Romano Prodi torna a fare il prof: “Il Capitalismo è in crisi”

"L'euro? Non ci può essere una moneta unica, senza unione politica" così Romano Prodi parlando di "Crisi Economica e prospettive future" per Laboratorio Urbano

Introdotto dal Sen. Walter Vitali, ex sindaco di Bologna, dismessi i panni di politico, Romano Prodi è tornato a fare l’economista e il professore. Ieri sera presso la Sala del Baraccano, Laboratorio Urbano, il Centro di Documentazione, ricerca e proposta sulle città, lo ha interrogato su “Crisi economica e prospettive future” secondo il metodo wiki di condivisione sulla piattaforma Google Documenti, in altre parole, una selezione di domande inviate preventivamente.
Domande ad hoc per il Professore che ha fatto riemergere tutta la sua antica anima di europeista convinto, seppur moderata e riveduta stando alla crisi economica che sta interessando soprattutto il Vecchio Continente e che, al di là dei tecnicismi, interroga profondamente anche gli italiani che ultimamente si sono dovuti confrontare con spread, eurobond, fondo salvastati e PIGS.
“La profondità di questa crisi mette in dubbio le economie di mercato che mostrano difficoltà a riequilibrare”. Si impone quindi una riflessione su occupazione e salari, anche sulla scorta dei recenti dati Eurostat che vede i lavoratori italiani tra i peggio pagati nell’Europa dei big. “Non funziona” è il commento categorico di Prodi “alla luce di una cooperazione tra strutture finanziare e di una non cooperazione tra strutture politiche… Il mondo è ormai squilibrato dagli anni ‘80”. L’economia di mercato, che avrebbe dovuto assolvere al ruolo di moderatore tra operatori economici e finanziari e chi subisce le scelte,  non va, ha bisogno di correttivi.

Per l’ex Presidente della Commissione Europea, universalmente considerato il padre del passaggio dalla lira all’euro, insieme a Carlo Azeglio Ciampi, non poteva mancare una domanda sulla sopravvivenza della moneta comune, alla luce delle attuale dinamiche politico-economiche dell’Unione. Risposta ovvia, ma preoccupante, sguardo intenso, labbra ancor più serrate, e capo un po’ chino: “L’euro sopravvive con un rafforzamento dell’Europa, non ci può essere una moneta unica, senza unione politica, è necessaria un’autorità che compensi gli sbilanciamenti provocati dagli errori umani”. Nessun paese ha dunque interesse a lasciare la moneta unica che però farà fatica a sopravvivere a questo momento, se non vengono messe in campo misure di rafforzamento e di maggiore coesione tra le diverse anime, tese a tenere in vita campanilismi e nazionalismi, demagogia appunto.
Anche l’ex Presidente del Consiglio non vede uno sblocco immediato della situazione di impasse e questo, detto da lui, è piuttosto desolante.
 

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