Lavoro: i nuovi dati su Bologna. Vacchi: 'Formazione tecnica: impiego assicurato'

Crescita lenta, ripresa debole e disoccupazione al 5%. 'Ricetta' del presidente Unindustria anche su economia locale: "Necessaria aggregazione delle aziende che soffrono per restrizione credito bancario"

Presentato presso la Camera del Lavoro Metropolitana di via Marconi la 6a edizione del Rapporto dell’Osservatorio su Economia e Lavoro a cura di Daniela Freddi dell’Istituto Ricerche Economiche e Sociali di Cgil. L’assessore Matteo Lepore, il presidente di Unindustria Bologna Alberto Vacchi, il segretario generale CGIL Danilo Gruppi, coordinati dal presidente Ires Cesare Minghini, hanno fatto il punto sull’impatto della crisi su lavoro ed economia nella Provincia di Bologna.


Lo studio conferma la scarsa ripresa benché in provincia la crisi sia minore rispetto al resto della regione, un dato non rassicurante: l’impatto è direttamente proporzionale allo sviluppo, a dimostrazione che Bologna da qualche anno è provincia lenta nella crescita.
Il settore dei macchinari e apparecchiature meccaniche, autoveicoli  e rimorchi e articoli di l’abbigliamento si confermano leader nell’export che nel 2010 ha registrato un +  16,4%, con conseguente battuta d’arresto nel primo trimestre 2011, mentre le imprese artigiane soffrono ininterrottamente dal 2006, in progressiva diminuzione e con un calo occupazionale di 620 unità nel 2010.
DATI DISOCCUPAZIONE. Inquietanti i dati sulla disoccupazione che nel 2010 si è portata al 5%, con maggiore sofferenza delle donne, al 6%, e degli under 35 con meno 22 mila occupati tra il 2008 e il 2010, ma non stanno meglio gli over 40 e i cosiddetti “scoraggiati”. Sono calati di 2.000 unità i contratti a tempo indeterminato tra il 2009 e il 2010, passati dal 30 al 15% tra il 2007 e il 2010.
Nonostante i dati poco confortanti e qualche frenata, la provincia di Bologna riporta il PIL più alto della regione, € 33.118 nel 2010, seguita da Forlì-Cesena, Modena e Parma.  

UNINDUSTRIA, IL PUNTO DI VISTA. Il presidente di Unindustria Bologna, Alberto Vacchi, conferma il buon andamento delle aziende orientate all’export, ma rileva una situazione di blocco delle aziende che operano sul mercato nazionale. “Necessari meccanismi di aggregazione delle aziende che soffrono anche per la restrizione del credito bancario”. Dunque aziende troppo piccole che non possono competere nel mondo globale e banche che non prestano soldi per mancanza di liquidità e perché le imprese crescono troppo poco. “Molti giovani dai 15 ai 29 anni vivono in una sorta di limbo: non lavorano, non studiano e non si aggiornano. Sul territorio bolognese esiste una distanza tra livello professionale richiesto e disponibilità di reperire quel personale sul territorio”. Preparazione specifica e tecnica cercasi, in altre parole, visto che “a 45 giorni dal diploma, chi esce dagli istituti tecnici trova lavoro”, assicura il Presidente di Unindustria.

COMUNE, IL PUNTO DI VISTA. A causa del perdurare della crisi “Stiamo erodendo un patrimonio regionale e nazionale fatto di famiglie, imprese e capitale umano”, secondo Matteo Lepore, preoccupato anche per il modello emiliano: “La prossima settimana sarà in discussione il bilancio del comune. Meno € 50-60 milioni su un totale di € 500-520; non vogliamo discutere solo di tagli, ma di prospettive per i prossimi anni”. Ripensare il bene comune e “formazione, banda larga e extra larga” per il rafforzamento del mercato a vantaggio delle imprese. Dopo Milano, unica in Italia,  “Bologna potrebbe essere la prossima città a sviluppare banda extra larga”. Al di là del Piano Strategico, oggi si terrà in comune un incontro per far fronte all’emergenza di breve periodo, misure concrete da prendere nel 2012: incentivi al sistema produttivo, credito, aggregazione delle imprese, semplificazione burocratica e welfare, annuncia Lepore, con lo sviluppo del Tecnopolo bolognese, all’ex- Manifattura Tabacchi di via Stalingrado.

CGIL, IL PUNTO DI VISTA. E’ recessiva la manovra Monti per Danilo Gruppi che grida anche all’esaurimento del modello emiliano. “Export, edilizia forte, welfare e forte occupazione femminile”, che hanno caratterizzato lo sviluppo della regione, “sono a repentaglio”. No a nuove case, spinta all’aggregazione delle imprese e alla flessibilità di orario, piuttosto che alla precarizzazione. “Spalanchiamo le scuole tecniche bolognesi che hanno fatto la fortuna delle nostre industrie, rimandiamo la gente a scuola e studiamo un grande progetto per la città” è la proposta di Gruppi che chiede all’amministrazione  di investire per impiegare le persone a casa dal lavoro in progetti di pubblica utilità, contro il degrado di Bologna, del quale tanto si parla. “Se il Comune di Bologna deve rivedere il welfare a causa delle scarse risorse, è necessario rinverdire la specialità di questa terra, che ci è arrivata prima. Fronteggiamo una condizione eccezionalmente grave, in modo eccezionale”.
 

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