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Regionali, Benini: "Voto disgiunto innegabile, ma Movimento 5 Stelle non è morto" | VIDEO

Il candidato alla presidenza della Regione, in conferenza stampa con le due consigliere elette, Giulia Gibertoni e Silvia Piccinini

 

Il candidato M5s alla presidenza della Regione, Simone Benini, non è stato eletto. In funzione del meccanismo previsto dalla legge elettorale regionale, infatti, in Consiglio entrano automaticamente il governatore eletto e il candidato presidente giunto secondo. Benini, giunto terzo col 3,5%, non ha dunque ottenuto il seggio.

I due seggi ottenuti dai 5 stelle sono scattati nelle circoscrizioni di Bologna e Modena. Risultano quindi elette Silvia Piccinini con 1.072 voti e Giulia Gibertoni con 683 preferenze, entrambe consigliere uscenti che vengono dunque riconfermate. Benini, pur essendo primo nella sua circoscrizione di Forlì-Cesena con 874 voti, non è quindi riuscito a raggiungere l'elezione in Assemblea legislativa.

La conferenza stampa 

Il voto disgiunto dalla base M5s verso il candidato del Pd, Stefano Bonaccini? "È sotto gli occhi di tutti. Ci sono 88.000 voti per Benini e 102.000 per la lista, è un dato innegabile. Non possiamo nasconderci dietro un dito". Ad ammetterlo è proprio il candiato, che ha guidato la corsa del M5s alle regionali in Emilia-Romagna. 

Prende la parola con una conferenza stampa in Regione con le due candidate rielette in viale Aldo Moro: Silvia Piccinini e Giulia Gibertoni. Il voto disgiunto "non c'e' in altre leggi regionali. Noi non l'abbiamo chiesto, se non indirettamente purtroppo attraverso altre fonti. Noi - afferma il pentastellato - abbiamo sempre chiesto di avere i voti per noi, perche' siamo un'altra cosa rispetto al programma di Bonaccini e Lucia Borgonzoni".

E se voto disgiunto c'è stato, questo è anche a causa di quella che per Benini è stata un'eccessiva polarizzazione innescata dalla paura di un ritorno al fascismo da un lato e da un eccesso nel dover liberare qualcuno da qualcosa dall'altro. E la paura ha spinto molti cittadini verso il disgiunto".

Per Benini, poi, è colpa anche della stampa, che "non ha dato lo stesso spazio a tutti e sette i candidati" ed ha accentuato l'emergere di una "competizione solo tra Bonaccini e Salvini. Dico Salvini e non Borgonzoni, che è stata nominata pochissime volte". Il voto disgiunto "e' fisiologico in un dibattito così polarizzato- si associa Piccinini- soprattutto dopo alcune boutade di Matteo Salvini, le scampanellate al Pilastro per dirne una su tutte". 

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