'Cervelli in fuga', Poletti nella bufera: scritte vs il Ministro sui muri di Lega Coop

Blitz dei collettivi per contestare il ministro del lavoro dopo le sue parole su chi lascia l'Italia in cerca di occupazione. Dichiarazioni che hanno scatenato l'ira su più fronti: dalla politici ai giovani

Atto di protesta contro il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti al quale gli attivisti del collettivio Hobo hanno indirizzato le frasi   vergate in rosso e nero su muri e  vetrate della sede bolognese di Legacoop, di cui il ministro è stato presidente. "Poletti: Porco oggi, prosciutto domani" e “Licenziato per giusta causa”. Così recitano le scritte comparse dopo  le dichiarazioni del ministro sui "cervelli in fuga" dall'Italia in cerca di occupazione. Parole che suono suonate a molti come un'offesa: "Se 100mila giovani se ne sono andati dall’Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola... Conosco gente che è andata via e che è bene che sta dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi".

Dichiarazioni sulle quali, a monte delle polemiche sollevate, Poletti è ritornato, puntualizzando: "Evidentemente mi sono espresso male e me ne scuso. Non mi sono mai sognato di pensare che è un bene per l'Italia il fatto che dei giovani se ne vadano all'estere. Penso, semplicemente, che non è giusto affermare che a lasciare il nostro Paese siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri".

Per il collettivo HOBO invece le parole del Ministro sarebbero state mosse "perché innanzitutto i giovani sono quelli che con il loro NO (al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre, ndr) hanno espresso il rifiuto per le politiche fatte di disoccupazione, precarietà, voucher e lavoro gratuito". Sono i giovani che restano e i giovani che sono costretti a partire, magari semplicemente per non vedere più le facce senza vergogna della cricca di potere italiana.
Quello che i giovani pensano di lui - chiosa il collettivo - è stato appunto scritto ieri sera sui muri della sede di lega Coop. 

ANCHE LA POLITICA CONTRO IL MINISTRO. Non solo la rabbia dei giovani contro il ministro imolese, riconfermato  anche dal neo premier Gentiloni. Su di lui invettive arrivano anche dal mondo della politica.
"Giovani (e non) umiliati dai voucher, lavoratori privati delle tutele, disoccupazione giovanile a livelli record- lo scrive il grillino Di Maio su facebook-: tutto questo non gli è bastato. Adesso il ministro Poletti si mette anche a insultare i giovani costretti a emigrare all'estero per cercare quel futuro che qui non si trova, affermando che ''il Paese non soffrir' a non averli più tra i piedi''. E continua a difendere il disastro del Jobs Act. Sbagliare è umano, ma insistere e insultare le vittime delle sue politiche è inaccettabile e rischia solo di accrescere la tensione sociale".

"Poletti offende migliaia di giovani costretti a lasciare il paese perchè senza lavoro. Ministro così non rappresenta l'Italia. Si dimetta". Ancora più duro, via twitter,  Arturo Scotto, capogruppo Sinistra italiana alla Camera.
E ancora. "È vergognoso il giudizio del ministro Poletti sui ragazzi e le ragazze che sono costrette a lasciare l'Italia del jobs act per trovare un lavoro adeguato e dignitoso. A suo dire, ''è un bene che si tolgano dai piedi''. Dopo aver giustificato le elezioni anticipate per evitare i referendum sociali, ora un altro, grave segno di insensibilità democratica e sociale. È ora che lasci il suo incarico". Così Stefano Fassina, deputato di Sinistra italiana.
Parla di ripicca il deputato di Possibile, Pippo Civati:"Visto che i giovani hanno votato in massa no al referendum costituzionale, la linea di Poletti è quella di fargliela pagare con dichiarazioni insulse e rancorose, di bassissimo profilo trattandosi di un Ministro della Repubblica. Solo così si spiega il fatto che Poletti si sia sentito autorizzato a dire quello che ha detto".

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