Terrorismo: dopo gli attentati di Parigi, a Bologna quattro espulsi

Si tratta di 4 cittadini marocchini, coinvolti in un’inchiesta sul terrorismo che ipotizza il reato di “addestramento o istruzioni sull’uso di esplosivi o armi da fuoco con finalità terroristiche”

Dopo gli attentati terroristici a Parigi, anche a Bologna sono stati intensificati i controlli e ora arrivano le prime espulsioni. La Digos, infatti, seguendo le indicazione del Viminale, in queste ore sta dando esecuzione al provvedimento di espulsione indirizzato a 4 cittadini di origini marocchine, ma residenti da tempo nella provincia felsinea.

Tutti e quattro i soggetti sono indagati nell’ambito di un’inchiesta sul terrorismo islamico, aperta nel 2010, che ipotizza il reato di “addestramento o istruzioni sull’uso di esplosivi o armi da fuoco con finalità terroristiche”. Si tratta di Bouirki Abdelali, Kaimoussi Abdelkrim, El Hachlafi Mourad e Razek Said. 

Alcune perquisizioni eseguite presso i loro domicili, avevano portato al rinvenimento di materiale vario, tra cui documenti cartacei e video, che esaltava la jihad. 

Il coordinatore della Comunità Islamica bolognese Yassine Lafram, interpellato da BolognaToday, si complimenta con le forze dell'ordine per l'operato e sottolinea che "le moschee non c'entrano, sono stati indottrinati sul web".

LEGA: "CONFERMATI I NOSTRI TIMORI". "Il provvedimento di espulsione nei confronti di 4 cittadini marocchini per adesione e propaganda jihadista, confermano i nostri timori e come siano troppo lenti gli allontanamenti dal nostro territorio dei soggetti pericolosi". E' la reazione della Lega Nord in città. Il candidato sindaco del Carroccio, Lucia Borgonzoni, aggiunge: "Ora la domanda viene spontanea, quanta gente potenziale terrorista, risiede nel territorio di Bologna e non viene allontanata? Chi controlla nelle moschee?". Da qui, il Carroccio non perde occasione per tornare all'attacco della maggioranza in Comune: "In nome dell'integrazione a tutti i costi e del politicamente corretto, il PD non tutela a dovere i bolognesi - aggiunge Borgonzoni - anzi ha aumentato potenzialmente il  rischio sul nostro territorio facendo aprire l'hub di via Mattei e facendo moltiplicare le moschee".
I leghisti tornano a chiedere che vengano "attivati immediatamente controlli e chiuse le moschee "sospette", cioè tutte quelle che non chiariscono da dove ricevono i finanziamenti e quali attività vengono svolte al loro interno". Per quanto riguarda l'hub - chiosa Borgonzoni - "credo sia giunto il momento di dire che la nostra città ha già dato e tanto, per cui va chiuso e con tale chiusura impediremo ulteriori arrivi di chi sa chi in città".

LO SPETTRO DEL TERRORISMO NEL BOLOGNESE. Non si affaccia solo dopo gli ultimi attacchi in Francia. Lo scorso gennaio, in una lista diffusa dal Dipartimento del tesoro degli Usa, ufficio Affari esteri, comparivano 10 persone residenti a Bologna e provincia, considerate presunti jihadisti. 

Ad aprile scorso, poi, un cittadino tunisino, “amico” di jihadisti combattenti in Siria, era stato fermato dalla Polizia di Bologna. L’attività di indagine aveva portato a “rilevare le responsabilità dello straniero, poiché arruolato ed in procinto di partire per la Siria al fine di realizzare atti aventi finalità di terrorismo”. Il soggetto era  stato sorpreso a intrattenere rapporti con combattenti jihadisti operativi in Siria, con i quali comunicava utilizzando Facebook al fine di organizzare il suo trasferimento verso quel paese  per poi raggiungere ed unirsi ai gruppi jihadisti dell'IS già impegnati in azioni terroristiche.

Sempre per Bologna era passato Giampiero, di origini calabresi, jihadista per scelta. Era partito dal Belpaese alla volta delle zone del Califfo dichiarando 'lotta all'Occidente predone'. Era stato arrestato nell'estate dello scorso anno in zona di Erbil. A Bologna Giampiero si sarebbe avvicinato a circoli islamici, contigui a cellule terroristiche. Dopo aver allargato i suoi contatti, era finito in Siria a combattere, dicendosi seguace del califfato di al Baghdadi. Di fatto era diventato un miliziano dell'Isis, giurando di combattere l'oppressione dell'Occidente, fino all'estremo sacrificio.

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