Pieve di Cento, Tassinari: "Coprire le croci al cimitero? Non era solo un’idea"

INTERVISTA A CRISTINA TASSINARI. In corsa per le amministrative 2019 a Pieve di Cento con la lista "La tua Pieve" racconta il programma elettorale poi si sofferma sulla proposta che ha tanto fatto discutere

Il 26 maggio si vota anche a Pieve di Cento. Le elezioni amministrative coinvolgeranno 46 comuni del bolognese e nella stessa data si voterà per le Europee. Conoscere le liste e i programmi elettorali è importante, soprattutto alle comunali, ed ecco quindi l'intervista alla candidata Cristina Tassinari, in lizza a Pieve di Cento con la lista civica "La tua Pieve". 

Chi è Cristina Tassinari? Età, professione, credo politico e percorso politico.

«Nata in Libia, 65 anni, un figlio e due nipoti, avvocato, occidentalista di "cultura" cristiana. Impegni familiari ed oltre 35 anni di libera professione, non mi hanno consentito di svolgere attività politica, ora, verso la pensione ho inteso impiegare la mia esperienza nell'impegno politico e mi sono candidata sindaco a Pieve di Cento sostenuta dalla  lista civica LA TUA PIEVE».

Quali sono le tre parole chiave della sua campagna elettorale?

«Identità. Vivo a Pieve da 13 anni, di origine centese (penso che un ponte lungo 60 metri non possa costituire discrimine) mi sento di appartenere a questo territorio nel cui tessuto sociale con spiccato carattere tradizionale mi riconosco.
Sviluppo sociale, culturale ed economico con la ricerca di prospettive lavorative per i giovani, con l'auspicio che qui si possano formare giovani famiglie infondendo  vita a questo paese.
Sicurezza pubblica e privata, intesa quale esigenza di tutela, avvertita da tutti, da realizzarsi  con dispositivi tecnici e la  forza pubblica, sistemi adottati ormai da quasi tutti  i Comuni circostanti. Questi tre "argomenti" del nostro programma sono da considerarsi in stretta relazione e sinergia tra loro».

Quali le motivazioni che l'hanno condotta a questa candidatura?

«L'intento, condiviso da tutta la lista LA TUA PIEVE, di far sì che l'Amministrazione rivolga la sua attenzione a tutti i cittadini, libera dalle scelte preordinate che qui si perpetuano da decenni e che sono a vantaggio di pochissimi. Questo significa tutela dei cittadini più deboli, delle famiglie, in particolare di quelle in difficoltà economica ed occupazionale, in particolare quelle con minori, disabili, ammalati, anziani; significa estremo aiuto ai giovani perché trovino il coraggio di intraprendere attività individuali, artigianali, commerciali, di servizi; significa sostegno alle giovani  coppie; significa sostegno a tutte le attività economiche già operanti. E' difficile, ma solo percorrendo questa strada si può pensare ad un futuro per questo paese.  E poi la cultura, puntare su una cultura "di contenuti" diffusa». 

Come valuta il lavoro dell'amministrazione uscente? Cosa rimprovera al sindaco e cosa invece gli riconosce come ben fatto?

«Pieve di Cento è un bel paese, apparentemente in ordine. L'Amministrazione uscente molto ha fatto successivamente al terremoto del 2012, disponendo dei fondi per la ricostruzione. A nostro parere alcune cose sarebbero state da fare diversamente e con diversa valutazione delle priorità, tra tutte ad esempio, la scuola elementare - il cui storico edificio di pregio, danneggiato dal sisma è in corso di recupero e verrà adibito a tempio della cultura con caffetteria - dal 2013 è ubicata in edificio modulare». 

La vicenda delle croci al cimitero frutto di polemiche e reazioni dei cittadini: cosa è successo e come la vede lei?

«La "vicenda delle croci al cimitero" non è frutto di polemiche e reazioni dei cittadini ma è un fatto, questo: sul trimestrale "Cronache del Comune di Pieve di Cento", rutilante vetrina dell'amministrazione uscente e in lizza per rientrarvi (dal 1947 la sinistra al governo di questo paese, salvo un mandato del centro destra dal 1970 al 1975)  nello scorso mese di marzo, nell'articolo "Imminente l'avvio dei lavori di ampliamento del nostro Cimitero" inserisce "... per rispondere alle richieste di poter utilizzare l'attuale cappella oltre che per funzioni religiose cattoliche, anche per riti o cerimonie laiche o di altre religioni, il progetto prevede l'installazione di un sistema di oscuramento motorizzato con teli di tessuto sintetico che consentiranno all'occorrenza, di coprire temporaneamente le immagini sacre e le tombe di famiglia situate alle pareti della cappella ..." Durante il consiglio comunale del 27 marzo, il consigliere di opposizione rag. Stefania Ferioli, avvertita la più che legittima sollevazione di "piazza", con interpellanza contestava il progetto. La replica veniva dall'assessore ai lavori pubblici nonché attuale candidato sindaco per la lista "Democratici per Pieve" il quale confermava totalmente il comunicato (v. verbale). Il Sindaco uscente Sergio Maccagnani (PD) ("Democratici per Pieve") poi, chiamato in causa da giornalisti e tv,  pubblicamente sosteneva che si trattava solo di una idea, che non vi era stato nulla di stabilito, che era tutta una montatura a fini di propaganda elettorale (ad opera nostra). A conferma che fosse stato invece già tutto stabilito vi è non solo la delibera della giunta 26.11.2018 (tra i lavori "sistema di oscuramento"),  ma anche il successivo  bando di gara per l'appalto dei lavori.

Come la vedo io? Vi è chi molto chiaramente si è così espresso: "E' la nuova religione civile delle democrazie sinistre. Una religione alternativa e contraria alla fede cristiana, che però esprime soltanto vuoto". Io come tutti i cittadini pievesi ritengo che i simboli della nostra tradizione religiosa, le tombe con i nomi dei nostri cari, facciano parte della nostra millenaria cultura cristiana, familiare e del territorio e non possano sottostare alla prepotenza di un bieco laicismo oggi tanto politically correct. E' questione di "identità" e i pievesi tengono profondamente alla "identità" e già altra volta, durante questo mandato, hanno dovuto contrastare questa Amministrazione PD che, sbandierando vantaggi economici nascondeva la storica brama di controllo del territorio e aveva programmato la "fusione" di Pieve con altri Comuni del circondario. Senza il comitato NO Fusione, il nostro paese sarebbe sparito e sarebbe divenuto periferia, una periferia del nulla.  Anche in quell'occasione i cittadini stavano per essere posti dinnanzi al fatto compiuto. Vista la mobilitazione popolare, all'amministrazione anche in quell' occasione non restava che dire che si era trattato solo di una idea, di un progetto da studiare. Se l'esperienza conta ... 

Priorità del suo comune? Quali sono le prime cose che farebbe da sindaco?

«Priorità del Comune secondo noi sono la scuola elementare, un paio di opere pubbliche programmate nel 2015 e ancora non realizzate, il piano di sicurezza, l'eliminazione di barriere architettoniche. La prima cosa che farei, visto che non conosco l'amministrazione di Pieve, sarebbe uno studio del tessuto sociale e l'ascolto dei cittadini, siamo consapevoli che vi siano persone e  famiglie in difficoltà economiche e disagio, forse sarebbero anche da rivedere le determinazioni delle fasce ISEE e delle tariffe TARI».

Elezioni comunali 2019, i candidati intervistati

Argelato: Claudia Muzic 

San Lazzaro di Savena: Isabella Conti

San Lazzaro di Savena: Luciano Tentoni

San Lazzaro di Savena: Carmine Campitelli

Fontanelice: Fabio Morotti

Loiano: Danilo Zappaterra

Molinella: Dario Mantovani

Casalecchio di Reno: Massimo Bosso

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