Regionali, risultati alla lente d'ingrandimento: "Incertezza sino all'ultimo, i giovani hanno fatto la differenza"

INTERVISTA AL PROF RICCARDO BRIZZI. L'esperto: "La strategia aggressiva di Matteo Salvini non ha pagato in una Regione sostanzialmente bene amministrata, con una situazione economica e sociale priva di particolari criticità"

Un'analisi lucida delle Elezioni Regionali appena chiuse con la conferma di Stefano Bonaccini alla presidenza dell'Emilia-Romagna contro l'avversaria diretta Lucia Borgonzoni e altri cinque candidati. Risultato prevedibile per chi la politica la mastica? Gli errori che sono costati più cari? Salvini e i social, citofoni compresi: di certo non ci siamo annoiati nelle ultime settimane. In questa intervista riguardiamo il tutto attraverso la prospettiva di Riccardo Brizzi, professore associato di Storia contemporanea presso il Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna, dove tiene i corsi di Storia contemporanea e Storia e media. Brizzi insegna anche Storia del giornalismo e della comunicazione politica presso il Master di giornalismo e Politica e ideologia nell'Europa contemporanea presso il Master Europa-America Latina dell'Alma Mater.

In Emilia-Romagna vince Stefano Bonaccini. Era prevedibile? "Il voto in Emilia-Romagna è stato avvolto dall’incertezza sino all’ultimo. Che l’Emilia-Romagna fosse contendibile era stato annunciato da una serie di segnali inequivocabili: il crollo di partecipazione alle regionali del 2014, le politiche del 2018 (con il PD superato dal M5S e la coalizione di centrodx di 2 punti davanti rispetto a quella di centrosinistra in ER), le europee del 2019 (con la coalizione di centrodestra davanti di 6 punti rispetto a quella di centrosinistra in ER e il PD superato dalla Lega) e, nel corso del 2019, la conquista del centrodestra di due «roccaforti» rosse come Ferrara e Forlì". 

Ancora alla vigilia del silenzio elettorale gli ultimi sondaggi davano sostanzialmente un testa a testa tra i due candidati...L’affermazione di Bonaccini è stata anzitutto una vittoria personale, determinata da un bilancio indubbiamente positivo del suo mandato e da una efficace campagna elettorale condotta sul territorio. Un’affermazione personale del governatore uscente testimoniata da una serie di fattori: la trasparenza del PD in campagna che ha esaltato il protagonismo del candidato, l’importante quota di voto disgiunto che lo ha premiato (attorno ai 70.000 votanti, anzitutto tra i pentastellati) e la buona affermazione della sua lista. Il secondo aspetto da considerare è stato il ruolo delle sardine. 

Abbiamo già parlato con lei del movimento delle Sardine e il ringraziamento di Zingaretti è stato un chiaro riferimento alla consapevolezza che la risposta alle urne poi c'è stata: quale target secondo lei ha fatto la differenza? Età, credo politico, astenuti alle precedenti consultazioni?

"Il movimento delle Sardine ha avuto anzitutto un potente impatto in termini di immagine (il che in una campagna elettorale è fondamentale) rompendo la narrazione cara a Salvini della Lega rappresentante del popolo vs Pd rappresentante delle élites. Le Sardine hanno sottratto il monopolio delle piazze che da qualche tempo pareva prerogativa del leader leghista, mostrando che esisteva un’ampia fetta di opinione pubblica che rifiuta il sovranismo e la retorica urlata e divisiva. In questa maniera hanno anche rotto il binomio Salvini vs centri sociali (mostrando cioè che chi lo contesta non sono solo estremisti ma un’opinione pubblica in buona misura moderata e riformista) che tanto consenso ha creato attorno al leader leghista. 

Questo ritorno di mobilitazione ha contribuito a favorire la partecipazione, soprattutto giovanile: se si considera che nella fascia di età 18-34 Bonaccini ha conquistato il 61,2% e che Bologna – città in cui le Sardine sono nate e che ha ospitato la loro prima manifestazione – ha fatto registrare lo scarto maggiore a favore di Bonaccini, è evidente che l’«effetto sardine» non sia stato trascurabile"

La presunta aggressività (vedi nota vicenda della citofonata al Pilastro) e il protagonismo (ha sovrastato la candidata durante tutta la campagna elettorale) di Matteo Salvini hanno a un certo punto giocato a suo sfavore o secondo lei non hanno influito gli eventi degli ultimissimi giorni? "Salvini, consapevole dei buoni risultati conseguiti da Bonaccini in Regione e della debolezza della propria candidata ha cercato di giocare su un altro tavolo: quello nazionale cercando di fare leva sulla propria popolarità e sulle difficoltà della maggioranza per dare – attraverso la vittoria in ER – la «spallata» al governo

Per farlo ha condotto una campagna urlata (Liberiamo l’Emilia-Romagna!) e sopra le righe (dalla Gregoretti al citofono del Pilastro, passando per Bibbiano). Una strategia aggressiva che non ha pagato in una Regione sostanzialmente bene amministrata, con una situazione economica e sociale priva di particolari criticità (emblema sono stati Bibbiano, dove il centrosinistra ha ottenuto un ampio successo, con Bonaccini che ha superato la Borgonzoni di venti punti e il Pilastro dove la Lega si è fermata al 19%).

Da notare come il protagonismo di Salvini (sul terreno e sui social) non ha avuto solo il prevedibile effetto di oscurare la candidata leghista, ma anche due conseguenze impreviste: a) ha spinto gli alleati del centrodestra, dopo la sconfitta, a sollecitare un riequilibrio dei rapporti di forza interni alla coalizione (invitando Salvini a un maggiore lavoro di squadra); b) ha accreditato Bonaccini come leader alternativo a Salvini, capace di infrangere il mito invincibilità nelle urne del leader leghista e attribuendo al governatore dell’ER una visibilità nazionale che potrebbe  essere spesa in futuro". 

Adesso gli elettori secondo lei cosa si aspettano dalla Sinistra? "Al di là dei trionfalismi e di chi si è rapidamente affrettato a saltare sul carro del vincitore – che è anzitutto Bonaccini in virtù di una vittoria in larga misura personale - è importante che il PD capisca come un netto cambio di passo sia indispensabile (tanto più che nei prossimi mesi si tornerà al voto in Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia) non solo a livello di governo (dove Zingaretti si è affrettato a reclamare una «fase due») ma anche sul territorio a livello locale. 

E’ importante che l’euforia per il pericolo scampato non faccia dimenticare al PD come ormai nemmeno in ER nulla si possa dare per scontato ma si debba guadagnare, anzitutto attraverso: presenza sul territorio, buon governo e grande attenzione alla selezione e formazione della classe dirigente".  

Il Prof. Riccardo Brizzi

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