Nuovo outlet a S. Giovanni in Persiceto: i cittadini raccolgono le firme, no di Ascom

Il 27 giugno l'incontro del sindaco con i cittadini, ma loro giocano d'anticipo raccogliendo firme per partecpare alle decisioni sulla costruzione dell'outlet. Anche Ascom si oppone: "In controtendenza rispetto alle condizione di mercato"

Foto Facebook

"Un'alternativa alla costruzione dell'outlet a Persiceto", è il gruppo su Facebook per chiedere altre soluzioni per il rilancio della cittadina, a seguito della richiesta arrivata al Comune da Pirani Group di Luigi Ferretti e McArthurGlen che vorrebbero costruire una nuova struttura nella zona tra il Polo scolastico Archimede e l’inizio del nuovo comparto “Ex zuccherificio”, area sulla quale "il piano approvato già nel mandato amministrativo precedente prevedeva la costruzione di case, capannoni e negozi“ si legge sul sito del Comune.

Dopo la discussione in Giunta, il sindaco Renato Mazzucca ne parlerà con i cittadini il 27 giugno, ma loro hanno giocato d'anticipo aprendo il gruppo su Facebook e ha iniziato la raccolta firme nei banchetti e nei negozi del paese. Benchè anche Sel Unione Terre d’Acqua appoggi la via del percorso partecipato, i persicetani specificano che la petizione è apartitica: "Occorrono 280 firme entro la settimana!" si legge "mobilitatevi perchè il futuro vostro e dei vostri figli sia deciso anche da voi e non sia una imposizione!!!".

LA PETIZIONE. Noi cittadini, in merito alla proposta dell’amministrazione comunale di San Giovanni in Persiceto di convertire l’area tra il Polo scolastico “Archimede” e l’inizio del nuovo comparto “Ex zuccherificio”, da area che prevedeva la costruzione di case, capannoni e negozi ad area soprattutto commerciale e in parte residenziale con un progetto di outlet di 18.000 mq per abbigliamento di fascia medio-alta, chiediamo che a tal proposito, visto l’impatto che tale struttura avrà sul territorio persicetano per i prossimi decenni, l’amministrazione comunale avvii un processo partecipativo con la cittadinanza in base alla legge regionale n. 3/2010, che porti a scelte ponderate ed approfondite per il bene dei Persicetani. A suffragio di questa richiesta portiamo le firme dei cittadini persicetani desiderosi di essere coinvolti in una decisione che deve essere il più possibile partecipata e condivisa, visto che coinvolgerà le generazioni attuali e future e lo sviluppo culturale ed economico del territorio. Fin da ora ci rendiamo disponibili a sederci attorno al tavolo di negoziazione, così come scritto nella legge regionale n. 3/2010. Siamo sicuri che accettando questo percorso si creerà una maggiore coesione sociale, governando la conflittualità e facilitando l'individuazione di obiettivi e mezzi condivisi tra gli attori territoriali: amministrazioni pubbliche, istituti pubblici, associazioni di rappresentanza economica e culturale, imprese, famiglie e cittadini. Chiediamo che l’amministrazione comunale si esprima con celerità su questa nostra richiesta e preannunciamo che in caso di diniego o assenza di risposta entro i termini previsti dalla legge regionale n. 3/2010 chiederemo l’intervento della Regione nella figura del Tecnico di Garanzia in materia di partecipazione.

NO DI ASCOM.  "Confcommercio Ascom Bologna da alcuni anni ritiene che nella nostra Provincia esiste già una presenza di grande distribuzione addirittura superiore alle necessità e che il mercato è da tempo saturo" si legge nella nota a firma Gilberto Lambertini, Presidente della Circoscrizione Comunale di San Giovanni in Persiceto, e di Enrico Postacchini, Presidente Ascom Bologna "il nostro parere è quindi del tutto negativo rispetto a nuovi insediamenti che avrebbero certamente un forte impatto sulla rete di vendita di prossimità già sferzata da un calo strutturale dei consumi e da una crisi economica che non accenna ad arrestarsi in un territorio colpito l'anno scorso dal terremoto... Un nuovo insediamento della grande distribuzione a San Giovanni in Persiceto con il formato dell'Outlet sarebbe in assoluta controtendenza rispetto alle condizione di mercato e alle caratteristiche della provincia di Bologna nella quale il trend demografico non è in crescita, diminuiscono i consumi, aumenta l'età media della popolazione e si afferma l'esigenza opposta di garantire un servizio commerciale di prossimità.  E' evidente a tutti come l'apertura di una simile struttura non solo danneggerebbe in modo grave le attività oggi presenti a San Giovanni, ma avrebbe una più ampia ricaduta, altrettanto pesante, anche nei territori della pianura, colpendo le province di Bologna, Modena e Ferrara.

IL SINDACO PONE CONDIZIONI. Progetto di marketing territoriale e a sostegno della rete commerciale locale, centro giovanil, chiusura anello tangenziale con il collegamento tra via Cento e via Crevalcore e conseguente sottopasso ferroviario e altri interventi sulle vie di comunicazioni come rotonde, ristrutturazioni, illuminazione, parchi, aree verdi e circa 400/500 addetti per gestione struttura e servizi commerciali (con garanzie nell’ambito degli accordi sindacali). Queste le richieste del sindaco Mazzucca in cambio della costruzione della struttura.

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