"Children", la mostra fotografica che celebra i diritti dei bambini

  • Dove
    Auditorium Enzo Biagi in Salaborsa
    Piazza Maggiore
  • Quando
    Dal 20/11/2019 al 06/01/2020
    Apertura: dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 19.30. La biglietteria chiude un’ora prima
  • Prezzo
    Intero 10 euro. Intero con prevendita online 11 euro. Ridotto 8 euro per titolari di Card Musei Metropolitani Bologna e Bologna Welcome Card, minori tra i 12 e i 18 anni, per gruppi superiori alle 15 persone (massimo 25 persone) e studenti universitari con tesserino. Ridotto 9 euro per soci Coop. Ridotto con prevendita online 9 euro. Biglietto gratuito per minori di 12 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, diversamente abili con accompagnatore, due accompagnatori per scolaresca, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino. Prevendita online a pagamento anche per chi ha diritto al biglietto gratuito. Biglietto speciale 6 euro per scolaresche delle scuole primarie e secondarie, bambini dai 6 ai 14 anni. Visite guidate (su prenotazione per gruppi di massimo 25 persone): scuole 55 euro (stima durata visita 1 ora); gruppi 90 euro (stima durata visita 1 ora); in lingua (inglese e francese) 110 euro
  • Altre Informazioni

"Children", la mostra fotografica che celebra i diritti dei bambini: dal 20 novembre al 6 gennaio 2020. 

Il gioco, il divertimento, lo studio, la salute, ma anche i diritti negati, la povertà, lo sfruttamento, la guerra. Mercoledì 20 novembre a Bologna, in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dei 30 anni della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, inaugura la mostra fotografica “Children”, in programma all’Auditorium Enzo Biagi della biblioteca Salaborsa (piazza del Nettuno 3) fino a lunedì 6 gennaio. Promossa da Legacoop Bologna e da Legacoopsociali, e curata da Monica Fantini e Fabio Lazzari con fotografie a cura di Biba Giacchetti, la mostra presenta, per la prima volta insieme, gli scatti di Elliott Erwitt, Steve McCurry e Dario Mitidieri: 3 autori profondamente diversi dal punto di vista espressivo, ma accomunati dalla volontà di testimoniare in prima persona la partecipazione emotiva alle vicende dei bambini che hanno incontrato negli angoli più remoti del mondo, dove il diritto primario all’esistenza e quelli irrinunciabili all’uguaglianza, alla giustizia, alla libertà e alla pace, vengono calpestati nel silenzio e nell’oblio.

“Il gioco e la negazione del gioco sono il tema della mostra, in cui le fotografie di Erwitt, McCurry e Mitidieri, in dialogo con la scenografia di Peter Bottazzi, ci conducono a riflettere sul primario diritto alla spensieratezza dei bambini e sul nostro dovere come adulti di garantire loro un ‘tempo buono’ in cui possano crescere uguali – dicono i curatori –. Una mostra che guarda l’universale della popolazione per riposizionarla proprio all’altezza dei più piccoli: ossia al futuro”.

Le immagini di Steve McCurry sono sempre a colori e producono un senso di stupore e di meraviglia per l’eccezionalità espressiva del momento e l’intensità degli sguardi che l’autore è riuscito a catturare. Nel caso di Dario Mitidieri, la scelta di utilizzare il bianco e nero e l’apparente normalità delle scene producono un tipo di partecipazione emotiva diversa ma ugualmente forte, rendendo in modo efficace quella che Hannah Arendt definiva “la banalità del male”. Elliott Erwitt scandisce invece nell’infanzia il tempo nel suo scorrere, nel suo farsi futuro e storia insieme. Tema prevalente di tutti gli autori è quello del gioco, spesso senza il sorriso e la spensieratezza che dovrebbero accompagnare questa attività fondamentale per la crescita e lo sviluppo delle bambine e dei bambini. E al gioco si richiama anche la scenografia di Peter Bottazzi, che colloca le immagini di McCurry, Mitidieri ed Erwitt su strutture che rimandano alle giostre, ai blocchi di legno per le costruzioni e a un abaco, simboli del diritto al divertimento, alla fantasia e all’istruzione.

DALLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DEL FANCIULLO ALLA GIORNATA INTERNAZIONALE PER I DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA

Il diritto a crescere sano e sereno, a ricevere cure e protezione, a essere oggetto di amore e di comprensione, ad avere una famiglia, ad accedere a un’educazione gratuita, senza discriminazioni di “razza, colore, sesso, lingua, religione ed altro”. Il 20 novembre 1959, l’Assemblea generale delle Nazioni unite approvava la Dichiarazione dei diritti del fanciullo. Esattamente trent’anni dopo, il 20 novembre del 1989 veniva votata all’unanimità dagli Stati membri dell’Onu la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che rafforza la tutela verso i minori, ribadendo il “superiore interesse del bambino” in ogni atto, pubblico e privato. Da allora, ogni 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

ELLIOTT ERWITT

Elliott Erwitt è nato a Parigi da una famiglia di emigrati russi, nel 1928. Passa i suoi primi anni in Italia, a Milano. A 10 anni si trasferisce in Francia con la sua famiglia e da qui negli Stati Uniti, nel 1939, prima a New York e, due anni dopo, a Los Angeles.

Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia che sviluppa stampe “firmate” per i fan delle star di Hollywood.

La grande opportunità gli viene offerta dall’incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker, che amano le sue fotografie al punto da diventare i suoi mentori. Nel 1949 torna in Europa, viaggiando e immortalando realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l’inizio della sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall’esercito americano nel 1951, continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l’esercito stesso, mentre soggiorna in New Jersey, Germania e Francia.

Nel 1953, congedato dall’esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, a unirsi a Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968 per tre mandati. Oggi Erwitt è riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi. I libri di Erwitt, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant’anni.

Pur continuando il suo lavoro di fotografo, Elliott Erwitt negli anni Settanta comincia a girare film. Tra i suoi documentari, si ricordano Beauty Knows No Pain (1971), Red White and Blue Grass (1973), il premiato dall’American Film Institute The Glass Maker of Herat (1997). Negli anni Ottanta Elliott Erwitt produce diciassette commedie satiriche per la televisione per la Home Box Office.

Dagli anni Novanta fino ad oggi continua a svolgere un’intensa vita professionale che tocca gli aspetti più disparati della fotografia.

Ad oggi, i libri di fotografia pubblicati da Erwitt sono più di 45 e i suoi lavori sono stati presentati nelle sedi espositive più prestigiose al mondo. Fin dai primi anni Cinquanta, Erwitt si è stabilito a New York, anche se “stabilirsi”, nel gergo di Erwitt, significa “il posto dove sei nel momento in cui non vai da un’altra parte”. La flessibilità e l’adattamento alle richieste del lavoro e degli interessi personali lo hanno tenuto in movimento per tutto il globo prima di farlo tornare alla base.

STEVE MCCURRY 

Da circa 30 anni, Steve McCurry è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea. La sua maestria nell’uso del colore, l’empatia e l’umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili.

Nato nei sobborghi di Philadelphia, McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania State University prima di andare a lavorare in un giornale locale. Dopo molti anni, come freelance, McCurry compie un viaggio in India, il primo di una lunga serie. Con poco più di uno zaino per i vestiti e un altro per i rullini, si apre la strada nel subcontinente, esplorando il paese con la sua macchina fotografica. Al confine con il Pakistan, incontra un gruppo di rifugiati dell'Afghanistan, che gli permettono di entrare clandestinamente nel loro paese, proprio quando l'invasione russa chiudeva i confini a tutti i giornalisti occidentali. Riemergendo con i vestiti tradizionali e una folta barba, McCurry trascorre settimane tra i Mujahidin, così da mostrare al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando finalmente un volto umano ad ogni titolo di giornale.

Da allora, McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti. I suoi lavori raccontano di conflitti, di culture che stanno scomparendo, di tradizioni antiche e di culture contemporanee, ma sempre mantenendo al centro l'elemento umano che ha fatto sì che la sua immagine più famosa, la ragazza afgana, fosse una foto così potente.

McCurry è stato insignito di alcuni tra i più importanti premi della fotografia, inclusa la Robert Capa Gold Medal, il premio della National Press Photographers e per 4 volte ha vinto il World Press Photo. Il ministro della cultura francese lo ha nominato cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere; più recentemente, la Royal Photographic Society di Londra gli ha conferito la Centenary Medal for Lifetime Achievement. McCurry ha pubblicato molti libri, tra cui The Imperial Way (1985), Monsoon (1988), Portraits (1999), South Southeast (2000), Sanctuary (2002), The Path to Buddha: A Tibetan Pilgrimage (2003), Steve McCurry (2005), Looking East (2006), In the Shadow of Mountains (2007), The Unguarded Moment, (2009), The Iconic Photographs (2011), Untold: The Stories Behind the Photographs (2013), From These Hands: A Journey Along the Coffee Trail (2015), India (2015), Leggere (2016), Afghanistan (2017), Una Vita per Immagini (2018) e Animals (2019).

DARIO MITIDIERI

Dario Mitidieri vive a Londra e inizia la sua carriera collaborando con il settimanale “The Sunday Telegraph” e con il quotidiano “The Independent”.

Nel 1989, viaggia in Cina per documentare le manifestazioni degli studenti in Piazza Tiananmen, non sapendo che sarebbe diventato testimone di una delle più brutali repressioni della storia contemporanea. Per il suo lavoro, gli fu assegnato il premio British Press Photographer of the Year e venne riconosciuto a livello internazionale come uno dei migliori fotogiornalisti emergenti.

Nel 1994 il suo libro Children of Bombay fu pubblicato in sei lingue: è il risultato di un progetto lungo un anno sulla vita dei bambini di strada a Bombay. Descritto nell’edizione francese di Photo Magazine come uno dei dieci libri fotografici più importanti del decennio, Children of Bombay ha dato voce ai bambini che occupano il gradino più basso nella scala sociale indiana.

Negli anni che seguirono, Mitidieri fotografò il terremoto di Kobe in Giappone, l’ultima gara del pilota di Formula 1 Ayrton Senna, i conflitti nell’Irlanda del Nord e la guerra in Iraq, lo Tsunami in Indonesia, ma anche su diversi altri progetti come Children in Wars, Charismatic Evangelism, Hedonism in Ibiza e Teenage Pregnancy nel Regno Unito.

Il suo ultimo progetto, Lost Family Portraits, ha ricevuto il plauso internazionale della critica ed è stato visto online 780 milioni di volte.

Tra i suoi altri riconoscimenti importanti ricordiamo il W. Eugene Smith Award in Humanistic Photography, il Visa d’Or a Visa pour l’Image, l’European Publishers Award for Photography e il Getty Images Grant in Editorial Photography. Mitidieri è stato due volte vincitore al World Press Photo con Mass Graves of Iraq e Lost Family Portraits.

ORARI E BIGLIETTERIA

La mostra “Children” è aperta al pubblico da mercoledì 20 novembre 2019 a lunedì 6 gennaio 2020 presso l’Auditorium Enzo Biagi della biblioteca Salaborsa (piazza del Nettuno 3, Bologna). Prevendita dei biglietti su Midaticket.it. 

Apertura: dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 19.30. La biglietteria chiude un’ora prima

Chiusura: tutti i lunedì e il 25 dicembre

Aperture straordinarie:

lunedì 23 e 30 dicembre e 6 gennaio
24 e 31 dicembre (dalle ore 10 alle 17)
26 dicembre e 1 gennaio (dalle ore 10 alle 19.30)
 

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