Donne e lavoro: come trovare o ritrovare un impiego? La sfida di Work wide women

Come collocarsi o ricollocarsi nel mondo del lavoro; in un mercato in crisi e in trasformazione al tempo stesso. La risposta arriva da Work wide women, start up bolognese, una sorta di piattaforma di social learning dedicata alle donne

Collocarsi o ricollocarsi nel mondo del lavoro; in un mercato in crisi e in trasformazione al tempo stesso. E farlo essendo donne, genere che ancora oggi si trova a fare i conti con episodi di discriminazione (dagli stipendi più bassi, al mobbing , ecc), anche nella nostra società, pure nella civile Emilia Romagna. Offrire una risposta al problema della disoccupazione femminile è appunto la sfida di Work wide women, start up bolognese, che nasce come una sorta di piattaforma di social learning dedicata alla formazione delle donne tramite il web. La community mette a disposizione di donne disoccupate, inoccupate, esodate, competenze e strumenti per proporsi o (riproporsi) nel mercato del lavoro.
Abbiamo rivolto alcune domande a Linda Serra, Ceo di  Work wide women, e al suo team, per capire com'è la situazione del mercato del lavoro nel nostro territorio, quali sono le professioni del futuro, quali le strategie premianti per trovare impiego. 

Iniziamo dal principio, vi rivolgete esclusivamente alle donne. Perché? Quali sono le problematiche più grosse per il "gentil sesso" nel mondo del lavoro odierno?
Partiamo da due dati: oggi 12 milioni di donne italiane sono disoccupate, e di queste 7 milioni si collegano quotidianamente a Internet. Partendo da un problema abbiamo quindi intravisto una possibile soluzione.
Work Wide Women si rivolge infatti alle donne perché il nostro obiettivo è l’inclusione della presenza femminile in ambito tecnologico, settore in crescita costante e caratterizzato da una forte presenza maschile. Non vogliamo affatto escludere gli uomini, ma includere le donne in un settore in continua evoluzione e che offre nuove occasioni professionali.
Ci rivolgiamo alle donne inoltre sia al momento dell’entrata nel mondo del lavoro, sia in un secondo momento di ricollocazione lavorativa, in un’ottica di acquisizione di nuove competenze allineate con le richieste del mercato del lavoro.

Quali le strategie vincenti per ricollocarsi nel mercato del lavoro?
In un momento come quello attuale è necessario essere flessibili ed essere pronti ad aggiornarsi costantemente in base alle richieste del mercato del lavoro e al cambiamento in atto. Il mondo cambia e lo sviluppo tecnologico impone nuovi paradigmi in qualunque settore, compreso il settore del lavoro. Le esigenze degli individui cambiano e con esse i servizi e le modalità di offerte a cui le aziende devono adeguarsi velocemente. Questo non può non avere una ricaduta diretta sul modo di lavorare e sulle skills necessarie per affrontare le nuove professioni che nascono di giorno in giorno. Per far parte del mondo del lavoro bisogna formarsi costantemente e aggiornarsi sulle novità di settore ed essere pronti a cambiare pelle velocemente. Viviamo in un’epoca in cui il tempo scorre veloce: non possiamo pensare che le competenze acquisiti anche solo 5 anni fa siano sufficienti ad assicurarci una preparazione adeguata molto a lungo.

Il vostro progetto nasce per offrire strumenti e competenze per le professioni del futuro. Quali sono, dunque, le professioni del futuro? E quali quelle che offrono maggiori opportunità nel mercato bolognese?
Le professioni del futuro sono sicuramente tutte quelle legate al web e alle nuove tecnologie. Ogni anno gli annunci di lavoro in questi ambiti aumentano sempre di più, e spesso le aziende faticano a trovare le risorse giuste. Alcune delle professioni sicuramente più cercate al momento sono social media manager, community manager, web designer, sviluppatori di app, social media analyst, social advertsing specialist... per dirne solo alcune.
Per andare più nello specifico e parlare del mercato bolognese, rispetto alle professionalità, possiamo partire da un progetto chiamato “Economic Graph”, inteso ad una mappatura globale delle competenze, portato avanti da Linkedin, che ha analizzato 5 città italiane, tra cui Bologna, dal punto di vista occupazionale. Da questo studio, è emerso che le professionalità più ricercate nel nostro territorio sono in primo luogo gli addetti alla cosiddetta “produzione snella”, seguiti da programmatori web e sviluppatori Java.

Imprescindibile sapersi destreggiare oggi con la tecnologia. Vale sia per le nuove professioni che per quelle 'tradizionali'?
È fondamentale sapersi destreggiare con essa. Oggi assistiamo ad una forte digitalizzazione di tutti i mestieri, anche quelli più tradizionali: ad esempio, quelli legati al mondo dell’artigianato che da tempo hanno sposato le tecnologia della stampa 3D e del taglio laser.
Oppure al lavoro della segretaria, che in altri paesi è già una professione fortemente digitalizzata e che trarrebbe enormi vantaggi dall’utilizzo di software specifici, oppure al negozio/locale che deve comunque essere presente sui social per poter raggiungere più pubblico possibile.

Il vostro progetto nasce osservando il problema della disoccupazione. I dati sono ancora così sconfortanti? E Bologna, rispetto al resto dello Stivale, come si "comporta"?
I dati riguardanti la disoccupazione, come abbiamo affermato precedentemente, sono purtroppo ancora sconfortanti, in particolare per quanto riguarda le donne. Purtroppo i dati nel corso dell’ultimo anno sono peggiorati rispetto alla nostra analisi di partenza. Ad oggi l’occupazione femminile nazionale  è pari al 46%.
Se guardiamo alla nostra città, rispetto all’occupazione femminile, si colloca  in una posizione privilegiata: seppur in calo di un punto rispetto all’anno precedente, si può registrare che il dato di occupazione femminile è pari al  62,7% (dati ufficiali Iperbole).
Inoltre, anche se Bologna per il 2014 è scesa al 2° posto come città con tasso di attività totale e femminile più alto di Italia,  rispettivamente il 74,7% e il 68,5%, superata solo da Firenze, si può comunque affermare che la città felsinea mantiene un buon livello. Inoltre, ¼ delle imprese risulta a conduzione femminile, precisamente il 22%. Pertanto, possiamo tranquillamente confermare che l’area di Bologna costituisce sicuramente un terreno fertile su cui lavorare. La nota più negativa risulta quella relativa al tasso degli inattivi, dove le donne tra i 18 e 29 anni risultano al 63%. Per questo motivo, è necessario lavorare per poter ridurre queste percentuali allarmanti offrendo formazione che metta in grado le donne di fronteggiare a testa alta il mercato del lavoro.

Linda Serra, lei è la "mamma" di W.W.W.. Come è nata la vostra realtà? Bologna e la Regione Emilia Romagna potrebbero fare di più per favorire le idee imprenditoriali che partono dal territorio, come la vostra? Quali le maggiori difficoltà che avete riscontrato? 
Work Wide Women è nata da una mia idea: dopo diversi anni di esperienza in ambito di genere e digitale ho intercettato all’interno del mio network l’esigenza di ricevere formazione qualificata e moderna volta all’apprendimento rapido e veloce. La piattaforma nasce per dare alle donne nel modo più smart possibile un set di strumenti volti a facilitare l’update delle skills e a facilitare il refresh della professionalità di chi frequenta i nostri corsi.
Work Wide Women è una piattaforma su cui è possibile acquistare corsi veloci e compatti e frequentarli in auto-istruzione ad un prezzo conveniente e con modalità assolutamente flessibili.
Nel 2014 Work Wide Women ha vinto il grant di Telecom nell’ambito del programma di accelerazione TIM #Wcap. Ad oggi la startup ha sede all’interno di TIM #Wcap Bologna in via Oberdan 22.

Le difficoltà esterne nel fondare una start-up sono sicuramente di ordine burocratico. In Italia non esiste un sistema agevolato per le start-up sia dal punto di vista della tassazione fiscale che dei servizi. Avviare una start-up è esattamente complicato come avviare un’azienda più strutturata. I servizi professionali costano allo stesso modo sia per le aziende strutturate che per quelle appena nate e il regime fiscale è il medesimo sia che fatturi poche migliaia di euro sia che fatturi milioni di euro. Dal punto di vista personale, avviare un progetto di start-up significa essere pronti a lavorare giorno e notte, nei weekend e nelle feste comandate. Rinunciare spesso agli amici, alla famiglia e ad uno stile per certi versi spensierato, di chi lavora dalle 9 alle 17.
I vantaggi sono quelli di lavorare per un proprio progetto, alzarsi la mattina con la voglia di fare sempre meglio e non vedere l’ora di arrivare in ufficio per portare avanti la tua azienda.
Inoltre, sia per gli obiettivi che portiamo avanti, sia per le modalità organizzative che una start up ti concede, è possibile lavorare al meglio semplicemente potendo contare su un buon team autonomo ed efficiente ed una buona connessione internet….questo ovviamente è un’arma a doppio taglio !

Quali i progetti realizzati di cui andate più orgogliosi?
Anche se partite da poco, abbiamo portato aventi dei progetti interessanti, tra cui uno chiamato WWWx30 realizzato grazie al finanziamento dell’ambasciata americana e con partner come Google for Women e Telecom. Il progetto è consistito nel formare 30 ragazze disoccupate italiane e straniere, in tutta Italia sulla figura del Community Manager, che è risultata essere una professionalità molto richiesta dalle aziende.
I temi toccati vanno dalle basi di twitter a Facebook marketing a come creare e gestire un blog, senza trascurare la parte degli analytics e della gestione dell’identità di un brand sui dei social media. Le ragazze hanno seguito il corso (completamente online) in modalità social learning e hanno anche realizzato un workshop di  fine corso. Al termine del percorso, è previsto l’inserimento in azienda e già incominciano a vedersi i primi risultati: due ragazze sono state selezionate da Librerie Coop per un tirocinio, una ha già iniziato e l’altra verrà inserita a fine agosto. Tra l’altro, si tratta di due donne che non rientrano in nessuno degli strumenti di politica attiva, come garanzia giovani, avendo entrambe sui 40 anni e quindi selezionate proprio grazie alle competenze acquisite per seguire dei progetti specifici. Siamo molto orgogliose di questi risultati, poichè testimoniano che i progetti che portiamo avanti ed in cui crediamo hanno riscontro effettivo nel mercato del lavoro.
 

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