"Blur", l'installazione di Riccardo Buscarini al MAMBO

Sarà presentata al MAMbo, Museo di Arte Moderna di Bologna, giovedì 26 marzo (dalle 17 alle 20) e venerdì 27 (dalle 15 alle 18) la installazione ‘Blur’, realizzata dal coreografo e danzatore piacentino Riccardo Buscarini. L'evento avrà luogo in occasione del Simposio finale del progetto europeo Performing Gender, nato nel 2013 dalla sfida tra 17 artisti provenienti dai Paesi Bassi, Croazia, Spagna e Italia. Oggetto della sfida era la creazione di nuove opere che rappresentassero, attraverso la danza e le arti visive, la bellezza delle diverse identità e dei diversi punti di vista sulla sessualità e l'identità di genere. Nel corso dei due anni successivi le installazioni sono state ospitate da laboratori, residenze e incontri in importanti musei di arte contemporanea.

Per celebrare questa esperienza, Performing Gender propone un Simposio Internazionale, con tre giorni di spettacoli e incontri per ripercorrere le attività del progetto, illuminare circa i  risultati più importanti e porre le basi per gli sviluppi futuri. L'installazione "Blur" ha a che fare con l’ambiguità della seduzione, e affronta i temi del genere e della sessualità considerandoli soggetti instabili e mutevoli, in cui categorie fisse non sono possibili.

"Sono partito dalla mia voce - dichiara Buscarini -  dato che spesso chi non mi conosce al telefono mi scambia per una donna - e sono arrivato all’immagine di un corpo imprigionato in una rete che ne trasforma i lineamenti, creando una serie di immagini contrastanti in continua evoluzione. Una crisalide, un accoppiamento animale, un tritone, una spogliarellista, una sposa… emergono ad evocare concetti di ambiguità, seduzione, controllo, autorità e oppressione".

"La mia prima reazione, quando sono stato invitato a partecipare a questo progetto? La confusione - confessa il coreografo e danzatore piacentino - Non avevo mai riflettuto sulla mia identità di genere o il mio orientamento sessuale attraverso il mio lavoro. Con Blur, voglio trasmettere questo stesso senso di incertezza e di ambiguità: uno spazio meditativo, indefinito, dove il genere è l'eco di una chimera che oscilla nell’ombra. Mi mette alla prova ma mi riempie di gioia essere parte di questo progetto. E’ la prima volta che attraverso il mio lavoro rifletto su di me dal punto di vista del genere e dell’orientamento sessuale - difficilissimo riflettere sulla propria identità - e che sono parte di un progetto di così larghe vedute e impegno sociale. Spero davvero che in Italia le cose si evolvano. Non è un momento facile sotto nessun punto di vista"

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