Inchiesta presunta truffa segretaria di Bersani: "Nessuna irregolarità"

Il Fli Raisi aveva messo in moto l'inchiesta sulla segretaria di Pierluigi Bersani: avrebbe avuto un incarico ad hoc dalla Regione. La difesa: "No irregolarità da parte di chiunque, tanto meno della Veronesi"

Il deputato bolognese Enzo Raisi (ex Pdl, ora Fli) nel 2012 mise in moto un'inchiesta sulla segretaria storica di Pierluigi Bersani, Zoia Veronesi per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia Romagna. Raisi ipotizzava la creazione di un incarico ad hoc per la donna da parte della Regione stessa, che le avrebbe consentito di continuare a seguire a Roma l'attività del segretario del Pd ed ex presidente in viale Aldo Moro.

La Veronesi, indagata dalla Procura di Bologna, da tempo non è più dipendente regionale, ma lavora per il Pd. "Il pubblico ministero - ha spiegato, interpellato dai giornalisti il difensore avv. Paolo Trombetti - ci ha invitato a rendere interrogatorio: cosa che faremo senz'altro perché abbiamo interesse a chiarire che non c'é stata nessuna irregolarità da parte di chiunque, tanto meno della signora Veronesi".

AVVISO A COMPARIRE MA NESSUNA TRUFFA. Zoia Veronesi, un paio di settimane fa, ha ricevuto un avviso a comparire in cui si ipotizza la truffa ai danni della Regione Emilia-Romagna. Al centro dell'inchiesta, condotta dal Pm Giuseppe Di Giorgio, il suo ruolo avuto a Roma da parte della Regione come 'raccordo con le istituzioni centrali e con il parlamento'. Negli accertamenti compiuti dalla magistratura però non sarebbe stata trovata traccia di questa attività di cui era incaricata Veronesi.

LE REAZIONI DELLO STAFF DI BERSANI: OGNI VOLTA VIENE FUORI LA SEGRETARIA. "Ogni volta che ci sono le primarie esce questa storia della segretaria di Bersani". Dallo staff del segretario del Pd reagiscono così alla notizia che la storica segretaria di Bersani Zoia Veronesi è indagata per truffa ai danni della Regione Emilia Romagna.  Nel 2009, spiegano i collaboratori del leader Pd, durante la corsa di Bersani per le primarie alla segreteria, uscì la notizia dell'esposto di Enzo Raisi contro Veronesi sostenendo che, dopo aver terminato l'esperienza al ministero dello Sviluppo, per Veronesi si creò un incarico ad hoc per lei da parte della Regione per cui lavorava, che le consentisse di continuare a seguire a Roma l'attività del segretario del Pd ed ex presidente della Regione. Dopo la vittoria di Bersani alle primarie, aggiungono dallo staff di Bersani, Veronesi si è poi dimessa dall'incarico in Regione.

IPOTESI RESPINTA, NESSUNA OMBRA. L'ammontare della truffa sarebbe relativo alla retribuzione avuta dalla Regione per l'anno e mezzo circa in cui ha ricoperto l'incarico. Poi si è dimessa ed é stata assunta dal Pd. "L'ipotesi di reato - ha spiegato il difensore avv.Paolo Trombetti - viene respinta, come verrà dimostrato nell'interrogatorio. E' tutto regolare e senza ombre. Si tratta di una vicenda in cui nulla le può essere rimproverato". Raisi aveva presentato l'esposto su Veronesi il 19 marzo 2010, insieme ad altri esposti riguardanti la Regione. Venivano segnalate presunte anomalie o irregolarità sull'incarico assegnato all'ex segretaria di Pierluigi Bersani, come 'dirigente professionale' per il raccordo con le istituzioni centrali e il Parlamento (ruolo che, secondo Raisi, le avrebbe permesso di continuare a lavorare per il segretario Pd). La stessa Veronesi in alcune interviste comparse allora sulla stampa locale aveva spiegato di essere una dipendente regionale con orario di lavoro di 36 ore: "Nel tempo libero e nei week end faccio quello che mi pare gratuitamente". Rispetto a Bersani, Veronesi aveva spiegato di aver cominciato a lavorare con lui 18 anni prima "in una sede di partito. Poi sono stata la sua segretaria quando è stato presidente della Regione.

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POSIZIONE IN REGIONE SOPPRESA. "L'ho seguito come segretaria quando è stato ministro chiedendo l'aspettativa dalla Regione". La Veronesi aveva aggiunto che Bersani, quando è diventato segretario Pd, le aveva chiesto se era disponibile a lavorare con lui. E le decisione era stata di andare a lavorare con lui, dopo avere annunciato il 28 gennaio 2010 le dimissioni, diventate tali dopo i due mesi di preavviso. La posizione che rivestiva per la Regione era stata poi soppressa, e questo fatto era stato oggetto di una interpellanza regionale del Pdl.

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