Terremoto, in viaggio da Decima ad Argile: “Ce la faremo, ma ci serve pace”

Dopo l'ultima forte scossa siamo tornati sulle strade bolognesi più colpite dal sisma: Decima, Pieve di Cento, Crevalcore, Argile. Tra macerie, transenne e aree deserte: nuova conta dei danni. La popolazione combatte, ma le forze sono allo stremo

Pieve di Cento, Piazza Andrea Costa off limits dopo le scosse

Rovine si aggiungono a rovine. Di nuovo in viaggio per vedere da vicino quali altre distruzioni si sono aggiunte a quelle del 20 maggio (magnitudo 6), lo sciame sismico, la tragica scossa del 29 (mag. 5.9) e quella di domenica scorsa alle 21.21 (mag 5.1) che ha gettato di nuovo i residenti nel panico.



Ripartiamo da San Matteo della Decima, frazione di San Giovanni in Persiceto. Non sono ingenti i danni che riguardano solo qualche vecchio fabbricato, alcune aziende agricole e la Chiesa Parrocchiale, al momento inagibile, mentre poco fuori da centro risulta ancor più seriamente danneggiato il Castello cinquecentesco “La Giovannina”, progettato dall’architetto Sebastiano Serlio che custodisce preziosi affreschi e antichi arredamenti.
Si prosegue verso Castello d’Argile con circa 50 gli sfollati: è inagibile il Comune, trasferito nella biblioteca comunale di via Matteotti, e si sono registrati danni all’intera area della Chiesa di San Pietro al centro del paese.


Naturalmente man mano che avviciniamo le zone dell’epicentro, lo scenario cambia: strade interrotte, mezzi di soccorso, deviazioni e ancora crolli di casali, stabilimenti e capannoni. Danni ancor più consistenti sono visibili a Pieve di Cento. Diverse le vie chiuse per rischio crolli, mentre circa 70 sono gli sfollati, per inagibilità totale o parziale delle abitazioni, che hanno trovato ricovero presso il campo di rugby e gli impianti sportivi del Tennis poco fuori dal centro. “Noi siamo fortunati perché siamo in affitto, se così si può dire” ci dice un mamma sfollata con un figlio adolescente “pensi a chi ha faticato una vita per comprarsi una casa, per quanto pochi siano i danni è sempre un colpo al cuore”. Risultano parzialmente inagibili il Cimitero e il Comune, mentre lo sono totalmente le scuole elementari e un asilo nido, le Porte Bologna e Cento, luoghi di culto come la Chiesa di San Rocco e la Collegiata di Santa Maria Maggiore, dove oggi i Vigili del Fuoco stanno iniziando il prelievo dei dipinti, tra cui alcuni di Guido Reni e del Guercino, di un crocifisso del XIV secolo e di altri oggetti di arte sacra per un valore di oltre 15 milioni euro.  “Anche la Pianura Padana come vediamo può ballare a causa del cosiddetto Appennino sepolto che si muove” è la versione di un tecnico “e poi molti di questi territori sono composti da sabbie che si imbevono dell’acqua delle falde e che, in caso di terremoto, si sciolgono danneggiando terreni ed edifici”.
Non potevano non  visitare la vicina Cento, che riporta segni ancora più evidenti. Danni ingenti al Palazzo del Governatore, cuore della cittadina, all’ospedale, al pronto soccorso e alla trecentesca Porta Pieve. Molte le vie chiuse, le abitazioni e gli edifici inagibili dell’intera area che conta circa 800 sfollati alloggiati in 10 strutture, tra parcheggi, dove è possibile anche piantare le proprie tende, e centri di prima accoglienza, uno dei quali destinato a persone che necessitano di assistenza sanitaria continua.


E ovviamente siamo tornati a Crevalcore dove il quadro è cambiato radicalmente dopo il sisma del 29 maggio. Zona rossa per tutto il centro storico, reso ancora più “desertico” dal caldo infernale: circa 2000 gli sfollati, ospitati in alcune palestre e tendopoli, dove operano anche i medici di base, a causa dell’inagibilità del presidio sanitario, e un pronto soccorso veterinario. Inagibile l’istituto professionale Malpighi e anche il Teatro comunale questa volta non ha retto ed è stato dichiarato inagibile per lesioni. Quasi un colpo di grazia per il Comune, già dissestato dal primo sisma e che dovrà probabilmente essere abbattuto, e per la Caserma dei Carabinieri. All’opera un efficiente presidio dei Vigili del Fuoco che lavorano senza turni “Non ci sono regole e fa molto caldo” ci dice uno di essi “ormai tutto il personale è impegnato e a Bologna restano ancora da effettuare 400 verifiche, reali o percepite, oltre alla gestione dell’ordinario. Qui, prima di restringere la zona rossa, dobbiamo controllare i tetti perché, visto che ci sentivano esenti, abbiamo costruito molti comignoli in mattoni e sono tutti danneggiati e pericolanti”. La centrale Chiesa di San Silvestro, già inagibile, ha subito altri danni con il cedimento di parte del tetto.  “Di solito ci lamentiamo delle troppe banche nei centri storici, ma in questo caso è un vantaggio poiché si accolleranno le spese di ristrutturazione dell’interno stabile” è la piccola soddisfazione di un crevalcorese “Siamo pronti a ricominciare con buona lena, ce la faremo, ricostruiremo Crevalcore, ma abbiamo bisogno di pace e se lo sciame non ci lascia diventa complicato. Sono fortunato perché abito fuori dalla zona rossa, in una villetta, ma ho un bambino di 5 anni e non me la sento di dormire dentro, quindi tende in giardino e grandi tavolate di amici sfollati alla sera, ci ritroviamo così, ci sentivamo tranquilli ed ora ci hanno tolto  il centro, i bar. Noi crevalcoresi vivevamo così e ci piaceva”.



 

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