Borgonzoni, al Senato o in Regione? La leghista rinvia la decisione: sale la pressione politica

Mentre a Palazzo D'Accursio il Pd chiede le dimissioni anche dallo scranno in consiglio comunale, nel centrodestra c'è chi non vede di buon occhio la 'chiamata' di Salvini a Roma

Lucia Borgonzoni rimarrà a Bologna a presiedere l'opposizione in consiglio regionale oppure andrà a Roma nello staff della Lega come referente cultura? Se lo chiedono in tanti, a ormai una settimana dallo spoglio dei risultati delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, dove la ex candidata del Carroccio è uscita sconfitta dal confronto con il governatore uscente Stefano Bonaccini.

Martedì 28 gennaio, in una affollatissima conferenza stampa all'indomani dello spoglio, era stato Matteo Salvini, dopo diverse domande rivolte invano a Borgonzoni, a intervenire sul tema. "Lucia mi ha chiesto di stare qui (in Regione, ndr). Deciderò se è piu utile qui o a Roma... in tanti fanno il percorso verso lo scranno a Roma. Lucia lo vuole fare al contrario, ma su questo decideremo e vedremo se c'è spazio per accontentarla".

Altresì era stato promesso che una decisione sarebbe dovuta arrivare alla festa di ringraziamento dei militanti leghisti del venerdì successivo. Durante il punto stampa della serata però, anche in quella occasione, Salvini ha ripetuto la stessa formula: Lucia chiede di restare, ma serve a Roma è stato in sostanza il messaggio, aggiungendo particolari sull'incarico, un posto come responsabile cultura nello staff della Lega.

Un punto ripetuto anche oggi dall'ufficio stampa della Lega che però non scioglie la questione di fondo, anche se -viene fatto sapere- Borgonzoni sarà presente alla prima seduta dell'assemblea legislativa, peraltro ancora non calendarizzata. La legge prevede infatti che vi sia incompatibilità tra la carica in consiglio regionale e lo scranno di Senato, un punto sul quale, prima o poi, andrà presa una decisione.

Alla vigilia del voto, in piena campagna elettorale, era stata la stessa Borgonzoni durante il confronto tv con Bonaccini a Carta Bianca a prendere l'impegno di rimanere in regione anche in caso di sconfitta, un impegno ribadito più volte durante la campagna elettorale. E se dai banchi del Pd a vari livelli ora si spara a palle incatenate contro quella che viene considerata dai dem una promessa tradita.

A lanciare il sasso nello stagno è il deputato Pd Serse Soverini: "E' evidente- afferma il dem- che c'è uno scarto tra la responsabilità verso il territorio e il tuo interesse personale. Questo emerge. Io al posto suo, se avessi fatto una promessa e mi fossi preso l'impegno, mi assumerei l'onere e l'onore di fare opposizione. Manterrei l'impegno e farei il mio dovere in Emilia-Romagna, questa è la differenza tra lei e Bonaccini".

Anche la ormai nota avvocata per i diritti Cathy La Torre coglie con ironia il tutto, e sferza in un post su Facebook: "Costretta dal fato ad abbandonare il Consiglio Regionale in cui voleva rimanere ma il capo ha un disperato bisogno di lei a Roma. Ma se ne aveva bisogno… perché l’ha candidata in Emilia Romagna?!".

Frattanto anche il fronte comunale della "questione Borgonzoni" è stato risollevato. A farlo la consigliera Pd Simona Lembi, che chiede le dimissioni di Borgonzoni da consigliera comunale: "Non partecipa alle sedute da quasi due anni", punge Lembi, ricordando come nel passato a Bologna diversi consiglieri eletti a Roma avessero lasciato il posto per questioni di opportunità politica.

Se le prime possono essere derubricate a normale dialettica politica, ben altra rilevanza assumono i malumori affiorati nel centrodestra, dove si leva qualche voce critica, come quella dell'ex collega di partito Manes Bernardini, ora civico schierato nelle ultime elezioni regionali con Forza Italia. "Scegliere di abbandonare per rimanere nella sedia più comoda del Senato -incalza Bernardini in una lettera aperta a Borgonzoni- sarebbe l'ennesimo errore, un regalo ai tuoi detrattori e per l'ennesima volta avremmo buttato via tempo ed energie per una vera alternativa".


 

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