Proiezione "L'Orologio di Monaco" di Mauro Caputo

Il 22 aprile alle ore 20.15 al Cinema Lumière il film "L'Orologio di Monaco" di Mauro Caputo, da una raccolta di racconti di Giorgio Pressburger (protagonista e voce narrante), una produzione VOX Produzioni e Istituto Luce-Cinecittà, una distribuzione Istituto Luce-Cinecittà.

Presentata nella selezione ufficiale del Festival Internazionale del Film di Roma, l’opera seconda di Mauro Caputo, riconferma la collaborazione con il regista/romanziere Giorgio Pressburger ai cui racconti il film si ispira, portando sullo schermo una famiglia centroeuropea in cui confluiscono i nomi dei più grandi protagonisti della storia degli ultimi due secoli: Marx, Heine, Mendelssohn, Husserl, Emeric Pressburger, etc. Nel film le immagini suggestive di alcuni luoghi della città di Trieste, ma anche riprese della vicina Slovenia o di Londra, insieme ai filmati di repertorio dell’Archivio Luce e al materiale video originale del regista Emeric Pressburger, gentilmente concesso per questo film dal regista scozzese premio Oscar, Kevin Macdonald, suo nipote. E su tutto, la voce e la fisicità di un uomo (Giorgio Pressburger), protagonista di questo viaggio, la cui vicenda personale e familiare riesce magicamente a intrecciarsi con la memoria del nostro ‘900, evocandone storie, violenza, arte, passioni. Luoghi, colori, parole, memorie, che compongono un affascinantissimo viaggio non solo di una vita, ma di una cultura.

RECENSIONI:

"Ho provato un forte rammarico al concludersi di questo film, quando la magica voce di Giorgio Pressburger e le complici immagini di Mauro Caputo hanno abbandonato lo schermo. Quella enorme quercia dalla chioma solenne sulla quale Giorgio, in cerca di se stesso, si è arrampicato per un incontro amorevole con quei suoi progenitori che hanno “fatto” il pensiero del nostro tempo, si è dissolta in una nebbia silente lasciandomi in uno stato di commossa riconoscenza"  PUPI AVATI

"Un uomo va alla ricerca di coloro che, nei tempi e nei Paesi più diversi, hanno portato il suo nome - nome di persone famose o sconosciute, sparse nel mondo nell’erranza del popolo ebraico – e scopre che quei legami non sono soltanto legami vicini o lontani di famiglia, ma legami universalmente umani. La sua odissea e la sua ricerca percorrono un mare di dolore, di avventura, di indistruttibile pietas e tenerezza e diventano semplicemente una ricerca dell’umano e dunque di se stessi. Un racconto cinematografico intenso e struggente, forte e discreto, che fa parlare non solo gli uomini ma anche i paesaggi, le cose, le tracce degli uomini passati sulla terra" CLAUDIO MAGRIS

“L’orologio di Monaco di Mauro Caputo conduce lo spettatore a condividere con intelligenza e partecipazione il mondo di ricordi e di riflessioni di Giorgio Pressburger, un mondo che si snoda attraverso mezza Europa e che incrocia personaggi celebri (da Heine a Mendelssohn, da Marx a Husserl al regista Emeric Pressburger, tutti legati ai suoi antenati) e persone comuni, momenti drammatici (Pressburger fuggì dall’Ungheria nel 1956, la sua famiglia subì le persecuzioni naziste) e pause di riflessione. Ma questo viaggio nel tempo e nella memoria non ha mai l’arroganza o l’orgoglio di chi vuole trasformarlo in vanto ma piuttosto la dolcezza e la delicatezza di chi sa che «i miti ci visitano fino a che, a un certo punto, come sono nati, svaniscono». La voce pacata di Pressburger e la sua figura quasi timorosa accompagnano lo spettatore tra i ricordi e gli «incanti» di un vita lunga e intensissima, a volte assumendo il tocco magico dell’orologio di famiglia che dà il titolo al film, altre volte lo sguardo incuriosito di chi «non ha mai trovato nessuna certezza ma non smette di cercare», conscio che alla fine ciascuno si rinchiuderà nella propria solitudine, «come era all’inizio degli inizi». Costruito secondo i modi «tradizionali» del racconto ritmato dalla voce off, il film sa mostrare una inedita forza visiva dal forte impatto emotivo, capace di passare dal pubblico al privato con bella armonia e un fascino che è insieme segreto e quotidiano” PAOLO MEREGHETTI

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