Otto Gallery: 'Realtà', prima mostra retrospettiva di Silvio Wolf

Otto Gallery è lieta di presentare la prima mostra retrospettiva di Silvio Wolf in Italia dedicata alla sua trentennale esplorazione del concetto di Realtà, interrogata attraverso il dualismo spazio fisico - spazio mentale.

Questa mostra è concepita come un unico percorso attraverso tre cicli di opere fotografiche che esplorano forme letterali e simboliche del reale visibile secondo multipli piani di lettura.

Ispirandosi a luoghi, spazi e materiali incontrati nel percorso esperienziale della Realtà data, Wolf ha selezionato alcuni lavori fondamentali tratti dai cicli: Architetture (1989- 2006), Skylights (2002) e Orizzonti (2006-2011). Le opere esposte sono ordinate secondo un percorso pensato per lo spazio architettonico della galleria, in particolare la progressione delle tre sale, interpretate come stadi di ricerca del linguaggio.

In tutti i lavori esposti è sottesa un’unica fondamentale domanda che assume risposte multiple, definite dalla natura delle immagini e dall’attivo processo interpretativo ed esperienziale dell’osservatore: quale sia il rapporto tra Realtà fenomenica, ci che già è e preesiste all’incontro dell’artista-fotografo col dato a lui esterno, e l’Immagine, intesa come metafora del Reale e sua messa in codice ed interpretazione. Conseguentemente: come possa la Fotografia, che è forma di scrittura visiva basata sul primo livello sensibile del Reale, accedere e indicare ulteriori piani di lettura, altre interpretazioni e trasfigurazioni dei dati esperibili della Realtà.

L’artista sembra indicare attraverso un percorso interpretativo di tipo ermeneutico la possibilità di accedere a una Realtà sottesa e implicita a quella retinicamente percepibile, anche se non direttamente visibile. In questo processo, che è per lui mentale ed esperienziale assieme, è decisiva la presenza simultanea di due fattori: l’uso del linguaggio fotografico utilizzato come forma di scrittura simbolica del Visibile, e l’Esperienza dell’osservatore il cui sguardo e pensiero, intimamente legati tra loro, donano all’immagine identità, profondità e spessore.

In tutti i lavori esposti è fondamentale la relazione tra opera e sguardo: visione e significato sono variabili di un unico percorso che pone attivamente il Soggetto al centro dell’opera.

Consapevole che l’attuale condizione bulimica, indotta dall’eccessivo consumo d’immagini, stia producendo un radicale impoverimento dell’esperienza visiva e un’incipiente cecità dello sguardo, l’opera di Wolf suggerisce invece la ricerca di una condizione di rallentamento e di ascolto, inducendo a spostare l’attenzione dal tempo e dal luogo dello scatto alla relazione che s’instaura tra sguardo e immagine.

Realtà fenomenica e sguardo dell’osservatore convergono sulla superficie della fotografia, luogo di coincidenza tra flussi temporali e percettivi complementari e distinti. Questo piano bidimensionale è un campo simbolico di unione e separazione, la soglia che mette in relazione interno ed esterno, spazio fisico e spazio mentale, offrendo identità a entrambi: il visibile e l’invisibile sono piani compresenti dell’unica Realtà.

I cicli di opere esposte sono:

Sala I: Orizzonti

Queste scritture di luce, auto-generate durante il processo di caricamento dell’apparecchio, sono atti di appropriazione di scarti del processo fotografico. Ogni Orizzonte è l’attualizzazione di un processo off camera che avviene in camera: un paradosso che dà vita a immagini pre-fotografiche. Il soggetto non è più il mondo esterno, ma il linguaggio: il suo codice reso visibile. Sono immagini prima del tempo, già attive in forma latente prima dell’esperienza del fotografo, nell’accezione Anglosassone “photographs without pictures” che rappresentano il confine tra oggettività e astrazione: pure interpretazioni della luce fotograficamente rivelata e attribuzioni di senso di oggetti fotografici, non scatti.

Sala II e III: Architetture e Skylights

In entrambi questi cicli di lavori Silvio Wolf esplora in forme diverse l’idea di Soglia. I concetti di limite, assenza e altrove sono espressi attraverso metafore dello spazio e simboli dei luoghi.

L’artista riconosce la soglia in luoghi reali che interpreta come modelli di realtà: quel limite tra presenza e assenza, qui e altrove in grado d'indicare strade, esperienze e alterità possibili. Sono luoghi di transizione che connettono e separano, visioni simultanee d’interno ed esterno. La soglia è per Wolf un confine che si affaccia su due mondi, dei quali l’uno non potrebbe esistere senza l’altro: ci che unisce, separa.

I luoghi fotografati sono disabitati, immobili e sospesi nel tempo; è come se l’uomo vi fosse inscritto senza essere mai esplicitamente nominato, come se lo contenessero e quasi ne fossero emanazioni spaziali.

La predilezione di Silvio Wolf per i luoghi di transizione vuole forse anche indicare che la Fotografia stessa, come linguaggio simbolico, pu essere pensata come soglia tra il Reale visibile e i suoi molteplici livelli d’interpretazione: limite e punto di coincidenza tra materiale e immateriale, visibile e invisibile, reale e possibile. La Fotografia è pensata come un’interfaccia: la soglia tra l’Io e il Reale.

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