Ex Breda, timidi segnali di risalita dopo la crisi

Dopo anni trascorsi in trattative e turbolenze societarie, lo stabilimento di San Donato dell'ex colosso degli autobus sta conoscendo un ritorno delle commesse. Guardinghi i sindacati: 'Mancano ancora alcuni obiettivi, compreso l'ammodernamento'

Autobus consegnati a Roma, Genova, Start Romagna e Cagliari. Rafforzamento del management con l'inserimento del direttore finanziario e a novembre arriva quello industriale. Timidi segnali di risalita per la Ex Breda, l'azienda (presente con lo stabilimento bolognese di San Donato) ora in maggioranza pubblica, ma con un innesto dei turchi del gruppo Karsan. Il gruppo ha nel recente passato conosciuto momenti bui e di vera e propria crisi, ultimo dei quali un consistente ritardo nel pagamento degli stipendi.

Ora le cose sembrano andare meglio. Inoltre è stato potenziato il post vendita ed il commerciale, e Industria italiana autobus è tornata a partecipare alle gare. "Una novità positiva di inversione di tendenza rispetto al recente passato", riconosce la Fiom-Cgil.

In totale tra 2018 e 2019 sono stati consegnati oltre 540 bus e per il 2020 ci sono già 240 ordini. Eppure, il livello di produzione in Italia assegnato dal piano industriale non è ancora centrato: manca un 25% che si vorrebbe colmare entro la fine dell'anno.

I dettagli sono emersi oggi, in un incontro al ministero dello Sviluppo economico. E qui, tra le altre cose, l'ad, Giovanni De Filippis, ha parlato delle difficoltà finanziarie legate alla concessione di fideiussioni che hanno determinato una sofferenza per i lavoratori con il ritardo del pagamento delle spettanze.

Difficoltà con il sistema bancario avute negli ultimi mesi che oggi saranno affrontate dal cda a fronte di un riallineamento con il credito. Tutto (finalmente) bene (o meglio), dunque? Non del tutto.

Ex Breda dopo la crisi: la situazione

Negli stabilimenti di Bologna (ex Bredamenarinibus) e Flumeri (ex Irisbus) la situazione negli ultimi mesi ha fatto vivere i lavoratori in condizioni difficili "che man mano vengono affrontate dalla direzione aziendale grazie all'intervento delle delegate e dei delegati, ma vi è un ritardo nel programma di realizzazione del miglioramento degli impianti", avvertono per Michele De Palma, segretario nazionale, Samuele Lodi, segretario dell'Emilia-Romagna e Giuseppe Morsa, segretario di Avellino.

A Bologna le linee produttive sono attive "nonostante un layout ancora incompleto e problemi di organizzazione dei flussi produttivi e di impianti". Per cui la Fiom ritiene prioritario investire sugli impianti anche "per garantire le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori".

La reindustrializzazione poi deve riguardare entrambi gli stabilimenti. Sullo sfondo "ci sono le condizioni per rilanciare il polo industriale pubblico della produzione di autobus in Italia attraverso investimenti per la realizzazione di motori a metano e soprattutto elettrici, è fondamentale rilanciare il progetto elettrico Zeus, necessari per governare il processo di riconversione ecologica della mobilità e per implementare la ricerca e sviluppo", affermano in specifico De Palma, Lodi e Morsa.

E tutto questo va accompagnato da un "fare sistema" tra ministeri, Anci e Regioni perché "le gare per l'acquisto di autobus prevedano standard di qualità radicati nel know how di ricerca e sviluppo e produzione lavoratori" rifuggendo "gare al massimo ribasso che penalizzerebbero gli impianti produttivi italiani".

Resta la questione del partner per Industria bus, per la Fiom "dovrà essere industriale". Intanto, riferisce il sindacato, De Filippis "ha condiviso la richiesta della Fiom di avviare con la realizzazione del piano la rigenerazione degli stabilimenti attraverso nuove assunzioni e il rilancio della progettazione e produzione". (Mac/ Dire) 

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