L’elisir di lunga vita? Si chiama prevenzione ed è gratis. Ma gli anziani lo sanno?

Oltre 1 milione di anziani in Emilia-Romagna, circa un quarto nella sola provincia di Bologna. Merito della genetica solo per il 20-25% perché, dicono gli esperti, la longevità si deve conquistare

Una vita lunga e in buona salute? Si costruisce giorno dopo giorno grazie a pochi ma costanti comportamenti quotidiani. E grazie a un importante strumento della medicina che si chiama prevenzione, a partire da quella vaccinale che protegge dalle malattie infettive più temibili nella terza età. Lo sa bene la regione Emilia-Romagna che rinnova l’impegno a tutela del benessere degli anziani ampliando, dal 2018, l’offerta vaccinale per i 65enni. Al contrario, il livello di informazione e consapevolezza degli anziani sulla vaccinazione resta basso da Nord a Sud, come testimoniano le risposte dei cittadini in giro per l’Italia, raccolte in un video da Italia Longeva. Questi i temi al centro dell’evento “La longevità si conquista. Il contributo della prevenzione per la salute dell’anziano” che si è svolto ieri a Bologna su iniziativa di Italia Longeva, la Rete del Ministero della Salute sull’invecchiamento e la longevità attiva, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna.

Invecchiare bene non è una circostanza fortuita, né merito della genetica che incide solo per il 20-25%. È un traguardo da perseguire con fatica: dieta equilibrata, esercizio fisico, non fumare, coltivare interessi e relazioni sociali. Ma non basta, un altro tassello, già dai 50 anni, è la prevenzione delle malattie infettive che colpiscono con maggiore pericolosità in età adulta e anziana, dichiara Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva. “La vaccinazione – continua – è una ‘polizza’ per conquistare l’anzianità in buona salute. I vaccini indicati per gli over 65 sono tre: l’antinfluenzale, l’anti pneumococcico e quello contro l’herpes zoster, malattia meno conosciuta ma altrettanto comune in età adulta e particolarmente invalidante. In molte regioni, Emilia-Romagna compresa, i tre vaccini sono offerti gratuitamente a specifiche fasce d’età, motivo in più per non lasciarsi sfuggire questa importante opportunità di prevenzione”.

Il tema dell’invecchiamento in salute riguarda da vicino l’Emilia-Romagna dove gli anziani sono oltre 1 milione - il 23,7% della popolazione residente che si stima supererà il 28% nel 2035 -, di cui circa 566mila sono ultra 75enni. Ferrara è la provincia “più vecchia” (27,5% degli abitanti), seguita da Ravenna e Piacenza (25%). Bologna si colloca al terzo posto con oltre 246mila anziani (24,4%).

Il quadro demografico ci impone l’adozione di politiche volte da un lato a promuovere il benessere e la partecipazione attiva delle persone anziane alla vita della comunità, dall’altro a garantire servizi di cura e assistenza adeguati ai bisogni della fascia di popolazione più fragile”, afferma Sergio Venturi, Assessore alle Politiche per la salute dell’Emilia-Romagna. “Va in questa direzione – prosegue – l’ampliamento, in regime di gratuità, dell’offerta vaccinale per i soggetti di 65 anni di età che ha visto, nel 2017, l’introduzione della vaccinazione anti-pneumococcica e, a partire da quest’anno, di quella contro l’herpes zoster. L’impegno della regione non si esaurisce qui ma lavoreremo per rafforzare la vaccinazione nei soggetti a rischio in quanto portatori di patologie croniche, come già avviene per l’influenza, e per promuovere una maggiore adesione dei cittadini. Per quanto riguarda l’influenza, i dati ad oggi disponibili evidenziano un lieve trend in crescita rispetto alla precedente stagione influenzale che si era chiusa con una copertura del 53% per gli over 65”.

La promozione di una longevità attiva non passa solo dall’adozione di politiche sanitarie adeguate ma richiede un cambiamento culturale che porti alla rivalutazione dell’anziano all’interno del tessuto sociale e all’abbandono degli stereotipi che accompagnano la fase dell’invecchiamento. Grazie all’aumento dell’aspettativa di vita, infatti, un 65enne di oggi ha ancora davanti a sé altri vent’anni da vivere.

Per avere una vita lunga bisogna innanzitutto amarla, la vita: Ne siamo capaci nel Terzo Tempo? Per amare la vita dobbiamo dare a noi stessi la possibilità di pensarci ancora protagonisti di una storia”, commenta Lidia Ravera, scrittrice. “Invece – continua – siamo assediati dai cliché. Il primo dei quali è che tutto sia finito. La terza età come anticamera della morte è un cascame del passato, ma pesa sul presente. Bisogna lavorarci. Invecchiare bene è alla portata di tutte le donne e di tutti gli uomini di buona volontà. Responsabilità di chi lavora sull’immaginario collettivo (scrittori, registi, autori cinematografici e televisivi) è di raccontare questo pezzo di vita che ci è stato regalato, come un affascinante paese straniero in cui non siamo mai stati, non come il ghetto degli scaduti. Io l’ho fatto con i miei ultimi tre romanzi, soprattutto con l’ultimo che si intitola, appunto, Il Terzo Tempo”.

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