Mostra antologica di Roberto Tomba "Segni e di-segni"

Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
Sabato 10 marzo 2018
ore 18.00
inaugurazione dell’antologica di:
ROBERTO TOMBA (segni e di-segni)
L'artista sarà presente all' inaugurazione
Con la parola “segno” la semiotica è solita definire un qualcosa che sta per qualcos'altro, un sistema composto da un segnale, una referenza ed un referente, che rinvia ad un contenuto. Il “disegno” si struttura invece come un procedimento più complicato, nell'individuazione di aree definite che creano la percezione visiva di forme dalla natura variegata, la sovrapposizione e l'elaborazione delle quali ne creerà altre ipoteticamente infinite. La qualità di Roberto Tomba è quella di riunire “segni” e “disegni” nell'immediato rapido di un'unica istanza dinamica: il tratto scorre sulla superficie a comporre l'essenzialità nuda di forme pure, intatte, che si rincorrono alla ricerca di un'immagine secca e precisa, ancora più efficace nel suo conservare una propria carica eversiva, simbolica e significante. Non si tratta di bozzetti o immagini propedeutiche ad un qualcosa di più vasto o definito: il disegno di Tomba mantiene la dignità autonoma e la preziosità rara dell'opera d'arte tout court e può costituirne – in più di un'occasione – l'approdo finale. Un aspetto di non poco conto che informa l'intero procedimento compositivo dell'artista: la scaturigine di un'immagine, di un soggetto, e la sua reiterazione nel tempo – sotto varie forme, formati e tecniche realizzative – si spostano invariabilmente dal dipinto al disegno a matita al disegno a pastello per tornare, forse, di nuovo al dipinto, all'interno di un incedere progressivo senza soluzione di continuità dove ogni stazione, ogni stasimo raggiunto rappresenta di per sé un ben definito, intero universo. La lieve immediatezza del segno grafico, privata delle lusinghe e del conforto delle possibili declinazioni cromatiche, costringe felicemente l'osservatore ad affinare una propria sintesi analitica che vada a ricavare attraverso la pulita secchezza dell'immagine vicenda narrata, allegoria psicologica e traslato implicito. A tale riguardo è necessario sottolineare un'ulteriore vena d'abbondanza che nutre il fare artistico di Roberto Tomba: la presenza pressoché costante del correlativo oggettivo, concetto poetico elaborato da T.S. Eliot che pone in stretta relazione oggetti, situazioni, immagini o eventi con le particolari emozioni che ne derivano.
Le visioni, i sogni, le molteplici metamorfizzazioni che si rincorrono e si ripetono in maniera anaforica costruiscono e sostengono l'intero palinsesto mitopoietico dell'artista, un immaginario variegato e complesso sempre in bilico tra divertita ironia e vagheggiate simpatie melancoliche. Si pensi alla deliziosa delicatezza de “L'orchestra” i cui musicanti potrebbero essere gli sconfitti ma coscienziosamente assidui suonatori del Titanic, oppure alle eleganti spigolosità melliflue de “L'anniversario”, autoritratto zoomorfo di un episodio familiare.
Impagabile l'ironica dissimulazione e la riuscitissima endiadi tra titolo ed immagine di “Cagnolino con signora” in cui l'arabescato, aereo intreccio di segni a ricomporre l'immagine un po' fané di una signora che occupa quasi per intero lo spazio nulla può contro la quasi dispotica ieraticità del cagnolino al guinzaglio, ad un tempo protagonista e deuteragonista dell'opera. Quando l'essenzialità del tratto è condotta e praticata all'estremo, i titoli corrono in aiuto alla suggestione dell'immagine rappresentata, quasi ad indirizzare la mente dell'osservatore verso una preliminare ipotesi gestaltica, sicuramente a rivendicare il proprio ruolo fondamentale – niente affatto accessorio – nell'economia dell'opera. Così i pochi segni di “Bistrot” ci conducono all'interno di atmosfere parigine, quattro linee variamente indirizzate e modulate nello spazio ci dicono che siamo dinanzi ad un cane presuntuoso, curvature dinamiche, scattate e concentriche ci spingono a seguire le vicende di un ciclista. La deformazione divertita e programmatica, l'instabile equilibrio irrequieto, la progressiva rastremazione del segno capace di toccare punte davvero mirabili per semplicità e personale mimesi del dettaglio fanno di Roberto Tomba una sorta di Homo Magus, definizione attinente all'idealismo magico di età romantica secondo cui lo spirito è in grado di plasmare e trasformare la materia: in virtù di tale facoltà i pensieri possono diventare cose e le cose pensieri. Lasciando scorrere le matite sul foglio seguendo le disparate evoluzioni di un funambolo che rivaleggi con l'aria, l'artista precipita sogni, suggestioni, ipotesi allegoriche, storie e simboli trasformandone l'essenza in materia viva, visibile e vivace. Come accade nel felliniano “Libro dei sogni” - grande esempio di come la delicata profondità dell'essere vada riconosciuta e ricercata alla superficie – Tomba ci offre una carrellata di situazioni satiresche e parodistiche, visioni oniriche e paradossali inversioni percettive, la grandiosità di mito e mistero al pari di un innocuo interno familiare o di un anonimo paesaggio di provincia, universo sconfinato in cui reale e surreale si intrecciano e procedono all'infinire. Le immagini si assottigliano in pensieri, si assommano in labirinti di incamminamenti in cui lo stile è l'uomo e il segno ripropone la complicata semplicità di essere sé stesso. testo scritto a cura di Alberto Gross

 

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