Mercatone Uno, i lavoratori: "Azienda di valore, se fossimo imprenditori la compreremmo noi"

Sono circa 1.700 di lavoratori dell'insegna iscritti in un gruppo social dal 2005: "Da nord a sud lo stato d'animo dei dipendenti è lo stesso, il governo adesso ci deve aiutare"

Le proteste dei lavoratori a Imola

«Ci sentiamo derubati, truffati, mortificati per tutto quello che sta succedendo. Chi l'avrebbe detto che ci saremmo finiti così a Bruxelles?». Riassume così, Gianni Schembri, lo stato d'animo dei lavoratori di Mercatone Uno dopo la notizia del fallimento aziendale portata anche al tavolo del ministro Luigi Di Maio. Schembri è l'amministratore di una pagina Facebook nata nel 2005 (Coordinameno Nazionale Mercatone Uno - Shernon Holding Srl-Cosmo/Globo), che raccoglie circa 1.700 dipendenti e fornitori dell'azienda da molti considerata l'Ikea italiana. Sono 3 mila quelli coinvolti nel fallimento. 

«La nostra azienda è stata letteralmente svenduta ed è un vero peccato. Incommentabili poi le modalità con cui noi lo abbiamo saputo, da un giorno all'altro in modo freddo e distaccato, per quanto mi riguarda dopo 17 anni di servizio. Una realtà italiana che ha valore e che è alimentata da tanti fornitori anch'essi quasi esclusivamente italiani, adesso messi in condizioni di grande difficoltà: si pensi al produttore di cuscini che ne produceva per conto nostro 500 al giorno...». 

Se voi che conoscete l'azienda dall'interno aveste il potere economico per farlo, comprereste questa azienda? «Lo faremmo, sì. Perchè Mercatone Uno è una grande azienda italiana, davvero italiana con intorno, come dicevo almeno 500 piccole realtà imprenditoriali anch'esse quasi esclusivamente italiane. Abbiamo le carte in regola insomma per poter continuare a lavorare bene, nonostante la crisi della grande distribuzione». 

Cosa vi aspettate dal governo? «Il governo ci deve aiutare. Abbiamo bisogno dei nostri stipendi. Siamo stati a Roma, al Ministero di Di Maio, che oggi incontrerà anche altre categorie legate al fallimento. Ci vuole un nuovo bando, che sia fatto bene. Sulla coscienza 3000 famiglie». 

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