Davide Mancini Zanchi: da che mani vidi zan cin

Dopo la collettiva del 2018, Davide Mancini Zanchi inaugura la sua prima mostra personale alla OTTO Gallery di Bologna. Il titolo, da che mani vidi Zan Cin, ricombina in un gioco linguistico simile a un acronimo le sillabe e le singole lettere che compongono il nome dell’artista.
Con lo stesso spirito destrutturante e sperimentale Davide Mancini Zanchi rimedita l’atto pittorico alla ricerca di soluzioni nuove, non di rado audaci e irriverenti, che includono nell’opera materiali extrapittorici tra i più diversificati e comuni oggetti d’uso che mantengono inalterata la propria funzionalità.
Dagli interventi performativi degli esordi agli esiti della ricerca più attuale l’azione continua a rappresentare un momento fondante del suo lavoro. Ed è proprio intorno a questa idea, che accomuna i tre cicli pittorici presentati in mostra, che si articola il percorso espositivo. Nella serie dei Super liquidator-paintings, dipinti di grandi dimensioni posti in prima sala, la realizzazione è affidata ad una pistola ad acqua: non le pennellate di colore descrivono le superfici ma la ripetizione di un gesto ludico e antipittorico insieme, quello dello sparo. Ma azione è per Mancini Zanchi anche coinvolgimento dinamico del fruitore, che trasgredisce all’inviolabilità dell’oggetto pittorico per instaurare un contatto performativo con l’opera. Nella sala centrale della galleria l’artista presenta una serie appositamente realizzata per la mostra nella quale, con innata disinvoltura, decontestualizzando elementi d’uso quotidiano legati al mondo della palestra dotati di una mansione specifica e posizionandoli all’interno della tela, dà vita a opere “funzionalizzate” che devono essere agite. A conclusione della mostra, l’idea di quadro come campo d’azione per interventi diversi si allarga alla dimensione installativa nelle Costellazioni, dove i piccoli “tocchi bianchi” che ricoprono le pareti dell’ultima sala espositiva altro non sono che il risultato di un beffardo atto performativo.

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