Arresti per terrorismo, in due hanno soggiornato anche a Bologna

Uno dei soggetti ancora irreperibile. Entrambi hanno passato qualche giorno all'hub di via Mattei, per poi trasferirsi a Forlì

Due persone legate agli arresti per terrorismo sono transitati da Bologna, anche se per un breve periodo. Lo confermano i procuratori Giuseppe Amato e Antonella Scandellari, titolari dell'inchiesta, che in una conferenza stampa illustrano i dettagli di quanto emerso una settimana fa, in una indagine che ha portato all'emissione di quattro provvedimenti cautelari ai danni di altrettanti soggetti, tutti tra i 22 e i 29 anni, tre cittadini somali tranne uno e due etiopi. Le accuse sono di finanziamento al terrorismo e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Un cittadino somalo dal nome non noto e ricercato in Germania, 23enne, e O.I.,, 20 anni, già arrestato otto mesi fa a Bari, sono stati insieme ospitati a Bologna, all'hub di via Mattei, dopo essere arrivati dalla Libia. Sotto le Due Torri entrambi sarebbero rimasti però solo pochissimi giorni, per poi andare a Forlì e di qui dopo qualche mese, partire l'uno per Bari e l'altro per la Germania, dove tutt'ora è latitante.

Rete di finanziamento al terrorismo, le indagini della Digos di Bologna

Da questi due soggetti sono partite le indagini, e in particolare proprio una intercettazione telefonica, effettuata dalla Digos di Bologna -coordinata dal vicequestore Antonio Marotta. Difatti i cellulari dei due somali erano da tempo sotto la lente degli investigatori, perché segnalati dal servizio centrale di prevenzione di Roma su impulso di fonti di intelligence. I numeri dei due erano infatti stati trovati nella rubrica del terrorista Abu Hamza, personaggio arrestato in somalia nel 2017 e reputato un referente locale delle milizie jihadiste in patria, come Al Shabaab.

E proprio ascoltando le telefonate e monitorando i contatti dei due si arriva al principale indiziato dell'inchiesta, R.D., 23 anni, addetto alle pulizie a Milano e regolare sul territorio. A lui, prelevato con il coinquilino nella sua abitazione a Cinisello Balsamo, la Polizia ha sequestrato anche quattro cellulari. L'ipotesi degli inquirenti è che il 23enne, fosse a capo di due reti, l'una finalizzata alla raccolta di fondi per finanziare la lotta armata di stampo jihadista in Somalia, l'altra dedicata al transito illegale di connazionali attraverso il confine italiano, con destinazione nord europa.

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Nel tempo di attività delle indagini, le carte in possesso della Procura di Boloogna attestano come siano effettivamente transitati illegalmente almeno quattro soggetti, ma le indagini sul 'giro' gestito dai passeur potrebbe presto allargarsi, dacché sono al vaglio pc e cellulari sequestrati durante gli arresti. Intorno ai 10mila euro invece il bilancio dell'attività di raccolta di denaro da convogliare in Somalia, almeno stando alle intercettazioni, durate circa otto mesi. Il denaro veniva poi convogliato in Somalia anche attraverso il meccanismo di rimesse delle Hawala, reti di persone fidate che i incaricano di anticipare denaro per conto terzi, un sistema che muove flussi di contante in assoluto anonimato. Ora i quattro arrestati sono nei rispettivi carceri delle città di provenienza: i fermi sono stati tutti convalidati, ed è possibile che nei prossimi giorni gli arrestati siano trasferiti in istituti detentivi di massima sicurezza.

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