Le istituzioni entrano in Faac, i parenti: 'Ingerenza di politici in cerca di voti'

Il Giudice rigetta la modifica statutaria per rendere intrasferibile il pacchetto di maggioranza, mentre il Sindaco di Zola porta gli amministratori locali in azienda. Mariangela Manini: 'Disinformazione e metodo minaccioso'

Foto Facebook

Il 21 gennaio, l’Assemblea Straordinaria degli azionisti di Faac Spa, convocata per deliberare in merito alla proposta, avanzata dal Cda, di apportare una modifica allo statuto volta a rendere intrasferibile il pacchetto di maggioranza (oggetto della controversia ereditaria insorta in seguito alla morte dell’imprenditore Michelangelo Manini) e a congelare i dividendi, sino alla definizione del giudizio.

Secondo quanto si legge in una nota dell'azienda l'obiettivo è "proteggere la Faac dagli effetti di una custodia giudiziaria che si protrae da oltre un anno e che ha già compromesso il piano di sviluppo dell’azienda", ma la proposta, che aveva già ottenuto il consenso del socio di minoranza (la società francese Somfy), non è stata approvata dall’Assemblea a causa del voto contrario espresso dal custode giudiziario, il Prof. Paolo Bastia, su autorizzazione del giudice.

In effetti il Giudice non ha accettato la modifica statutaria e nell’udienza del 15 gennaio lo stesso Bastia aveva di preferire il sequestro giudiziario e la custodia, in quanto consentirebbero (come si legge nel verbale dell’udienza) “un dinamico e puntuale controllo, operazione per operazione, atto per atto, ciascuno sottoposto all’approvazione del giudice”. 

"Orientamento invasivo – per l'AD della Faac, Andrea Marcellan che -  oltre a rendere di fatto ingestibile un gruppo industriale dinamico come la Faac, certamente non è in linea con il provvedimento emesso nel dicembre 2012 dal Collegio della Prima Sezione del Tribunale Civile e nemmeno con le rassicurazioni espresse qualche giorno fa dal Presidente del Tribunale di Bologna, il quale si è pronunciato affermando che la custodia dovrebbe essere esercitata “senza alcuna ingerenza nell’attività d’impresa della Faac, che spetta, in quanto tale, esclusivamente agli amministratori della società. Resta da capire – conclude l’ad - perché il custode e il giudice percorrano altre strade".

UNO 'SQUADRONE' IN VISITA ALLA FAAC. Il giorno prima, il sindaco di Zola Stefano Fiorini aveva organizzato una visita istituzionale dell'azienda: "Abbiamo ritenuto doveroso far entrare le istituzioni dentro la Faac, affinchè conoscessero la risorsa più importante dell'azienda: i lavoratori", ha scritto il primo cittadino. Tra i presenti, la vicepresidente della Regione Simonetta Saliera, la presidente della Provincia Beatrice Draghetti e il vicepresidente Giacomo Venturi, il senatore PD Sergio Lo Giudice, Tiziana Ferrari di Unindustria, il deputato PD Andrea De Maria, il Segretario CISL Alessandro Alberani, Nicola Patelli di Fiom e il sindaco di Bologna Virginio Merola il quale, da quanto si apprende, avrebbe intenzione di informare il ministro Anna Maria Cancellieri sulla vicenda.

INGERENZA. "Lunedì si è messa in scena un’ingerenza fuori luogo di politici alla ricerca di voti, poltrone e soldi che, con un manipolo di dirigenti altrettanto famelici di poltrone e soldi, hanno posto in essere una pazzesca disinformazione solo per avere qualche minuto di celebrità, utilizzando un metodo che è poco definire minaccioso" secondo Mariangela Manini, cugina del defunto Michelangelo che per prima ha impugnato il lascito alla Curia "siamo in attesa di conoscere cosa risponderà il Guardasigilli,  il quale, con 5 milioni di cause civili in  cronico ritardo di anni,  sarà lieto di apprendere che a Bologna una causa di eredità di queste proporzioni e con una ventina di soggetti, andrà a sentenza in 24 mesi! Quanto tempo ci vuole per metter a punto e lanciare sul mercato una nuova tecnologia per un nuovo sistema di apertura? Quanto tempo ci ha messo Giuseppe Manini per avere il primo anno di utile per la Faac? Esistono sia tempi tecnici industriali e sia tempi tecnici legali, essendo noi una democrazia e un paese civile con norme e procedure scritte. Noi non vogliamo insegnare ai sindaci come gestire i comuni e il territorio - conclude - ma non  accettiamo insegnamenti sulla tutela dei nostri diritti di eredi legittimi, soprattutto se fatti da chi dovrebbe essere posto a tutela dei diritti e doveri di tutti e non solo di manager in scadenza".


 

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