Riforma lavoro, Papignani: '“Non ci servono le lacrime di persone lesse!”

Ieri sciopero Fiom in difesa dell'articolo 18 e del diritto al lavoro. Parola ai manifestanti, stretti tra contratti improbabili e paure per il futuro

I manifestanti sulla tangenziale

Da via della Manifattura, alla tangenziale, tra le uscite 6 e 7bis in direzione San lazzaro, fino alla sede Rai di viale della Fiera, un percorso festoso e pacifico per i metalmeccanici Fiom ieri in sciopero per ribadire “giù le mani dai nostri diritti, giù le mani dai lavoratori”.

E’ Bruno Papignani, segretario provinciale FIOM, a dare il via a corteo: “Non ci va bene la politica del governo, né quello che stanno facendo i padroni e Marchionne. Il tentativo di riforma iniqua dell’articolo 18 mette in contrapposizione vecchi e giovani, rendendoli tutti ricattabili… Basta tecnocrati che vogliono delegittimare i sindacati. Non ci servono le lacrime di persone lesse!“ Promette battaglia Papignani e grida al cambio di sistema ricordando che anche a Bologna la crisi è forte e fino ad ora è stata gestita con cassa integrazione e mobilità volontaria: “La Fiom va fino in fondo e risponderà con uno sciopero generale vero”. 

Perché manifestate? Cosa cambierà se la riforma del lavoro passerà senza correzioni?
Come sempre è tutto sulle spalle dei lavoratori, crediamo in questa lotta e rivendichiamo i nostri diritti” ci dicono alcuni rappresentanti sindacali “Lottiamo per non cancellare l’articolo 18, una garanzia contro il licenziamento ingiustificato o discriminatorio, applicato solo nelle aziende con oltre 15 dipendenti, e che, secondo la Fornero, potrebbe non essere applicato se l’azienda avesse problemi economici, quindi facilmente mascherabile, praticamente nuovo precariato, ricatto, democrazia che se ne va… Lottiamo per la pensione, contro i tagli e l’allungamento dell’età pensionabile che penalizzano i vecchi, che ci andranno più tardi, e i giovani che, non trovando lavoro, non potranno mai versare i contributi per averne una decorosa. Per non parlare degli esodati, i lavoratori che, in accordo con l’azienda, sono usciti dal lavoro perché prossimi alla pensione, ma che con la riforma rischiano di non prendere né pensione, né stipendio. E i fondi non sono ancora certi”. Non manca la solita stoccata a Marchionne, reo di aver cancellato il Contratto Collettivo Nazionale per il gruppo Fiat.

“Senza articolo 18 e dopo 30 anni di lavoro potremmo essere messe a casa come chi ha rubato” è la voce di alcune operaie della RCE di San Giovanni in Persiceto, entrate nel mondo del lavoro ancora minorenni “potevano aspettare a buttarsi in questa riforma poiché siamo ormai i soli a poter sperare di andare in pensione con 40 anni di contributi, invece dovremo pagare per averla, i giovani quando ce li avranno i contributi... Abbiamo dei colleghi esodati che rischiano di non avere né pensione né stipendio”.  

“Dopo 3 anni di cassa integrazione, lavoriamo a spot, veniamo richiamati quando c’è bisogno” ci dice un operaio della CIM di Lippo di Calderara “non abbiamo molte speranze di continuare a lavorare dignitosamente in quell’azienda”.
“Da due anni siamo in contratto di solidarietà in scadenza; domani ci sarà l’incontro con i sindacati e lunedì sapremo qualcosa sul nostro futuro. Il problema è che il lavoro viene dato fuori perché costa meno, la Cina sta mangiando il mondo a scapito della qualità italiana”, è l’opinione di un operaio bengalese di 28 anni che da 8 lavora alla Interpump di Calderara di Reno.

Non sembra andare meglio alla Ravaglioli di Pontecchio Marconi, leader mondiale nelle attrezzature per officine “Si dice sempre che se crollasse la Ravaglioli, crollerebbe il lavoro a Bologna, infatti non manca, ma, nonostante vi sia bisogno di personale, si assumono solo interinali e non vi sono più ruoli definiti. Io ho la qualifica di verniciatore, ma ormai siamo tutti dei jolly. Dobbiamo farci sentire, lottare, oggi siamo in molti, ma, secondo me, ancora in pochi. E’ necessario difendere le lotte dei nostri padri. Io ho tre figli e mi vengono i brividi se penso al loro futuro”.

E proprio sull’emergenza disoccupazione giovanile e precariato che Papignani annuncia un’assemblea di delegati e metalmeccanici, aperta a studenti, precari e disoccupati per sabato 14 aprile a Bologna a  Palazzo Re Enzo.
Soddisfazione degli organizzatori che parlano di almeno 5.000 manifestanti: “La scorsa settimana a Modena forse erano in meno, ma hanno occupato il casello di Modena Nord e poi la A1. Non ho né sentito né letto molto sulla stampa, speriamo vogliate parlare di oggi. Siamo soddisfatti, è andata bene, i lavoratori rispondono, ma adesso la speranza è il cambiamento”.
 

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