Bando Fondazione Cineteca. Pdl: “Uno scherzo di Carnevale?”

24 posizioni aperte per lavorare in Cineteca. Lorenzo Tomassini: "Modalità anomale e posta non certificata. Pochi sapevano della selezione e l'indirizzo di posta non è certificato"

Non si fa in tempo a parlare di nuovi posti di lavoro a Bologna e già torniamo sulla mancata trasparenza di selezioni e concorsi. Questa volta si tratta delle 24 posizioni aperte della Cineteca, di recente diventata Fondazione. Il 6 febbraio è stato infatti pubblicato un bando con scadenza domani, 16 febbraio 2012 e l’intervento odierno, in Consiglio Comunale, del pidiellino Lorenzo Tomassini solleva qualche perplessità: “Conosciamo tutti il percorso della Cineteca visto che ne abbiamo discusso recentemente in questa stessa aula. E’ stato costituito un’entità a capitale pubblico pur essendo di diritto privato. Ho quindi voluto capire quali filosofie regolino questo bando”.

I CV A UN INDIRIZZO NON CERTIFICATO. “Le prime perplessità sorgono immediate – prosegue Tomassini - per come il bando è stato strutturato e consegnato al sito, forse con le migliori intenzioni. Fra gli aspetti più curiosi (e lo chiederò venerdì al Question Time) ci sono le modalità anomale, almeno ad avviso di chi cerca di uniformarsi alle regole e che fa del Diritto la propria professione. Il primo aspetto curioso è la ristretta forbice e la limitata notorietà di questo bando. Gli aspiranti potranno mandare la candidatura a un indirizzo di posta elettronica del Comune, che è un indirizzo tutt’altro che certificato. La legge del 28 febbraio del 2009 impone alle Amministrazioni pubbliche uno strumento che si chiama PEC (Posta Elettronica Certificata) che è obbligatorio”.

UNO SCHERZO CARNEVALESCO. “Non posso non stigmatizzare il fatto che per assegnare dei posti di lavoro un ente di capitale pubblico ricorra a strumenti che non sono rispettosi delle regole. Ma c’è di più. La parte conclusiva di questo bando sembra più uno scherzo di Carnevale che una cosa seria perché dice che la Fondazione declina fin da ora ogni responsabilità per la dispersione di comunicazioni dipendenti da eccessive dimensioni del messaggio, se l’indirizzo verrà cambiato o se verrà sbagliato. Vogliamo governare all’insegna dell’ equivoco o vogliamo fare qualcosa che dia un’immagine diversa del Comune di Bologna? Vogliamo alimentare dubbi sul poter ‘far fuori qualcuno’ perché una mail non è arrivata? Chiederò spiegazioni alla Giunta venerdì. Intanto non po