Aldini Valeriani: dipendenti licenziati in tronco. Il Comune frena

Si apre uno spiraglio per i dipendeti della Fondazione lasciati a casa a ridosso delel ferie estive. Ieri in consiglio comunale approvato odg: l'Amministrazione comunale interverrà

Si apre uno spiraglio per i dipendeti della Fondazione Aldini Valeriani licenziati in tronco a ridosso delel ferie estive. Ieri in consiglio comunale è stato  approvato  all'unanimità  l'ordine  del  giorno presentato dalla consigliera Rossella Lama  (Pd),  e  sottoscritto  da  tutti  i  gruppi consiliari,  sulla  situazione  della  gestione  e  dei licenziamenti nella Fondazione.  L'ordine  del  giorno  invita  il Sindaco a richiedere   alla   Fondazione   Aldini   Valeriani   la   sospensione  dei licenziamenti  in  atto,  ad  attivarsi  affinché  si  avvii  un  tavolo di confronto  in  sede  aziendale  con  le rappresentanze sindacali al fine di trovare  le soluzioni idonee ed evitare il rischio di ricadute sui soci e a richiedere  alla  presidenza  della  Fondazione  un  confronto  relativo al progetto di riorganizzazione e sviluppo predisposto dal nuovo CDA

Il 29 giugno la Fondazione Aldini Valeriani ha licenziato in tronco, con allontanamento immediato dal posto di lavoro, senza nessuna comunicazione preventiva alle rappresentanze interne e alle Organizzazioni Sindacali, 3 lavoratori a tempo indeterminato. Questa la denuncia partita dai sindacati che riportano il motivo dei licenziamenti addotto dalla proprietà "Necessità di riorganizzazione degli uffici".
E’ stato chiesto da parte delle OOSS, il giorno stesso dei licenziamenti, un incontro urgente alla Direzione e al CDA, per affrontare in sede sindacale la situazione, chiedendo contestualmente il ritiro dei provvedimenti di risoluzione dei rapporti di lavoro.

"Non possiamo - scrivono in una nota congiunta Cgil, Cisl e Usb - considerare dei licenziamenti, guarda caso attivati alle soglie della chiusura estiva, una strada corretta per affrontare un problema che riguarda l’organizzazione della struttura nel suo complesso e la sua gestione: non si scarica sulle spalle dei lavoratori un problema di carattere manageriale". 
Nel comunicato si legge ancora: "Non accettiamo queste decisioni, che sfuggono alla consuetudine del nostro territorio di affrontare con le parti sociali i problemi di crisi e riorganizzazione che comportano effetti sul personale. Meno che meno lo comprendiamo all’interno di una struttura che opera nel settore della formazione professionale, dove i tavoli per le ristrutturazioni coinvolgono, oltre che le parti sociali, anche le istituzioni, anche al fine di evitare la dispersione delle competenze professionali del settore.
Infine è grottesco, assistere a decisioni di questo tipo, in una struttura che dichiara, nel proprio Statuto, come suo scopo lo sviluppo della cultura tecnica al fine di sostenere il sistema produttivo bolognese e regionale e che ha come soci fondatori il Comune di Bologna, Unindustria e Camera di Commercio, che ben dovrebbero conoscere il valore delle relazioni con le parti sociali
."
 

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