo: "Informati del tentativo fallito, la signora Godi ed il compagno si sono messi alla ricerca di un alloggio che e' stato reperito, tramite conoscenti, a Zola Predosa con un canone di 600 euro mensili, senza spese condominiali". E aggiunge che "i signori sono stati informati dall'assistente sociale della possibilità di richiedere al servizio un aiuto economico per la caparra e per i canoni del nuovo alloggio".

Al di la' del fatto che il compagno non abbia fatto parola di questa sistemazione alternativa, probabilmente un affitto di 600 euro mensili era comunque eccessivo per una famiglia dove mancava anche un solo reddito fisso. Lei aveva perso il lavoro e lui faceva l'operaio in modo saltuario per conto dell'impresa edile in cui lavora suo fratello.

(fonte Dire)

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