Candidati, Marco Rizzo: 'Noi contro la Sinistra che ha tradito'

Il candidato al Senato: "Pensiamo sia necessario ridare ai lavoratori e alle classi popolari la possibilità di votare la falce e martello"

Lucia Borgonzoni, Vasco Errani, Galeazzo Bignami, Michela Montevecchi: questi i candidati alle Politiche 2018 che ci hanno già "raccontato" i loro programmi elettorali a meno di un mese dal voto. Anche Marco Rizzo, segretario generale del Partito Comunista (è stato a Bologna lo scorso 11 febbraio) presenta i temi e i candidati (qui i candidati al Senato, qui i candidati alla Camera) in questa intervista, nella quale chiarisce: "Oggi fra un ricco imprenditore che vota il PD, e un disoccupato che vive in periferia e vota per la Lega, onestamente mi interessa molto di più convincere il secondo a votare comunista. A Bologna abbiamo raccolto le firme in soli tre giorni"

Quando ha deciso di accettare la candidatura e con quale spirito rispetto allo scenario politico nazionale, e nello specifico del centrosinistra?

"Abbiamo preso questa decisione lo scorso novembre, perché pensiamo sia necessario ridare ai lavoratori e alle classi popolari la possibilità di votare la falce e martello. In questi anni il Partito Democratico e la sinistra al governo hanno mostrato il loro vero ruolo. Hanno tradito i lavoratori, si sono messi dalla parte delle banche e della Confindustria, si sono inchinati davanti ai vincoli europei. Non possiamo lasciare che i lavoratori guardino a destra o ai cinque stelle come unica alternativa a questa sinistra. Questo è il messaggio che lanciamo con queste elezioni, consapevoli che la strada è lunga, tutto è da ricostruire. Ma incontriamo ovunque entusiasmo e impegno".

Come è andata la raccolta firme? Un risultato positivo che fa emergere quali considerazioni sull'elettorato di centrosinistra?

"Un risultato sicuramente positivo, nonostante una legge che non stento a definire infame, costruita ad arte per escludere dalle elezioni i partiti che non sono già in parlamento e che tra l’altro aprirà la strada a un nuovo governo tecnico comandato da Bruxelles. A differenza della Bonino non abbiamo avuto “aiutini” e abbiamo raccolto le firme una per una. Grazie ai nostri militanti tanti giovanissimi che hanno dedicato il loro tempo ai banchetti, in pieno inverno. Ma questo contatto con le persone è salutare per un partito come il nostro. Lasciando stare il centro-sinistra, le dico che in Italia sono in tantissimi a volere una vera alternativa a sinistra, rispetto alle politiche di questi anni. Quest’alternativa è solo il Partito Comunista, e molti l’hanno già capito. Pensi che a Bologna abbiamo raccolto le firme in soli tre giorni".

L'identità politica della nostra città e della nostra regione è nota: eppure le Regionali del 2014 hanno registrato un astensionismo record e inatteso e alle passate Amministrative il PD è andato al ballottaggio con la Lega Nord. Che previsioni ha sul 4 marzo? Con quale appello solleciterebbe i cittadini a non rinunciare al voto?

"Non è semplicemente una questione di “identità” politica. Centro-destra e centro-sinistra per anni hanno governato facendo le stesse cose. Ciò che Berlusconi non era riuscito a fare, come cancellare l’articolo 18, alla fine l’ha fatto Renzi. Oggi tanta gente esasperata è finita a votare la Lega perché per troppo tempo è mancata una sinistra vera, di lotta, che mettesse a primo posto i lavoratori. Insomma, sono mancati i comunisti. Oggi fra un ricco imprenditore che vota il PD, e un disoccupato che vive in periferia e vota per la Lega, onestamente mi interessa molto di più convincere il secondo a votare comunista. Gli direi che Salvini gli vende una finta soluzione, quella della guerra fra poveri contro gli immigrati, mentre propone politiche in favore dei ricchi come la flat tax e tace sui poteri forti. Ormai ha ritrattato persino la posizione sull’Unione Europea. Sul post-elezioni, qualsiasi governo di centro-destra, centro-sinistra o cinque stelle potrà fare ben poco, senza una rottura chiara con il sistema di potere attuale, con la UE della finanza. Il governo tecnico è già pronto. Se dovessi convincere qualcuno ad andare a votare, gli direi di votare per l’unico partito che non lo tradirà il giorno dopo".

La campagna elettorale è stata ufficialmente aperta e ha già avuto modo di incontrare gli elettori in diversi contesti: cose le chiedono? Cosa le dicono?

Ci sono delle vere e proprie urgenze nel nostro paese: disoccupazione, precarietà, emergenza abitativa. Ma ciò che tutti ci chiedono è soprattutto di non essere presi in giro. Stiamo assistendo a una campagna elettorale fatta di promesse, sembra una gara a chi la spara più grossa. Il nostro programma non è fatto di promesse, è un programma di lotta, di rivendicazioni sulla base delle quali va costruita una grande mobilitazione popolare in Italia. L’unica promessa che facciamo è che non tradiremo i lavoratori, che porteremo avanti questa lotta senza tirarci indietro. Che il voto alla falce e martello non servirà a dare una poltrona a qualcuno, ma a rafforzare la ricostruzione comunista in Italia.

A quale fra i suoi avversari politici si sente di dare un sincero in bocca al lupo?

"Onestamente a nessuno. Ma non è per poca sportività. Gramsci diceva che i comunisti sono una forza autonoma rispetto al resto dello schieramento politico. Non siamo semplicemente più a sinistra o più radicali di qualcun altro, siamo comunisti, è una cosa molto diversa".

Il tema immigrazione, soprattutto dopo i fatti di Macerata, è particolarmente sentito. Come la pensa? Quali responsabilità ha la politica o una parte della politica sull'attentato? 

"E’ impensabile negare una responsabilità di un clima generale nel paese e specialmente di quelle forze che oggi fomentano xenofobia e guerra fra poveri. C’è stata una capacità straordinaria da parte delle classi dominanti di spostare sul tema dell’immigrazione l’attenzione generale, fomentando una guerra tra poveri per nascondere le proprie responsabilità. Prima di tutto è necessario bloccare le cause dell’immigrazione, che sono la povertà, la guerra il terrorismo. Nel nostro programma c’è l’uscita dalla Nato, la fine delle missioni all’estero e la riduzione delle spese militari. Poi sul fronte interno bisogna impedire che lo sfruttamento della manodopera immigrata sia uno strumento nelle mani dei capitalisti. Lottiamo per un salario minimo intercategoriale, in modo che nessuno possa lavorare con meno di dieci euro l’ora di salario. Insieme a una seria campagna contro il lavoro nero, e il caporalato questo sistema impedisce quella competizione che fomenta il razzismo".

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