Infermieri licenziati: "Non dormivano, è colpa degli allarmi che non funzionavano"

Il legale di due infermieri licenziati spiega come è andata e sottolinea che "non ci sono state conseguenze sui pazienti"

Licenziati per aver dormito sul posto di lavoro durante il turno di notte nel reparto di Medicina all'Ospedale Maggiore: è successo a tre dipendenti dell'Ausl, due inferimieri e un operatore socio sanitario (oss), che lo scorso venerdì hanno ricevuto il provvedimento riferito a fatti accaduti intorno alla metà di gennaio 2019. 

L'avvocato Guido Reni, il legale che segue due dei tre dipendenti licenziati (un infermiere e un oss), spiega che come da testimonianza dei suoi assistiti: «Quella notte fra il 14 e il 15 gennaio, nella quale avrebbero coperto il turno 20.00 - 7.00 il sistema di segnalazione evidentemente non ha funzionato, cosa che era già successa e che aveva richiesto l'intervento degli elettricisti già altre volte. I lavoratori, dopo aver provveduto alla somministrazione delle terapie e alla predisposizione del carrello, si trovavano in una stanza predisposta (e non in un magazzino imboscato ndr) in quei classici tempi di attesa del turno. In mano gli smartphone, stavano seguendo le notizie e in particolare quelle relative a una scossa di terremoto». 

E quindi in quel lasso di tempo i pazienti avrebbero suonato il campanello senza avere risposta? «Pare che uno dei degenti abbia suonato il campanello senza avere riscontro. A quel punto avrebbe chiamato l'ospedale con il suo telefono cellulare avvisando la guardia che era in attesa di essere raggiunto da qualcuno. A quel punto da un piano diverso del nosocomio si sono spostati degli altri infermieri e hanno avvisato i colleghi delle chiamate senza risposta. Li hanno trovati appunto nella stanza citata». 

Il paziente ha avuto conseguenze? E' stato l'unico a lamentare il mancato arrivo degli operatori? «Il paziente era autosufficiente e non ci sono state cnseguenze. Da quel che sappiamo anche altri degenti avrebbero suonato il campanello, che essendo appunto mal funzionante a detta dei nostri assistiti, non avrebbe fatto il suo dovere». 

Quali sono stati i tempi del provvedimento? «I fatti risalgono alla metà di gennaio (la notte fra il 14 e il 15), la contestazione è arrivata l'11 febbraio, io li ho accompagnati in commissione disciplina il 22 marzo e venerdì 31 maggio è giunto il provvedimento di licenziamento. Nel frattempo l'infermiere e l'oss hanno continuato a lavorare sottostando ai loro turni». 

Hanno altri provvedimenti disciplinari sulle loro spalle? «Assolutamente no, nessun richiamo in tanti anni. Anzi, entrambi hanno collezionato tante lettere di ringraziamento e di affetto da parte dei degenti che hanno assistito e anche dopo la comunicazione della contestazione hanno svolto le loro mansioni con premura». 

E adesso che cosa accadrà? Come vi muoverete? «Succede che come loro legale impugnerò il licenziamento chiedendo la reintegra e qualora l'ospedale non rispondesse dovrò fare un ricorso al tribunale del lavoro. Ricordo che nel pubblico impiego, a differenza del privato, per il licenziamento ingiusto è prevista appunto la reintegrazione nel posto di lavoro». 

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