Geert Goiris, Terraforming Fantasies

  • Dove
    Salone Banca di Bologna di Palazzo De' Toschi
    Piazza Minghetti, 4
  • Quando
    Dal 29/01/2019 al 24/02/2019
    Orari di apertura durante ART CITY: mercoledì 30 gennaio e giovedì 31 gennaio: 10-13 / 15-17, venerdì 1 febbraio: 10-20, sabato 2 febbraio: 10-24, domenica 3 febbraio: 10-20 Orari di apertura ordinari: giovedì e venerdì: 15-19 sabato e domenica: 11-18. Chiuso lunedì, martedì e mercoledì Ingresso libero
  • Prezzo
    Gratis
  • Altre Informazioni
    Sito web
    bancadibologna.it

Banca di Bologna continua il suo percorso dedicato all’arte contemporanea presentando per il quarto anno consecutivo una mostra di profilo internazionale.
Martedì 29 gennaio alle 18.30 presso il Salone della Banca di Palazzo De’ Toschi inaugu-rerà la prima personale in Italia del fotografo e videomaker belga Geert Goiris (Bornem, BE, 1971. Vive e lavora ad Anversa), le cui opere sono state esposte in prestigiose istitu-zioni europee. Il progetto rientra tra i main projects di ART CITY Bologna 2019 in occa-sione di Arte Fiera.
Si rinnova inoltre la collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna: gli studenti del Corso di Didattica dell’arte e mediazione culturale del patrimonio artistico accompa-gneranno i visitatori in mostra per tutta la durata dell’evento.

La mostra — composta da una selezione di stampe fotografiche di diverso formato, uno slide show e una video installazione multicanale — sarà presentata in un allestimento ambizioso e innovativo concepito appositamente dall’architetto Kris Kimpe, collaboratore abituale dell’artista. Il Salone sarà occupato da moduli espositivi esagonali, alcuni chiusi, altri aperti e accessibili, ognuno dei quali ospiterà sulle proprie pareti fotografie o immagi-ni in movimento. I moduli, distribuiti in maniera irregolare, offriranno allo spettatore un’esperienza immersiva, lasciandogli al tempo stesso la libertà di scegliere il proprio percorso.
La mostra bolognese è legata alla personale di Goiris presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa, in programma tra novembre e dicembre 2018. L’artista ha lavorato ai due progetti parallelamente, dando vita a due percorsi speculari le cui opere in gran parte coincidono — ma che risultano completamente diversi nell’allestimento, sottolineando le peculiarità dei due spazi.

Il titolo della mostra, tratto dalla videoinstallazione inclusa in essa, è Terraforming Fanta-sies (“Fantasie di terraformazione”). Il termine ‘terraformazione’, di creazione recente, vie-ne usato per lo più nel contesto di speculazioni sul futuro dell’umanità, e si riferisce alla possibilità di rendere simili alla Terra, e dunque abitabili per gli esseri umani, pianeti di-versi dal nostro alterandone chimicamente l’atmosfera. Si tratta di un’ipotesi che a oggi risulta fantascientifica, e la cui tacita premessa non è difficile da indovinare: l’ambizione di colonizzare altri pianeti rivela una profonda inquietudine circa il futuro del nostro, su cui incombe la minaccia di una catastrofe ecologica. Spiega Goiris: “È fuorviante pensare alla “terraformazione” a questo stadio. In sé e per sé è un concetto interessante, ma man-chiamo assolutamente della tecnologia e delle risorse (per non parlare dell’etica) per rea-lizzarlo. Sognarlo, comunque, è profondamente umano: ambizioso, e allo stesso tempo tragicamente lontano dalla realtà”. L’allestimento stesso della mostra è legato a questo tema: “La scenografia porta nello spazio una costellazione di oggetti estranei. L’intervento è, in una certa misura, inadatto, una forma di colonizzazione. Il mio intento (e la mia speranza) è che parli anche di caratteristiche umane come la meraviglia, la curiosi-tà, la perplessità, eccetera. Scegliendo accuratamente le immagini e presentandole in un’accurata scenografia, miro a immergere lo spettatore in un mondo parallelo, una realtà prossima alla nostra ma che non coincide esattamente con essa”.

Pur senza escludere gli interni e la figura umana, la ricerca fotografica e video di Geert Goiris si concentra soprattutto sul paesaggio. Sia che catturi nelle sue immagini siti ai confini del mondo (dall’Antartide al deserto vulcanico di Dancali, in Etiopia), sia che si concentri su luoghi familiari, Goiris li fa apparire sospesi ed enigmatici, come se apparte-nessero a un altro pianeta. Un risultato che è frutto di scelte tecniche e stilistiche precise: l’artista si serve principalmente di una macchina fotografica di grande formato, su cui monta pellicole speciali (ortocromatiche, per riprese aeree, a infrarossi). Gli scatti hanno luogo soprattutto durante le ore del tramonto, nell’ora incerta in cui la luce inizia a decli-nare e lascia posto all’oscurità. Il metodo di lavoro è una combinazione di preparazione e casualità: Goiris adopera la camera con la precisione di un consumato professionista, ma durante il lungo tempo di esposizione che predilige può accadere potenzialmente qua-lunque cosa. Il modo in cui la pellicola trasformerà il soggetto inquadrato in un’immagine rimane, in una certa misura, imprevedibile. La macchina fotografica non è mai un mero tramite attraverso il quale possiamo entrare in connessione visiva con il mondo esterno, ma uno strumento per esplorare la differenza fra la nostra “esperienza” di esso e l’atto di vederlo per ciò che è. Come il filosofo e fotografo francese Jean Baudrillard, Goiris sem-bra aver compreso che la macchina fotografica è dalla parte del mondo, e ci offre uno spiraglio su come esso appare quando è spogliato di ogni proiezione o interferenza uma-na. Nelle immagini dell’artista il sentimento ambiguo e inquietante che, a partire dal Set-tecento, ha preso il nome di “Sublime” sorge non tanto dalla vastità terrificante dei siti, o da un disastro che crediamo di veder incombere su di essi: è il risultato della sensazione distinta di essere tagliati fuori da ogni autentica connessione con il mondo.

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