Mercatone Uno, lavoratori scioccati: "In un soffio, dai messaggi rassicuranti dell'AD agli insulti dei clienti"

Da un lato gli scaffali che non vengono riassortiti, dall'altro l'amministratore delegato che parla ai dipendenti con costanza e fino a poco tempo fa: "Guardate al domani con occhi pieni di fiducia"

Lavoratori in protesta a Imola

I lavoratori delusi di Mercatone Uno sono tanti, in Italia e nel bolognese. Alcuni, come Claudia, non hanno problemi a mostrarsi e raccontarsi, altri temono delle ripercussioni e preferiscono non esporsi, ma vogliono rendere pubblici alcuni documenti che testimonierebbero quanto rassicurazioni e azioni di motivazione distoglievano l'attenzione dal reale rischio per l'azienda, che poi è stata dichiarata fallita: «Allenatevi al nuovo e guardate al domani con occhi pieni di fiducia e di stupore come sanno fare i bambini» scriveva solo a marzo l'AD. 

Come tutti ben sanno, i dipendenti di Mercatone Uno sono stati avvisati del fallimento della Shernon Holding (acquirente di 55 punti vendita del Mercatone Uno) con un messaggino la sera di venerdì 24 maggio con la comunicazione della chiusura dei negozi già dal giorno successivo, il sabato precedente alle elezioni Europee. 

«Non sembra un caso neppure quello della tempistica, proprio a cavallo del voto - dice Dario, nome con il quale chiameremo il lavoratore del punto vendita bolognese del centro Navile che preferisce restare in anonimato - perchè ormai non ci stupiamo più di nulla: personalmente in quindici anni di servizio in questa azienda ne ho viste tante, comprese le costanti rassicurazioni di Valdero Rigoni, amministratore delegato della Shernon Holding, che fra email e videomessaggi ci ha convinti che tutto sarebbe andato per il meglio. Ma gli scaffali dei negozi piano piano si svuotavano e non venivano più riallestiti». 

Dunque cosa vi insospettiva e cosa invece vi faceva tornare a pensare che dopo una fase di passaggio l'azienda sarebbe tornata in salute? «Dato certo è che a seguito dell'acquisizione da parte della Shernon Holding un po' di teste erano state tagliate. Per un po' intendo da 3.200 a 1.800. I ruoli poi sembravano essere stati rimescolati a caso, senza criterio: dipendenti spostati sia geograficamente che come mansione (a discapito dell'esperienza) e solo due o tre persone nuove nei ruoli di managment e mid-managment, però con una riorganizzazione non effettiva. Poco è stato però detto dei contatti nuovi: ore ridotte e redditi praticamente dimezzati. Ma dall'altro canto erano tante le promesse fatte anche in via personale da Valdero Rigoni, che mandava a ognuno di noi e fino al mese scorso, mail e videomessaggi nei quali ci rassicurava e, anzi, ci motivava a guardare al futuro. Un futuro che adesso ci è stato spiattellato in faccia senza uno straccio di cartello che avvisi della chiusura del negozio, ma solo con una serranda abbassata. L'amministratore era una figura di riferimento: adesso dove è finito?». 

E intanto l'ira dei clienti che non ricevevano quello che avevano parzialmente già pagato si manifestava con voi: «Certo visto che noi rappresentavamo l'azienda e le facce erano le nostre. Insulti all'ordine del giorno e a San Giorgio di Piano è stato necessario persino l'intervento dei Carabinieri». 

Storie analoghe arrivano anche da Imola, dove la "torre" di Mercatone Uno, insieme alla biglia dedicata a Marco Pantani sono praticamente un simbolo della città, oggi con connotazione negativa: «Ho 40 anni e da 20 lavoro al centro direzionale di Mercatone Uno. Solo sola e ho un figlio piccolo: sono fra quelle che hanno manifestato sotto il centro direzionale, mia sede di lavoro da sempre, ora chiusa. All'inizio eravamo in 250, con l'acquisizione siamo scesi a 140, infine (dopo tutta la sfilza di licenziamenti, siamo rimasti in 85. A settembre i primi sentori, ma siamo stati tenuti buoni con delle promesse mai mantenute». 

Claudia, qual è la cosa che più vi fa arrabbiare? Cosa pensate oggi voi lavoratori? «Ci fa arrabbiare il fatto che avrebbe dovuto esserci un comitato di sorveglianza. Mai nessun controllo. Ma noi crediamo ancora nell'azienda, tanto da pensare anche di raccogliere i nostri TFR per finanziarne la ripresa tutti assieme. E intanto il 5 giugno ci sarà un incontro a Roma». 

 

 

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