Arresto Zaky in Egitto, gli studenti Alma Mater: "Il Governo lo dichari paese non sicuro"

L'Italia "prenda in considerazione l'ipotesi di rivedere i rapporti che con esso intrattiene sul piano diplomatico, fino alla possibilità di richiamare in Italia il nostro ambasciatore e dichiari l'Egitto paese non sicuro". Oggi "pentolata" in centro

L'Italia "prenda in considerazione l'ipotesi di rivedere i rapporti che con esso intrattiene sul piano diplomatico, fino alla possibilità di richiamare in Italia il nostro ambasciatore e dichiari l'Egitto paese non sicuro".

Lo chiede al Governo il Consiglio degli studenti dell'Alma Mater, che segue le fasi della detenzione di Patrick Zaky, lo studente Unibo arrestato all'aeroporto della capitale egiziana con l'accusa di istigazione alle proteste e diffusione di notizie false, nonché propaganda di terrorismo.

In un documento approvato all'unanimità l'11 febbraio si sottoscrive l'appello di solidarietà approvato dal Cda d'Ateneo nei giorni scorsi: "Siamo convinti che i valori che emergono dall'appello, quali la difesa dei diritti umani e della libertà di espressione e di ricerca, siano basilari per la vita della nostra comunità accademica e caratterizzino la nostra esperienza di studenti di un'Università davvero multiculturale". Dunque per il Consiglio studentesco, è "necessario mettere in campo tutte le azioni politiche e diplomatiche a difesa di Patrick e dei suoi diritti, prima di tutto in quanto essere umano e poi come componente di una comunità internazionale di ricerca che si va costruendo giorno dopo giorno grazie alle esperienze di chi, come lui, ha scelto di vivere la sua esperienza formativa in un contesto multiculturale come quello bolognese".

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Intanto è già stata organizzata una nuova mobilitazione per oggi 12 febbraio alle 18.30 in Piazza Nettuno, pentole e mestoli per fae rumore: "Scendiamo ancora una volta in piazza per gridare a gran voce che Patrick Zaki dev'essere liberato subito!" Oltre all'immediat rilascio si chiede "la garanzia che il governo egiziano in futuro non lo perseguiti né lui né la sua famiglia e che possa proseguire con i suoi studi qui in Italia e l’apertura di un’indagine trasparente e con una supervisione a livello internazionale sulle circostanze del suo arresto e sulle torture subite".

Il prorettore vicario Mirko Degli Esposti, che l'11 febbraio ha incontrato il Consiglio degli studenti fa sapere di non aver definito la vicenda "un attentato all'università", cosi' come riferito da Sinistra universitaria. "Capisco l'entusiasmo degli studenti- afferma Degli Esposti, parlando alla 'Dire'- ma una situazione così complessa non si può semplificare con una frase del genere, che non ho mai pronunciato. In Consiglio ho fatto un discorso molto articolato, dicendo che se uno studente di qualunque nazionalità viene arrestato, carcerato e malmenato solo per le cose che ha studiato, allora potrebbe essere visto come una minaccia ai valori fondanti dell'Università e del sistema universitario europeo". La situazione, continua Degli Esposti, "è delicata e gravissima e la nostra preoccupazione in questo momento è fare tutto il possibile per l'incolumità del giovane. Non mi preoccupa che le mie parole vengano distorte, ma che il messaggio possa diventare non favorevole all'obiettivo che vogliamo raggiungere".

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