Elezioni, Mantovani tenta il bis: "Punto a una Molinella sicura e autonoma"

"Il bilancio in questi 5 anni ha alleggerito la situazione debitoria, ma per tornare stabilità occorrono altri 10 anni. Nel prossimo mandato bisognerà reperire risorse dall'esterno tramite progettazioni competitive nei bandi regionali e nazionali"

Dario Mantovani

Molinella è uno dei 46 comuni del bolognese nei quali si vota per eleggere un nuovo sindaco o confermare il mandato di quello in carica. Molto probabilmente la data del voto coinciderà con quella delle europee (dunque il 26 maggio). Il sindaco uscente Dario Mantovani è pronto per la nuova campagna elettorale e lo abbiamo intervistato perchè ci raccontasse su cosa punterà e cosa è stato fatto in questi ultimi cinque anni. 

Qui tutti i comuni del bolognese che vanno al voto nel 2019

Dario Mantovani si candida per un secondo mandato: il punto di Molinella sul mandato in conclusione e le priorità alle quali si dedicherà nei prossimi anni qualora venisse rieletto?

«In questi 5 anni abbiamo fatto grandissimi investimenti per rimettere in sesto il patrimonio pubblico con particolare riferimento a scuole, plessi sportivi, centri civici: in alcuni casi abbiamo messo a norma strutture esistenti (Scuole di Marmorta, Molinella, San Pietro Capofiume, lo Stadio Comunale), in altri casi abbiamo ricostruito edifici ex novo (Asilo nido) In altri casi, come per il cinema/teatro (che aprirà il 10 aprile) o la nuova sede della scuola di musica aperta nel 2016, ci sono state operazioni di completamento economicamente importanti. Sono inoltre state avviati  cantieri per diversi chilometri di nuovi percorsi ciclabili e la raccolta differenziata è passata dal 31% all’83,5% portandoci su livelli nord europei.

Le problematiche sono sempre quelle che abbiamo gestito a partire dal 2014: una situazione debitoria dell’ente molto pesante, dovuta a scelte pregresse pur legittime ma fin troppo onerose, che drena risorse che altrimenti potrebbero essere investite in maniera stabile in welfare e manutenzioni. Il nostro bilancio in questi 5 anni ha alleggerito la situazione debitoria, ma per tornare ad una situazione stabilizzata occorrono altri 10 anni. Nel prossimo mandato bisognerà, esattamente come in questo, reperire risorse dall’esterno tramite progettazioni competitive nei bandi regionali e nazionali.

Nei prossimi anni, nel caso venissi rieletto, voglio completare alcuni progetti già iniziati in questo quinquennio: dalla rigenerazione urbana (il centro storico di alberino, che il Comune ha appena acquisito) ad una mobilità su ferro più veloce verso Bologna, passando per la realizzazione di alcune infrastrutture fondamentali e da un punto di vista viario e da un punto di vista infrastrutturale interno. Ci siamo già esposti sul tema di un nuovo centro sportivo e sappiamo dove realizzarlo. La sfida sui servizi  invece è calmierare i costi: ho lanciato l’idea del trasporto scolastico gratuito. Lavoreremo affinché si trovino le risorse nel nostro bilancio o con la capacità di andarle a reperire altrove».

La situazione politica a livello nazionale e i suoi competitor sul locale: cosa sa dei suoi avversari alle Amministrative e come commenta le coalizioni e le persone che puntano alla carica di primo cittadino?

«A livello nazionale non c’è molto da dire: dentro il governo competono due linee politiche diverse e completamente alternative. Non è neanche detto che dopo le europee il governo non cada. Un tema però unisce tutti gli azionisti di questo governo e mio malgrado accumuna anche parte  del centrosinistra: non c’è una  proposta politica industriale e infrastrutturale seria per il paese. Se non si risolve questo nodo, non cresceremo mai ai livelli di alcuni partners europei. E se non c’è crescita, non c’è distribuzione della ricchezza, tanto per ricordare ad alcuni amici del centrosinistra alcuni fondamentali…

I miei competitor sono brave persone, nulla da dire su questo: la critica è che i mondi che rappresentano sono in questo momento inadatti al governo del territorio.

La Lega locale è distante anni luce dai modelli lombardi e veneti: sembra che la principale loro preoccupazione sul territorio sia l’organizzazione di sagre e feste che, mi permetterà, come tema non rende particolare giustizia alla complessità dell’amministrazione nel suo complesso e soprattutto è difficile basare un programma elettorale solo su questo.

I socialdemocratici locali invece hanno una storia che io rispetto profondamente: in parte, da un punto di famigliare, è anche la mia. Ma la loro classe dirigente è la stessa da 40 anni, senza particolari ammodernamenti nel linguaggio e nei temi. Il mondo, piaccia o no, è andato avanti».

Lei si presenta con il sostegno di tre liste civiche alle amministrative, mentre nel 2014 si presentò con una sola lista del Partito Democratico. Cosa è cambiato?

«Quando nel 2014 abbiamo vinto le elezioni, debbo dire a dispetto dei favori del pronostico, portammo subito al governo della città molti indipendenti, se non addirittura persone competenti con un profilo politico molto diverso dal nostro. Fu una scelta dettata dal desiderio di allargare subito la proposta politica: è dal 2015 che, come gruppo consigliare, facciamo iniziative con il marchio “Dalla parte di Molinella”, anche per rispetto dei tanti indipendenti che abbiamo coinvolto in questi anni.

Negli ultimi due anni sono nate due liste civiche che mi sostengono: “Moli” e “Molinella Cresce”. E anche qui solo chi non ha osservato bene la realtà non ha notato che è dal 2017 che stiamo lavorando, assieme a tanti altri, a questi progetti.

In realtà questa alleanza tra liste diverse, non è un cambiamento, è solo una fotografia dell’attualità: un’alleanza tra chi mi ha sempre sostenuto, chi è stato coinvolto nelle fasi successive alla vittoria del 2014 e chi magari cinque anni fa era da un’altra parte politicamente parlando ma che oggi si è ritrovato nelle scelte di questi anni».

Amministrative 2019, cosa si sa fino a questo momento sulle date e le modalità di voto?

«Con tutta probabilità si voterà assieme alle europee il 26 maggio, su un giorno solo. Ma aspettiamo ufficialità che ad oggi ancora manca».

Il suo primo mandato come sindaco di Molinella: tre aggettivi per descrivere la sua città oggi. Tre aggettivi per descrivere la Molinella del 2024?

«Molinella nel 2024 dovrà essere “sicura”: sia in termini di sicurezza sociale, tema legato ai servizi e alla qualità della vita, sia in termini di sicurezza tout court. Sono entrambi temi su cui già in questo mandato ci siamo mossi. Dovrà essere “autonoma”, ampliando ancor di più i servizi e le infrastrutture presenti sul territorio e fruibili dalla cittadinanza a distanza zero. E dovrà essere una città “pensante”: un cittadino con un bagaglio culturale pesante è più preparato ad affrontare le sfide della contemporaneità. Le sfide, per i giovani nati qui, sono ormai sul piano globale. Prima ce ne rendiamo conto meglio è».

Ci anticipa il suo slogan/claim della campagna elettorale? Lo motiva?

«Molto semplice: “il sindaco di Molinella”. Sottolinea la volontà di essere il sindaco di tutti, senza escludere nessuno, all’interno del nostro paese. Non solo il sindaco della parte di cittadinanza che ti vota. Mi si consenta una battuta: alcuni miei avversari stanno utilizzando lo slogan “il Sindaco del Buonsenso” dimenticandosi di dire, nei manifesti, che si candidano a Molinella. Premesso che il buonsenso penso sia patrimonio comune, faccio presente che Buonsenso è il nome di una località olandese…».

Quale la cosa più frequente che le viene detta dai suoi cittadini? 

«Dipende dalla settimana: ogni giorno ha la sua croce. A parte gli scherzi, si parla veramente di un po’ di tutto: da quando finiamo il cinema/teatro (fra pochi giorni: era chiuso dal 1991) ai cassonetti con le calotte, passando dalla manutenzione territoriale fino ad arrivare alle operazioni di rigenerazione urbana come i murales. Ma va a ondate: quando ho chiuso per due anni la scuola di Marmorta per ristrutturarla, mi chiedevano tutti i giorni quando riapriva fin quando non l’ho riaperta davvero. E così quando abbiamo fatto il nuoco asilo nido. L’argomento più ricorrente rimane il fatto che tifo per l’Inter, con annesse prese in giro da parte dei cittadini juventini».

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