Botteghe storiche a rischio: "Si accorgono di noi solo quando chiudiamo"

Dati Confabitare: a Bologna +23% di chiusure dei negozi. Soluzioni possibili? "Il traino del turismo verso le vecchie botteghe e canoni concordati anche per gli immobili commerciali"

Antonella Passerini davanti al suo negozio

La vicenda del ristorante Diana, "salvato" dalla chiusura, apre una discussione sulla condizione delle botteghe storiche della città, un argomento che i diretti interessati tengono a sviscerare per bene cercando di dare il loro punto di vista, ora che finalmente si è comunciato a parlarne. "Si accorgono di noi solo il giorno in cui annunciamo che non ce la facciamo, che chiudiamo. Allora diventiamo un monumento da salvare, ma non tutte le storie finiscono come quella del Diana" dice Antonella Passerini, della bottega "L'Artigianella". Storia per altro differente quella dello strorico tempio del tortellino e del bollito, visto che il rischio trasloco era arrivato per incongruenze fra le due proprietà, che ora semplicemente si spartiranno l'immobile. 

Antonella Passerini (la storia della sua famiglia e della sua attività l'avevamo già raccoltata, ndr) comuncia dalla visibilità delle realtà come la sua: "La mia bottega, come tante altre, non compare nell'elenco pubblicato sul sito del Comune di Bologna: abbiamo più volte chiesto di poterla integrare, ma non è stata ancora aggiornata. Questo, perchè no, potrebbe essere un inizio...". 

"In una Bologna in cui è sbocciato il turismo perchè non includere le botteghe nei percorsi da proporre? Gli stranieri ne andrebbero pazzi"

"Quando i gruppetti di stranieri capitano nel mio negozio quasi per caso (Corte de' Galluzzi ndr) restano come incantati da me e da mia mamma che, nodo per nodo, montiamo delle collane con pietre d'un tempo. Non sarebbe bello far sapere che i turisti possono accedere alle eccellenze dell'artigianato italiano semplicemente passeggiando e venendoci a scoprire? Tutto questo non comporterebbe alcuna spesa da parte delle istituzioni, solo dire che ci siamo e dire dove siamo..."

"Affitti alti in centro: 2.500 euro per dei buchi"

Cosa provoca tutte queste chiusure? "Gli affitti in centro sono molto alti. Per questo spesso solo le grosse catene possono permettersi prezzi che per pochi metri quadrati non sono mai sotto i 2.500/3.000 euro. Nessuno certo può obbligare le proprietà ad abbassare il canone e guadagnare di meno. Chiedo solo che considerando l'ondata di turismo ricco che stiamo vivendo per mettere in risalto la nostra autenticità. Fanno visite guidate al Mercato di Mezzo, potrebbero farle anche fra le botteghe storiche...".

Tramandare un mestiere come il vostro...è dura? "Un altro tasto dolente. Sarebbe bello poter fare degli apprendistati con maggiore elasticità, senza troppi limiti e burocrazie da affrontare seppure nella totale sicurezza. Potremmo insegnare la nostra arte ai più giovani e magari chissà, vederla più chiaramente nel futuro".  

Confabitare: "Desertificazione commerciale figlia della crisi. +23% di chiusure nei primi mesi del 2018. Ricetta: sgravi e affitti ridotti"

"Girando per le strade di Bologna è sempre più facile imbattersi in cartelli affittasi o vendesi su saracinesche abbassate.Una desertificazione” figlia della crisi, che colpisce in particolare i piccoli negozi, al posto dei quali subentrano grandi catene di abbigliamento, come ad esempio il caso dello storico Ristorante Diana - questa l'analisi del Presidente nazionale di Confabitare  Alberto Zanni - Questo ha comportato  un crollo del mercato delle locazioni e ben 850  locali  sono rimasti sfitti nel 2017 sotto le Due Torri. E il trend nei primi quattro mesi del 2018 evidenzia un ulteriore incremento percentuale delle chiusure con cifre  ancor più allarmanti".  

Ma cosa si potrebbe fare? Quale una soluzione possibile?

Come invertire la tendenza e ridare fiato al commercio? "Noi un'idea ce l'abbiamo - prosegue il presidente dell'associazione proprietari immobiliari Confabitare – estendere gli affitti a canone concordato anche agli esercizi commerciali. Una proposta semplice e concreta. Si tratta di applicare ai negozi la legge 431/98 sui canoni concordati, che dal 1998 è in vigore per le abitazioni. In sostanza, il proprietario affitta il  locale a  canoni più bassi (mediamente il 20% in meno dei canoni liberi), in cambio di uno sgravio sull’IMU. Traducendo in cifre, l’imposta sugli immobili commerciali  scenderebbe a Bologna dall’attuale 10,6  per mille  al 7,6 per mille che a Bologna è l’aliquota per i canoni concordati   relativi alle abitazioni”.

Controindicazioni? Zanni non ha dubbi: “Certo  il  Comune avrebbe un mancato introito di poche decine di migliaia di euro all’anno, ma a trarne vantaggio sarebbe tutto il tessuto sociale. Avere negozi aperti significa posti di lavoro, più servizi  e consumi,  meno degrado. Con la nostra proposta   dei canoni calmierati  che presenteremo al Sindaco Merola e all’Assessore Aitini, vogliamo porre un freno alla moria dei negozi e alla desertificazione del  nostro  centro urbano”.

Il nostro viaggio per le botteghe storiche della città: ecco le storie, le difficoltà, le famiglie che nonostante tutto sono ancora qui. Tradizione, ma anche innovazione per fare in modo che i mestieri veri non muoiano. Il fascino e l'autenticità dell'artigianato non perdono appeal neppure nell'era digitale, ma come raccontano tutti i protagonisti: "Il valore del nostro lavoro non basta per sopravvivere". 

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