“Insulti al pubblico” atto unico a due personaggi che personaggi non sono

Un gioco intorno ad un argomento serissimo, un serrato confronto con il teatro e la sua essenza scritto da Peter Handke e diretto e interpretato da Chiara Caselli.
di Peter Handke

con Chiara Caselli e Lydia Giordano

regia Chiara Caselli

produzione Teatro delle Donne

Correva l’anno 1966 quando un giovanissimo Peter Handke fece il suo ingresso nel mondo teatrale… insultando gli spettatori. In realtà “Insulti al pubblico” non è un testo di aggressiva provocazione, ma semmai il tentativo di mettere sul campo, anzi di condividere con gli spettatori stessi, una riflessione sul senso del teatro. Certo, in modo molto inconsueto e diretto. Oggi, che di anni da quel 1966 ne sono passati molti e sulle assi del palcoscenico si sono viste provocazioni molto più estreme, quegli “Insulti al pubblico” rischiano di essere datati. Eppure, a leggerli bene rimangono tuttora vivi e vivaci. Soprattutto se a farlo è la sensibilità di Chiara Caselli, che ne ha colto sfumature più sottili, e che li porta in scena in coppia con Lydia Giordano, cioè enfatizzando un approccio femminile al copione, e quindi più acuto per certi aspetti rispetto al solito.
E’ la stessa Caselli a spiegare il suo approccio: “Quello che mi ha colpita e catturata sin dalla prima lettura è l’energia vitale che erompe dalle lucide e giocose parole di un Handke allora ventiquattrenne. Nell’adattamento e nella regia ho seguito quell’intuizione, supportata poi dalla registrazione della prima teatrale a Berlino del 1966, con l’autore presente. Il pubblico in sala non è per nulla scioccato o imbarazzato. Gli spettatori si divertono, ridono spesso, si sentono coinvolti in un gioco. Questo voleva Handke, che pone l’elemento del gioco come centro alle note di regia e consigli agli attori, raccomandando loro di vedere film western, sketch comici, ascoltare cori da stadio, litanie religiose e facendo iniziare lo spettacolo con finti rumori di scena dietro il sipario che, aprendosi, rivelerà poi uno spazio nudo e vuoto. Un gioco, appunto, intorno ad un argomento serissimo, un serrato confronto con il teatro e la sua essenza. Ho fortemente voluto che lo spettacolo avesse un tono giocoso e spiazzante, supportato dall’intelligenza affilata di Handke che, consapevolmente, gioca con l’insita contraddizione alla base del suo testo”.
 

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