Le svuotano il conto negli ultimi anni di vita, tre in manette per truffa ad anziana

Il consulente finanziario, con la complicità di una coppia di pensionati, avrebbe circuito una signora prelevando denaro dai suoi conti. Contestati 185mila euro di prelievi, continuati anche quando la signora è deceduta

Si sarebbero approfittati della sua fiducia, per svuotarla di tutti gli averi. Sono i contorni di una truffa ai danni di una anziana donna 82enne, residente in una casa a San Ruffillo, poi deceduta per cause naturali nel 2016 ma dai cui conti sono continuate alcune uscite di denaro.

E' stato questo il particolare che ha portato alle indagini dei Carabinieri di San Ruffillo, che l'altro giorno hanno arrestato tre persone, su disposizione del Gip Zavaglia e su richiesta del Pm Venturi, con le accuse a vario titolo di circovenzione di incapace, frode informatica, falsita in titoli di credito, ricettazione e furto aggravato. In manette il consulente finanziario della anziana signora, A.F., 40 anni, ora in carcere, mentre agli arresti domiciliari è finita una coppia di pensionati, suoceri del 40enne: M.P. 67 anni e O.N., 59 anni.

Sarebbero stati i prelievi postumi di alcuni migliaia di euro a fare emergere quella che ha i contorni di una truffa a lungo studiata e perpetrata. Ad accorgersi degli ammanchi è stata la nipote 75enne della vittima, erede universale, che in seguito alla morte della donna ha approfondito la situazione finanziaria della deceduta, preliminare alle pratiche della successione. Gli inquirenti ritengono che la scelta sull'anziana sia ricaduta per il fatto che non ci sarebbero stati eredi diretti, eredi che però sono alla fine spuntati.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri di San Ruffillo, coordinati al Maresciallo Andrea Palumbo, i fatti contestati risalgono tra il 2013 e metà 2017. In pratica attraverso una serie di assegni da alcune migliaia di euro ciascuno, il denaro veniva ritirato in contanti e poi riversato -attraverso una sorta di autoriciclaggio- nei conti correnti degli anziani compiacenti. Da una perizia grafologica risulta che alcuni degli assegni siano stati manomessi conuna firma falsa della signora. Intutto sono stati effettuati diverse decine di prelievi, da alcunie migliaia di euro l'uno.

La vittima, allettata per i cinque anni precedenti il suo decesso, non avrebbe potuto né avere avuto necessità di compire quelle azioni finanziarie, poiché benestante, con pensione corposa e casa di proprietà. Evidenza tombale poi il prelievo postumo delle cifre, circostanza nella quale il consulente sarebbe entrato nella banca dati dell'istituto di credito per prelevare altre somme, eludendo i blocchi al conto della de cuius. In tutto si stima che i tre posaano avere sottratto, negli anni, oltre 185mila euro, per poi rispenderli in acquisti di valori e per ristrutturare degli immobili.

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