"Un sabato notte al museo", la Pinacoteca Nazionale fa le ore piccole

Da sabato 27 luglio e per ogni ultimo sabato del mese fino alla fine dell'anno la Pinacoteca nazionale di Bologna aperta fino a mezzanotte

Da sabato 27 luglio, e per ogni ultimo sabato del mese fino alla fine dell’anno, parte “Un sabato notte al museo”, progetto ideato dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, che prevede l’apertura serale dalle 20:00 alle 24:00 dei luoghi d'eccellenza della cultura tra musei e aree archeologiche statali.
In particolare le aperture saranno assicurate per i musei fino a dicembre 2013, mentre per i siti archeologici fino a settembre 2013.

Anche la Pinacoteca nazionale di Bologna ha aderito al progetto e, dal 27 luglio al 28 dicembre, si potrà visitare in notturna.

Con la collaborazione della Direzione per la Valorizzazione il Ministero è riuscito a realizzare un progetto pilota che ha l’obiettivo di diventare un appuntamento stabile per rendere la fruizione della cultura più ampia possibile e per offrire ai turisti che visitano il nostro Paese un’opportunità indimenticabile.

“Ho lavorato molto per questo progetto - ha dichiarato il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Massimo Bray – che avvicina i nostri musei agli standard europei e intende richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull'importanza di questi luoghi, quali riferimenti essenziali per la promozione dei territori e dunque significativi veicoli di sviluppo economico. I cittadini e i turisti avranno la possibilità, fuori dai consueti orari di visita, di ammirare il patrimonio culturale dell’Italia”.

LA PINACOTECA NAZIONALE DI BOLOGNA. Ha sede nell'ex noviziato gesuita di Sant'Ignazio nel quartiere universitario. L'origine delle sue collezioni, essenzialmente frutto delle soppressioni e delle spoliazioni di chiese e conventi durante il periodo napoleonico, è però più antica, risalente ai primi decenni del XVIII secolo. Nel 1712 da un'idea del conte Luigi Ferdinando Marsili nasceva infatti l'auspicato “Istituto delle Scienze e delle Arti” con lo scopo di superare la vecchia struttura corporativa delle arti e rilanciare un'idea nuova e attiva del movimento delle Accademie che tanta forza aveva avuto in tutta Europa. Nel 1762 l'Istituto delle Scienze entrò in possesso di un primo nucleo di dipinti, destinati all'Accademia Clementina. Si trattava della cospicua donazione di Mons. Francesco Zambeccari: il nucleo iniziale da cui avranno seguito ed incremento le raccolte bolognesi.

LA COLLEZIONE. Un nucleo principale nelle opere che provengono dalle chiese e dai conventi bolognesi soppressi in età napoleonica, privilegiando quindi la scuola pittorica bolognese ed emiliana dal suo fiorire trecentesco con Vitale da Bologna fino alla pittura settecentesca dei Gandolfi.  Non mancano però testimonianze fondamentali di artisti non bolognesi che ebbero contatti diretti e non con la città come Giotto e Raffaello.  Ruolo dominante e caratterizzante nella raccolta riveste l’arte del seicento bolognese, rappresentata dai capolavori di Ludovico, Agostino ed Annibale Carracci e dalla grandezza riconosciuta in tutto il mondo di Guido Reni e del Guercino.

  

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