Crac Mercatone Uno, M5S: "Assoluzioni, ma danno economico resta. Vicini ai lavoratori"

«Importante, comunque, avere esteso la proroga della Cassa Integrazione Straordinaria fino a maggio per i lavoratori e i vari punti vendita sul territorio, è stato un passaggio importante»

«Abbiamo appreso dell'assoluzione, decisa dal tribunale di Bologna, di tutti gli imputati per il crac al Mercatone Uno, che ha coinvolto dipendenti, fornitori e clienti. Restiamo vicini ai lavoratori di Imola e Rubiera e a tutti coloro che hanno subìto un pesante impatto economico»: così i parlamentari M5S emiliano-romagnoli Davide Zanichelli e Maria Laura Mantovani, insieme ai consiglieri M5S di Rubiera Rossana Cepi e Luca Rossi.

Secondo i dati ribaditi anche su Il Sole 24 Ore, «il crac ha coinvolto i dipendenti, la filiera dei fornitori e i clienti che avevano anticipato importi in acconto per la fornitura di arredi. Si stima un indotto di quasi 10 mila persone, con oltre 500 aziende fornitrici che vantano crediti per circa 250 milioni di euro», proseguono i parlamentari. Il reato contestato era di bancarotta fraudolenta per distrazione.

«Importante, comunque, avere esteso la proroga della Cassa Integrazione Straordinaria fino a maggio per i lavoratori e i vari punti vendita sul territorio, è stato un passaggio importante». 

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Fiiglie patron del Mercatone: "Ora trovare i colpevoli"

L'assoluzione con formula piena ottenuta nel processo con rito abbreviato sul crac di Mercatone Uno "purtroppo è una riabilitazione postuma" e "non cancella le perdite subite da clienti, fornitori e dipendenti", anche se "riabilita il nome e l'operato di nostro padre, che ha fondato e fatto crescere l'azienda a livello nazionale e non ha mai tenuto le condotte dolose imputategli". Questo invece il commento di Elisabetta, Susanna e Micaela Cenni, figlie del fondatore del gruppo Romano, alla sentenza pronunciata questa mattina dal gip di Bologna, Domenico Truppa, che le ha assolte assieme ad altri tre imputati dall'accusa di bancarotta fraudolenta. Nel ringraziare "gli avvocati e i consulenti tecnici che ci hanno affiancato" e "tutte le persone che ci sono state vicine e non hanno mai messo in dubbio la liceità delle scelte della famiglia", le tre figlie di Romano Cenni ora auspicano che "la giustizia individui i veri responsabili che hanno determinato la fine del Gruppo Mercatone Uno e causato danni e perdite a fornitori, clienti e dipendenti". Sulla sentenza tornano anche gli avvocati Luca Sirotti, Chiara Tebano e Olmo Artale, difensori delle sorelle Cenni e dell'ex amministratore Giovanni Beccari, ribadendo che "l'ipotesi di bancarotta fraudolenta formulata a carico della famiglia Cenni (oltre 300 milioni di euro i valori ipoteticamente distratti) è stata dichiarata insussistente e si è anche accertato che l'insolvenza non fosse addebitabile alle condotte contestate". 

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