Perline e bottoni d'epoca: 'Solo qui rarità come gli occhietti delle bambole"

"L'artigianella" è una bottega storica ed è Antonella Passerini a raccontare la storia della sua famiglia: "Tutto comincia con nonno Gherardo che valigia alla mano vende porta a porta"

Nonno Gherardo già negli anni '30 commerciava bigiotteria girando per l'Italia con la sua "marmotta", la borsa del commesso viaggiatore, un preziosissimo strumento da lavoro che conteneva il suo campionario ("L'aveva comprata per 350 mila Lire, che erano tantissimi soldi, da un artigiano di vicolo Ranocchi" ricorda la figlia Maria Graziella) e dopo diversi anni di vendita a domicilio, ecco finalmente il primo negozio.

Era il 1965 quando si apre al pubblico: siamo nel Sottopasso di Piazza Re Enzo e lì il negozio di bigiotteria, minuteria e accessori vari si fa conoscere e diventa punto di riferimento per addetti ai lavori e clienti appassionati. Nel 1968 si torna "in superficie" con un trasloco in Piazza Galileo Galilei e poi ancora (nel 1997) il trasferimento in Corte Galluzzi, la bellissima corte del '500, perfetta per ospitare "L'Artigianella", dove ancora è. La staffetta è passata da Gherardo Monari alla figlia Maria Graziella Monari, poi ad Antonella Passerini, che oggi gestisce il negozio. 

"Non so dire quanti articoli abbiamo fra il negozio e il magazzino - spiega Antonella, mentre orgogliosa mostra le pile di scatole piene di oggetti praticamente introvabili - di certo dei pezzi rari fra bottoni, fibbie, porta ciprie autentici, pettinini per i capelli, borse e anche abiti vintage. Il tutto viene dalla nostra famiglia, praticamente ogni cosa è fatta artigianalmente seguendo la vecchia tradizione manifatturiera. Qui dentro c'è la storia della moda".

Qualche esempio? "Ho trovato delle perle (in realtà sono dei cubi) in un materiale che si chiama galalite e che veniva ricavata dalle proteine del latte. Venne inventata a fine '800 e negli anni Venti venne sperimentata per le asticelle degli occhiali, poi nel '30 ha cominciato ad essere usata per i bijoux. Noi abbiamo montato le perle ed ora sono diventate collane". 

"E poi ci sono le fibbie di ceramica dei primi anni '60, gli indistruttibili pettinini in rodoide, tutto quello che può servire per fare collane e orecchini, anche a clip...persino occhietti per le bambole di tante dimensioni differenti, pezzi che quando saranno finiti, non so dove si possano trovare...". Insomma, una miriade di articoli chiusi in matrioske di scatole, impilate abilmente come per edificare una fortezza che da cinquant'anni fa da punto di riferimento per i creativi della città. L'altro giorno è entrata una cliente e mi ha chiesto un oggetto. Io le ho detto che non lo avevo e lei, in tutta risposta, mi ha indicato una mensola: ecco era proprio lì, lei lo sapeva, io non me lo ricordavo!". 

Vendite particolari a persone particolari? "Abbiamo venduto delle decorazioni a una ragazza brasiliana che le ha usate per un paio di orecchini poi finiti ai lobi di una conduttrice televisiva. Abbiamo venduto una chitarra a Mariangela Melato, delle perline da collanina a Samuele Bersani..." Chissà poi se erano le perline che citava nella canzone Freak: "Ohi ohi come ti arrabbi se il filo non ti va bene per fare le collanine.Ma mi è venuta un idea. Potrei provare adesso io a infilarmi dentro a tutte le perline...". 

Turismo in città, una location molto visitata dai turisti: cosa dicono gli stranieri? "Quando entrano in negozio dimostrano sempre stupore. Apprezzano molto gli artigiani e sarebbe davvero molto bello guidarli, oltre che attraverso i monumenti e il cibo, fra le botteghe storiche di Bologna...". 

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