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Ambiente, protesta contro l'università: "Altro che eco-borracce, sospenda corso con Eni" | VIDEO

Un collettivo incalza l'Ateneo con striscioni, slogan e tazebao in merito alla collaborazione del colosso degli idricarburi con la didattica universitaria. Le azioni in tuta verde con le maschere di Dalì

 

Un grande 'tazebao' di fianco all'ingresso del rettorato, altri più piccoli incollati sulle colonne di via Zamboni e poi uno striscione in piazza Verdi con scritto: "Unibo e Eni, 110 e lode in devastazione ambientale".

E' la protesta inscenata oggi nella zona universitaria di Bologna da un gruppo di studenti, riuniti sotto la sigla "Until the revolution", vestiti con le tute verdi e le maschere di Dali' ispirate a "La casa di carta" già viste nel corteo dell'ultimo sciopero contro i cambiamenti climatici. Il video dell'azione è stato pubblicato online dalla pagina Facbook del Cua.

L'obiettivo del blitz è "smascherare la politica di 'green washing' che sta portando avanti l'Università di Bologna, che si definisce sensibile alla situazione del disastro ambientale propinandoci borracce e altre iniziative sulla questione- spiega uno degli studenti durante la protesta- mentre poi allo stesso tempo porta avanti un master con Eni (il riferimento è al nuovo corso di laurea magistrale internazionale in Offshore Engineering nel polo Unibo di Ravenna, ndr).

In questo corso di laurea, si legge nella note del Cua "Eni contribuisce non solo economicamente e offrendo personale specializzato, ma anche attraverso lezioni, workshop, stage e tirocini", che sotto il profilo ambientale è "un impero del male". Non a caso, sul poster incollato dagli attivisti all'ingresso del rettorato c'è scritto "Eni morte nera", con la maschera del Darth Vader di "Star Wars".

Eni incassa "introiti miliardari sulla pelle delle persone e dei territori, come in Nigeria- accusano i manifestanti- dove continua ad estrarre litri e litri di petrolio", incurante delle "devastazioni causate dall'estrazione petrolifera, come nel caso dei riversamenti che distruggono l'ambiente circostante e tolgono le fonti di sostentamento per gli autoctoni". Per questi motivi "pretendiamo che l'Università cancelli ogni rapporto con Eni", aggiungono i contestatori. (Pam/ Dire)

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